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Mondadori Digital punta al primato: strategie vincenti tra editoria tradizionale e innovazione digitale

A Segrate, tra uffici e riunioni, si sta scrivendo un nuovo capitolo nell’editoria italiana. Andrea Santagata guida Mondadori Digital in una sfida ambiziosa: diventare il primo media player digitale del paese. Non più una semplice divisione interna, ma una società autonoma, pronta a innovare e a guardare oltre i confini nazionali. Il percorso è tutt’altro che facile, soprattutto in un settore dove i modelli di business solidi scarseggiano e i giganti globali dominano il mercato. Mondadori Digital vuole provarci lo stesso.

Trenta anni di attesa: ora Mondadori Digital punta a cambiare gioco

Mondadori Digital rappresenta una svolta importante in un mondo editoriale italiano ancora molto legato alla carta. Nata ufficialmente alla fine del 2025, la società ha il compito di mettere insieme tutti gli asset digitali sparsi nel gruppo di Segrate, finora marginali rispetto a libri e periodici tradizionali. Ma il mercato non aspetta: la crescita delle piattaforme globali, i cambiamenti nelle abitudini del pubblico e la crisi della pubblicità tradizionale hanno reso urgente una svolta.

Oggi Mondadori Digital pesa poco più dell’11% sul fatturato totale del gruppo, con ricavi intorno ai 104 milioni su circa 930 nel 2025. È una quota contenuta, ma rappresenta l’unico settore con una crescita chiara, sostenuta da un EBITDA superiore ai 20 milioni. Mentre libri e periodici mostrano segni di stanchezza, la nuova società digitale si propone come la punta di lancia per conquistare il futuro. La conferma di Santagata come Chief Innovation Officer sottolinea la volontà di mantenere forte il legame con la ricerca e lo sviluppo, in particolare con l’acceleratore PLAI.

Da editore tradizionale a protagonista della rivoluzione digitale

Mondadori ha costruito la sua leadership in Italia grazie a un secolo di libri e riviste, e oggi gestisce la rete più capillare di librerie nazionali. Marchi come Mondadori, Einaudi, Rizzoli, Piemme e Sperling & Kupfer sono un patrimonio solido nel panorama editoriale. Ma il mercato della carta stampata, soprattutto nei periodici, è da tempo in crisi. Vendite in calo e pubblicità che si riduce spingono a cercare nuovi orizzonti.

Con Mondadori Digital il baricentro del valore si sposta. Non si parla più solo di contenuti, ma di creare ecosistemi digitali capaci di costruire relazioni dirette con il pubblico, combinando contenuti, eventi, branded content e tecnologie di marketing. Un modello che punta a conquistare le nicchie e a offrire servizi integrati, mettendo la tecnologia al centro.

La ricetta di crescita: acquisizioni, intelligenza artificiale e internazionalizzazione

La strategia di Mondadori Digital si regge su tre pilastri. Prima di tutto, le acquisizioni: negli ultimi anni sono entrate nel gruppo realtà digitali con forti community verticali, da GialloZafferano a MypersonalTrainer, fino a piattaforme come Archiproducts ed Edilportale. Questi brand hanno identità precise e sanno coinvolgere pubblici profilati, offrendo un marketing più mirato rispetto alle vecchie testate generaliste.

Poi c’è l’intelligenza artificiale, che è diventata fondamentale. Mondadori Digital ha già messo a punto chatbot per il marketing, strumenti per supportare i team editoriali e motori di ricerca potenziati, come quello di Archiproducts, che aiuta a trovare prodotti nel design. L’obiettivo è migliorare l’efficienza e creare nuove forme di guadagno grazie alla personalizzazione e all’automazione.

Infine, l’internazionalizzazione completa il quadro. Oggi tra il 15 e il 20% del fatturato digitale arriva dall’estero. GialloZafferano, per esempio, ha aperto una società negli Stati Uniti e conta oltre 42 milioni di fan in tutto il mondo. Espandersi fuori dai confini è fondamentale per crescere in un settore dove la scala conta.

