Quando Prysmian lancia un nuovo progetto, non è mai un salto nel buio. Dietro ogni innovazione c’è un sistema che unisce ricerca, tecnologia digitale e collaborazioni con startup, tutto sotto una governance attenta e precisa. Non basta inventare qualcosa di nuovo: bisogna trasformare quell’idea in un prodotto che funzioni davvero sul mercato, capace di portare valore misurabile all’azienda. Qui l’innovazione non è teoria, ma un percorso scandito da numeri, sensori e strategie che non lasciano nulla al caso.
L’innovazione per Prysmian poggia su quattro pilastri ben definiti, ognuno con un ruolo preciso ma che lavora in sinergia con gli altri. Al centro c’è la Ricerca e Sviluppo, il fulcro tecnologico dove si approfondiscono materiali e tecnologie applicabili in tutto il mondo. Accanto a questa, la Digital Innovation si concentra sull’innovazione dei processi interni, migliorando strumenti IT, sistemi di gestione e applicazioni digitali per aumentare la produttività.
Un elemento distintivo è EOSS , l’area che si occupa di sistemi avanzati di monitoraggio con componenti elettronici e fibre ottiche. Qui si raccolgono dati complessi dai sensori e si trasformano in informazioni utili per gestire in modo intelligente reti elettriche e infrastrutture.
Infine, c’è l’Open Innovation, cioè la collaborazione con startup, università e centri di ricerca esterni. Questa apertura strategica permette di cogliere velocemente nuove opportunità e di integrarle nei progetti interni. Questi quattro ambiti, pur mantenendo la loro specializzazione, lavorano insieme sotto un modello di governance integrato, con l’obiettivo di portare sul mercato prodotti e soluzioni concreti e competitivi.
Gestire un sistema così articolato richiede una governance solida e strutturata. Prysmian si affida a uno Steering Committee che segue passo passo tutte le iniziative di innovazione, valuta le proposte dei diversi team e assegna priorità in base a criteri strategici e commerciali. Questo meccanismo evita sovrapposizioni e sprechi di risorse, accompagnando ogni progetto dalla nascita alla maturità sul mercato.
Per tenere sotto controllo il portafoglio progetti, l’azienda usa un sistema interno di tracking che monitora le varie fasi, integrando metodologie come lo stage gate, report dettagliati e una visione d’insieme sull’avanzamento. Per quanto riguarda le startup, invece, il metodo è più flessibile: le valutazioni si adattano alle tecnologie emergenti, alla natura della startup e al potenziale impatto commerciale.
Questa doppia modalità – rigore interno e elasticità esterna – permette di gestire al meglio un ventaglio ampio di progetti, dal primo concept fino all’entrata sul mercato, mantenendo sempre il focus su ciò che conta davvero per il business.
Il vero punto di forza di Prysmian è la capacità di quantificare l’impatto dell’innovazione con un indicatore preciso chiamato New Products & Solutions Vitality. Questo numero tiene conto della quota di fatturato generata da prodotti e soluzioni lanciate negli ultimi tre anni. La forza di questo indicatore sta nella sua precisione: regole chiare, categorie dettagliate e procedure di controllo rigide eliminano ogni dubbio di interpretazione.
I “nuovi prodotti e soluzioni” si dividono in tre gruppi. Il primo comprende le innovazioni di rottura, prodotti completamente nuovi anche per il mercato globale – rare, ma con un potenziale rivoluzionario. Il secondo gruppo riguarda lo sviluppo di prodotto: soluzioni nuove per Prysmian, ma già note nel mercato di riferimento, che rappresentano la maggior parte del volume e rispondono alle esigenze concrete dei clienti.
Infine, c’è il technology transfer, cioè l’introduzione di prodotti o soluzioni in nuovi contesti geografici o piattaforme produttive, estendendo l’uso di tecnologie già esistenti. Questa distinzione aiuta l’azienda a valutare con realismo i risultati della Ricerca e Sviluppo, evitando fraintendimenti sul valore reale generato.
Negli ultimi otto anni, il New Products & Solutions Vitality è cresciuto in modo costante, segno che il fatturato legato a prodotti nuovi sta aumentando. Questo indicatore non è solo uno strumento di misurazione, ma un vero e proprio motore che ha influenzato le scelte strategiche e manageriali.
È entrato nei sistemi di valutazione di diverse funzioni aziendali, coinvolgendo centri di ricerca e, in alcuni casi, anche le strutture commerciali. Così la responsabilità dell’innovazione si distribuisce in tutta l’organizzazione, traducendosi in obiettivi concreti e condivisi.
In più, limitare a tre anni il periodo in cui un prodotto è considerato “nuovo” crea una spinta continua a rinnovare il portafoglio. Con il tempo, le soluzioni escono dal conteggio e lasciano spazio a nuove proposte, alimentando un ciclo virtuoso che mantiene l’azienda sempre competitiva.
Questo modello dimostra che, anche in un settore tradizionale e maturo come quello dei cavi e sistemi energetici, l’innovazione può diventare un fattore concreto e misurabile, grazie a processi rigorosi, una governance efficace e strumenti affidabili che trasformano la ricerca in risultati tangibili.
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