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STEP: la piattaforma europea che assicura l’indipendenza tecnologica con 28,9 miliardi di investimenti

Quasi 29 miliardi di euro: questa la cifra che l’Europa sta investendo per cambiare le regole del gioco nel campo tecnologico. STEP non è un semplice fondo, ma una vera e propria strategia per costruire un ecosistema digitale più forte e autosufficiente, capace di competere con giganti come Stati Uniti e Cina. L’obiettivo? Attirare fino a 160 miliardi di investimenti e mettere l’Europa al centro dell’innovazione in settori chiave come biotecnologie e tecnologie pulite. In Italia, l’impatto si fa sentire, con una gestione intelligente dei fondi europei che mira a trasformare questa sfida in un’opportunità concreta. STEP non è solo denaro, ma la scommessa su un futuro tecnologico indipendente.

STEP, la risposta europea per non restare indietro

STEP, acronimo di Strategic Technologies for Europe Platform, nasce nel 2024 come strumento dell’Unione Europea per tenere il passo nella competizione tecnologica mondiale. Non è un fondo nuovo, ma un modo per coordinare e riorganizzare i soldi già disponibili nei programmi europei principali, da Horizon Europe al Fondo per l’Innovazione fino a parte del PNRR. Così si sfruttano meglio le risorse, mettendole a sistema.

I settori su cui si punta sono tre: tecnologie digitali e deep tech , tecnologie pulite e biotecnologie . STEP guarda anche alla difesa, cercando di coinvolgere soprattutto startup innovative e capitali privati.

Per facilitare l’accesso ai fondi è nato il STEP Seal, un marchio di qualità per i progetti migliori. Chi lo ottiene ha la precedenza nell’assegnazione dei finanziamenti, e questo dà fiducia a banche e investitori a puntare su iniziative di valore.

Quasi 29 miliardi già pronti, ma l’obiettivo è molto più grande

Finora l’UE ha messo sul tavolo 28,9 miliardi per le tecnologie chiave attraverso STEP: 13,8 miliardi gestiti direttamente dalla Commissione e 15,1 miliardi che gli Stati membri hanno riallocato da fondi di coesione come FESR, FSE+ e il Fondo per la Transizione Giusta. In più, il Fondo Europeo per la Difesa è stato incrementato di circa 1,5 miliardi per stimolare l’innovazione nel settore sicurezza.

La Commissione vuole far scattare investimenti complessivi oltre i 160 miliardi, unendo fondi UE, cofinanziamenti nazionali e denaro privato, spinti dal riconoscimento STEP Seal. Si tratta di un meccanismo che punta a moltiplicare gli effetti dei soldi pubblici, per stare al passo con i massicci sussidi di Stati Uniti e Cina.

Ad oggi sono stati lanciati più di 220 bandi a livello europeo e quasi 800 progetti hanno ricevuto il marchio STEP Seal. Numeri che mostrano come questa formula funziona, facendo da collante tra diversi programmi e ottimizzandone l’uso verso obiettivi comuni.

In Italia 3 miliardi riallocati, con un occhio alle Regioni

Nel nostro Paese sono stati riallocati circa 3 miliardi, soprattutto da fondi FESR e FSE+, seguendo la strategia STEP. La maggior parte, circa il 70%, proviene da programmi regionali FESR. Il resto è diviso tra programmi nazionali di ricerca e innovazione e altri fondi regionali.

Non si tratta di soldi nuovi, ma di usare meglio quelli già disponibili, con un cofinanziamento europeo che può arrivare fino al 100%, alleggerendo così il carico su Stato e imprese.

L’adesione non è stata uniforme: al Sud, nelle regioni del Mezzogiorno come Sicilia, Sardegna, Campania, Calabria, Puglia e Molise, la risposta è stata molto forte. Anche alcune regioni del Centro-Nord, come Emilia-Romagna, Lazio, Lombardia, Piemonte, Toscana e Umbria, hanno fatto la loro parte. In Emilia-Romagna, per esempio, è già partito un bando da 45 milioni per progetti innovativi con ricadute sul tessuto produttivo locale.

Questi dati dimostrano come STEP riesca a indirizzare investimenti concreti verso le priorità europee, mettendo in campo strumenti finanziari efficaci e procedure snelle per le imprese.

La sfida resta alta: verso la sovranità tecnologica europea

A due anni dal via, STEP si è affermato come strumento valido, ma l’obiettivo di autonomia tecnologica europea è ancora lontano. La concorrenza globale spinge a fare di più. L’Europa guarda già oltre, pensando a iniziative come il Fondo per la Competitività Europea, che dovrebbe rafforzare il sostegno agli investimenti strategici dopo il 2027.

Il vero banco di prova sarà la capacità di far lavorare insieme soldi pubblici e privati, consolidare le filiere tecnologiche e spingere l’innovazione con strumenti coerenti e sostenibili. STEP è la base da cui partire, un modello di collaborazione tra istituzioni e livelli diversi, essenziale in un contesto globale dove chi agisce in fretta fa la differenza.

In questa partita l’Italia resta uno dei protagonisti principali, grazie al largo uso dei fondi STEP e all’impegno delle Regioni. Ma servirà tenere alta la guardia su norme, coordinamento e attrazione di capitali privati, per non perdere occasioni importanti nello sviluppo tecnologico europeo.

Redazione

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