La sfida degli editori contro i giganti digitali

Mondadori Digital nasce in un momento in cui gli editori, in Italia e non solo, si trovano davanti a un bivio. Come competere con colossi come Google, Meta e Amazon, che controllano più dell’85% della pubblicità online nel nostro paese? Il mercato digitale cresce, ma il valore che resta agli editori è ancora troppo poco.

Non basta più produrre contenuti. Serve costruire asset propri, fatti di dati, community profilate, tecnologie di marketing e rapporti diretti con gli utenti. Ed è proprio questo l’obiettivo di Mondadori Digital, che punta a trasformare i suoi marchi storici in ecosistemi integrati, capaci di distinguersi dalle piattaforme globali.

Il ritardo delle testate tradizionali nella trasformazione digitale

La nascita di Mondadori Digital fa emergere una domanda chiave: perché molte testate storiche italiane, con grandi marchi e audience, non sono riuscite a diventare piattaforme digitali di successo? Il problema non riguarda solo Mondadori, ma tutto il settore.

Uno degli errori è stato vedere il digitale come un semplice canale in più, una copia del cartaceo, invece che come un prodotto a sé. Per anni gli editori hanno trattato Internet come una vetrina, senza capire che servono modelli basati su dati, algoritmi e interazione costante con gli utenti. Nel frattempo, Facebook, YouTube e TikTok hanno costruito macchine perfette per catturare l’attenzione e monetizzare.

Un altro limite è stato non puntare sulle community verticali. Le testate generaliste, pensate per un pubblico ampio e poco profilato, faticano a costruire ecosistemi capaci di fidelizzare nicchie precise. Al contrario, brand digitali come GialloZafferano o Archiproducts parlano a audience specifiche, creando legami diretti con professionisti e utenti e generando più valore.

Infine, la dipendenza esclusiva dalla pubblicità, che ha sostenuto per anni l’editoria tradizionale, è venuta meno nel digitale. Le grandi piattaforme hanno monopolizzato la raccolta pubblicitaria grazie a sofisticati strumenti di profilazione. Per questo Mondadori Digital guarda al marketing tecnologico, alla creator economy, all’influencer marketing e alla lead generation per diversificare le entrate.

Media-tech company: tecnologia e cultura al centro della trasformazione

Passare dal giornalismo tradizionale a una media-tech company è un salto culturale che molti editori italiani non hanno ancora fatto completamente. Le realtà più innovative nel mondo hanno puntato su team tecnologici: sviluppatori, data scientist e product manager lavorano fianco a fianco con i giornalisti per creare prodotti digitali adatti ai nuovi lettori.

Mondadori Digital segue questa strada. Qui la tecnologia non è solo un supporto, ma il cuore del business. La scelta di creare una società indipendente dedicata all’intelligenza artificiale, ai dati e al marketing tecnologico serve proprio a superare una barriera culturale ancora diffusa in Italia.

Il progetto ambizioso: diventare il polo digitale dell’editoria italiana

Andrea Santagata non parla solo di far crescere i brand esistenti, ma di un progetto più grande: fare di Mondadori Digital il principale punto di riferimento nel mercato digitale italiano. L’obiettivo non è solo rafforzare le attività attuali, ma costruire un ecosistema vasto, fatto di piattaforme, creator e tecnologia, capace di giocare anche a livello europeo.

Le acquisizioni recenti, la fusione di alcuni servizi digitali interni e la spinta sull’internazionalizzazione sono segnali concreti di questo piano. Mondadori Digital vuole superare il ruolo di semplice editore per diventare un player tecnologico che sa gestire contenuti, dati e comunità, sfruttando al massimo le opportunità offerte dall’intelligenza artificiale e dal marketing digitale.

Nel 2026, Mondadori Digital è un banco di prova per tutta l’industria dei media italiana. Un esempio chiaro delle difficoltà e delle strategie con cui editori e stampa stanno cercando di affrontare la rivoluzione digitale. Quello che un tempo sembrava solo un cambio di formato, oggi si traduce nella capacità di creare ecosistemi digitali scalabili, dove il valore non è più solo nei contenuti, ma nella tecnologia che li sostiene e li diffonde.

Redazione

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