Ogni giorno gestiamo migliaia di dati, ma spesso ci ritroviamo intrappolati in fogli Excel confusi e disorganizzati, ammette un dirigente di Banca Patrimoni Sella. Nel settore delle banche private, dove precisione e rapidità sono tutto, questa situazione era diventata un problema serio. L’azienda ha deciso di voltare pagina, abbandonando quel caos digitale per mettere ordine con un sistema nuovo, solido e più affidabile. A Milano, durante un convegno di giugno 2026, sono stati svelati i dettagli di questa rivoluzione interna che promette di cambiare radicalmente la gestione delle informazioni nel gruppo Sella.
Per Banca Patrimoni Sella il punto di partenza è un cambio di mentalità: il dato non è più solo una raccolta di numeri, ma un vero e proprio prodotto, con caratteristiche di qualità, chiarezza e valore concreto. Ogni set di dati deve essere confezionato e distribuito seguendo regole precise: deve servire davvero all’operatività, essere facilmente individuabile, accessibile e affidabile, sia dal punto di vista tecnico sia per chi lo usa. L’idea di “data product” si ispira ai prodotti di consumo che tutti conosciamo, pensati per rispondere a bisogni specifici e garantire standard certi. In più, la banca punta a una governance trasparente, con responsabilità chiare su chi produce, mantiene e protegge i dati, evitando archivi sparsi e disorganizzati.
Questo approccio ha portato alla creazione di un vero e proprio “marketplace” interno, un ambiente dove chi ha bisogno di dati può sceglierli e usarli facilmente, mentre chi gestisce la governance li controlla e li migliora costantemente. Non è solo un catalogo, ma un sistema dinamico con feedback continui, in grado di adattarsi alle nuove esigenze che emergono nel tempo.
Chiamare un dato “prodotto” significa dargli caratteristiche precise. Prima di tutto, deve essere legato a decisioni aziendali: un dato senza uno scopo concreto è poco utile. Per questo la banca ha messo in piedi procedure che rendono semplice e immediata la ricerca e l’uso delle informazioni, grazie a definizioni standard e collegamenti chiari tra dati logici e quelli fisici.
La qualità passa soprattutto dall’affidabilità. Per una banca, errori o imprecisioni possono costare caro. Banca Patrimoni Sella usa sistemi avanzati di controllo automatico per garantire dati sempre precisi. Ma non si ferma qui: tiene sotto controllo anche la percezione degli utenti, con strumenti che misurano la fiducia nei vari data product. Ogni utente può così “ispezionare” i dati come si fa con un prodotto al supermercato. Completano il quadro regole severe per la sicurezza e la possibilità di far dialogare i diversi sistemi aziendali senza intoppi.
Il problema più grande nelle aziende, e in banca in particolare, è l’anarchia provocata dalla diffusione incontrollata di fogli Excel. Ogni richiesta particolare genera nuovi file, duplicati e aggiornamenti fuori sincrono, con sprechi di tempo e confusione. Il risultato è che i team IT e i responsabili del dato si ritrovano a rifare più volte lo stesso lavoro per reparti diversi.
Banca Patrimoni Sella ha capito che questo modello andava superato subito, puntando a industrializzare la gestione dei dati. Non si tratta solo di mettere in campo nuovi strumenti tecnologici, ma di costruire una struttura stabile che produca “data product” pronti all’uso, verificati e organizzati centralmente, a disposizione di tutta la banca. Così si passa da un sistema reattivo, dove si risponde alle richieste sporadiche, a uno proattivo, con dati corretti e aggiornati sempre disponibili.
Al centro della rivoluzione c’è il “data contract”, un accordo chiaro che definisce ruoli, responsabilità e regole tra chi chiede i dati, chi li governa e chi li gestisce tecnicamente. Non si tratta più di inviare richieste vaghe, ma di compilare moduli strutturati che raccolgono tutte le informazioni necessarie per assicurare fin dall’inizio qualità e conformità.
Il ciclo del data contract si articola in tre fasi. La prima identifica la richiesta, tracciandone origine e scopo. La seconda assegna responsabilità precise, indicando chi possiede l’asset e chi ne risponde, per evitare che dati importanti finiscano nel dimenticatoio. Infine, la terza regola l’accesso ai dati, definendo chi può consultarli, in quali condizioni e come diventano prodotti ufficiali. Solo i dati che rispettano criteri di riuso e riproducibilità finiscono nel marketplace interno, diventando risorse condivise da tutte le aree di business.
La piattaforma su cui poggia questo modello deve sapersi muovere in un ambiente molto variegato. Le banche hanno infrastrutture stratificate, con dati che arrivano da database storici come Oracle, da moderni data mart, da dashboard di analisi e da strumenti basati sull’intelligenza artificiale. Il marketplace ideato da Banca Patrimoni Sella insieme al partner tecnologico Irion è pensato come un sistema aperto, capace di integrare e gestire dati provenienti da fonti diverse, senza sprecare gli investimenti fatti in passato.
Questa struttura flessibile favorisce anche l’uso di agenti intelligenti che lavorano sui dati standardizzati, ampliando le possibilità di analisi della banca. Così le novità tecnologiche non si scontrano con i sistemi esistenti, ma si integrano, facilitando il lavoro quotidiano e migliorando la qualità complessiva delle informazioni.
Il vero collante tra sistemi diversi è il metadato comune, uno strato di informazioni condivise che fa da linguaggio universale per classificare, descrivere e gestire i dati. Questo permette di seguire ogni elemento dalla sua creazione fino alla pubblicazione nel marketplace, mantenendo anche i collegamenti con risorse esterne.
Secondo il data manager Modesti, questo sistema va molto oltre la semplice conservazione dei dati: è una vera e propria industrializzazione del processo, con un’organizzazione affidabile in grado di rispondere a esigenze diverse e in evoluzione. Grazie a questo approccio, il patrimonio informativo non resta fermo ma cresce continuamente, alimentato dai feedback di chi lo usa.
Gli utenti diventano così protagonisti attivi della crescita dei data product, che migliorano giorno dopo giorno, trasformando il marketplace da archivio passivo a motore dinamico di efficienza e innovazione per tutta la banca.
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