«Negli ultimi dieci anni, solo il 40% dei musei italiani ha davvero abbracciato l’innovazione digitale». Un dato che sorprende, soprattutto in un paese come il nostro, ricco di storia e arte. Dietro questa percentuale si nasconde un mosaico variegato: da strutture all’avanguardia che investono senza riserve, a realtà più piccole e fragili, ancora bloccate da resistenze e limiti economici. Il passo non è mai uniforme, e spesso il divario tra chi accelera e chi resta fermo si allarga. A raccontare questa complessità, fatta di successi e sfide irrisolte, è l’ultimo rapporto dell’Osservatorio Innovazione Digitale per la Cultura del Politecnico di Milano, che mette nero su bianco numeri, tecnologie e progetti futuri nei nostri musei, teatri e biblioteche.
Musei italiani: visite in crescita, ma la digitalizzazione resta indietro
Le visite ai musei e alle aree archeologiche italiane segnano un timido aumento: +4% nel 2025 rispetto all’anno precedente, un rialzo meno robusto rispetto al +9% del biennio precedente. Gli incassi crescono leggermente, del 2%, segno che il pubblico c’è, ma questo non si traduce in investimenti digitali significativi. Anzi, quasi la metà delle istituzioni culturali non mette ancora risorse nel digitale, un dato che preoccupa se si pensa all’evoluzione tecnologica in atto.
Non solo musei: anche biblioteche, teatri e archivi spesso restano fuori dai processi di innovazione, rischiando di perdere terreno in termini di attrattività e rilevanza nel mondo contemporaneo.
Dove finiscono i soldi? Catalogazione e visite digitali avanti piano
Quando si parla di spese digitali, la maggior parte dei musei punta prima di tutto a digitalizzare il proprio patrimonio: il 53% delle strutture che investono in digitale lo fa per catalogare opere e collezioni. Peccato che solo il 9% abbia completato questo lavoro e reso accessibili online i propri archivi. Un quarto dei musei non ha nemmeno iniziato, limitando fortemente la possibilità di far conoscere l’arte fuori dalle mura fisiche.
Anche i servizi per i visitatori crescono, ma restano indietro. Audioguide digitali sono presenti in poco più di un terzo dei musei , e solo in un quarto dei casi rappresentano anche una fonte di guadagno. App per smartphone si trovano nel 30% dei luoghi culturali, mentre la realtà aumentata o virtuale è usata dal 22%. Ma c’è ancora una buona fetta di istituzioni, circa il 26%, che non sfrutta nessuno strumento digitale per entrare in contatto con il pubblico.
Sul fronte biglietti, invece, i progressi sono evidenti: oggi più della metà dei musei permette di acquistare il ticket online, rispetto al 25% di cinque anni fa. Un passo avanti importante per semplificare la visita e migliorare l’organizzazione.
L’intelligenza artificiale fa i primi passi, ma serve formazione
L’intelligenza artificiale è ancora una novità per i musei italiani. Il 94% permette un uso informale dell’AI, spesso tramite piattaforme gratuite, ma solo il 14% ha sviluppato strategie chiare per sfruttarla, soprattutto per supportare il lavoro operativo o creare contenuti.
Il vero problema restano le competenze: più della metà delle istituzioni non ha personale formato per usare l’AI in modo consapevole, e un quarto fatica a capire come applicarla concretamente. In mezzo a questo scenario, però, emergono esperienze positive. Il Museo Nazionale del Risorgimento di Torino, guidato da Alessandro Bollo, ha pubblicato un manifesto sull’uso responsabile dell’intelligenza artificiale, frutto di un lavoro collettivo dello staff, che rappresenta un esempio da seguire.
L’AI è ancora agli inizi, ma promette di cambiare il modo di lavorare, di far vivere l’arte e di comunicare con il pubblico.
I grandi trend che cambieranno la cultura digitale nei prossimi dieci anni
Guardando avanti, l’Osservatorio individua dieci megatrend destinati a rivoluzionare musei e istituzioni culturali nel prossimo decennio. Francesca Cruciani, ricercatrice dell’Osservatorio, sottolinea soprattutto il ruolo crescente dell’intelligenza artificiale.
Tra le novità più attese c’è l’iperpersonalizzazione della visita: grazie all’AI si potranno creare percorsi su misura, interagire con i sistemi in modo naturale e avere traduzioni in tempo reale. Gli operatori potranno contare su strumenti automatizzati e agenti intelligenti, mentre sviluppare siti e app diventerà meno costoso e più semplice.
Tecnologie come smartglass e dispositivi neurali rivoluzioneranno il rapporto tra visitatore e spazio espositivo. Sensori avanzati aiuteranno a conservare le opere, monitorare i flussi di pubblico e prevenire danni. La gestione dei dati diventerà centrale, con sempre più collaborazioni tra istituzioni, pur con il rischio di uniformare troppo l’offerta a causa degli algoritmi.
Dal punto di vista sociale, si punterà a coinvolgere la Silver Economy e le nuove generazioni digitali, Gen Z e Gen Alpha, con proposte più partecipative e inclusive. I musei diventeranno spazi sempre più aperti a comunità diverse, come migranti, detenuti e persone svantaggiate, per favorire integrazione e senso di appartenenza.
