Oltre seicento opere, da fine Ottocento a oggi, attraversano le sale della GAM di Torino, trasformando la carta da semplice supporto a protagonista assoluta. Qui, il segno – a volte quasi invisibile ma sempre potente – prende vita, sospeso come un soffio che attraversa il tempo. Non capita spesso di vedere un museo d’arte moderna e contemporanea rivoluzionare così a lungo il modo di guardare l’arte su carta. Eppure, questo percorso espositivo mescola epoche e tecniche, intrecciando vite e idee di artisti come Novecento, Agnetti, Carmi e Griffa, in un dialogo che durerà fino a novembre 2026.
Alla GAM di Torino è nato un nuovo modo di guardare le opere su carta con “Quarta risonanza. Disegno, segno, tratto”, un progetto pensato per raccogliere e valorizzare non solo disegni, ma anche bozzetti, incisioni e fotografie. L’idea è chiara: uscire dalla vecchia concezione che vede questi lavori come semplici tappe preparatorie o pezzi d’archivio, per portarli finalmente al centro come espressioni autonome e vive della ricerca artistica.
Qui la carta diventa campo di sperimentazione, capace di esprimere un’intimità profonda ma anche di farsi veicolo di messaggi sociali e politici. In questo spazio si crea un dialogo inedito tra artisti di generazioni diverse, tutti uniti dal segno e dalla capacità di trasformare la superficie cartacea in un racconto vivo e in continua evoluzione.
La mostra principale, “Un altro Novecento. Opere su carta dalle Collezioni della GAM”, curata da Fabio Cafagna ed Elena Volpato, mette insieme per la prima volta oltre seicento lavori, che attraversano decenni e stili diversi. Si vedono disegni e tecniche di grandi nomi come Pierre Bonnard, Henri Rousseau, Max Ernst, Giacomo Balla, Umberto Boccioni e Paul Klee, fino ad artisti più recenti come Lucio Fontana, Giuseppe Penone e Carol Rama.
Le opere sono suddivise in 21 sezioni distinte, accompagnate da testi e spiegazioni che guidano il visitatore, offrendo riferimenti storici e critici. Questo approccio non valorizza solo i singoli lavori, ma anche il ruolo fondamentale del disegno e della grafica nella storia dell’arte moderna e contemporanea.
Un passaggio particolare è “L’Intruso”, uno spazio nella mostra che ospita i lavori di Pesce Khete. L’artista romano propone una riflessione attuale sul disegno, con fogli “manomessi” o “curati” che dialogano con il cuore storico del Novecento, mettendo in luce tendenze contemporanee e nuove teorie sull’uso della carta e del segno.
Nelle stanze accanto alla Videoteca della GAM, si celebra il centenario di Vincenzo Agnetti con una mostra che racconta una fase cruciale del suo lavoro negli anni Settanta e Ottanta. Qui la fotografia viene smontata e rimessa insieme in modo radicale, perdendo la sua funzione tradizionale per trasformarsi in un vero e proprio campo di azione.
Attraverso annerimenti, graffi, scritte sovrapposte e inserti dipinti, Agnetti sovverte il linguaggio visivo classico, trasformando l’immagine in disegno e mettendo in discussione i modi comuni di comunicare e di esercitare il potere. Curata da Chiara Bertola e Virginia Lupo, la mostra si basa su un lavoro d’archivio attento, mettendo in luce come la “manomissione” della fotografia diventi per Agnetti uno strumento di critica e riflessione concettuale.
Tra le opere esposte ci sono prove fotografiche e materiali che mostrano come Agnetti abbia saputo ridefinire il concetto stesso di immagine, spostandolo in territori sperimentali e concettuali. L’esposizione offre così un quadro completo di un artista che ha segnato profondamente la scena italiana, offrendo spunti di riflessione preziosi anche per chi guarda oggi.
Tra le mostre in corso alla GAM, “Erotismo e autoritarismo a Staglieno ” di Lisetta Carmi spicca per intensità e impegno. La fotografa, celebre per il suo sguardo capace di scavare dentro temi scomodi e marginali, presenta immagini che dialogano con le sculture della collezione permanente, provenienti dal celebre cimitero monumentale di Staglieno.
Le foto di Carmi si intrecciano con le statue simboliste, creando una tensione potente tra vita, morte e memoria. Fiori freschi, catturati con delicatezza e talvolta in fase di appassimento, si affiancano alle forme rigide delle stele, dando vita a una sorta di natura morta sospesa nel tempo e nel racconto fotografico. La scelta curatoriale mette in luce come la fotografia in questo contesto sia un filtro emotivo, capace di restituire le contraddizioni di quegli anni, segnati da forti tensioni politiche e sociali.
Il lavoro di Carmi stimola un confronto vivo tra immagini e ambiente, spingendo a riflettere su come l’arte visiva possa raccontare non solo l’estetica, ma anche l’etica e l’impegno civile.
La GAM riserva uno spazio speciale a Giorgio Griffa per festeggiare i suoi novant’anni. All’interno della collezione permanente, una mostra dedicata mette in luce il ruolo centrale dell’artista nella storia dell’arte contemporanea italiana.
Le opere selezionate mostrano Griffa come una pietra miliare del linguaggio pittorico, noto per la sua poetica del segno e la capacità di rinnovare il dialogo con la materia e lo spazio. Questo omaggio sottolinea l’influenza duratura dell’artista nella sperimentazione pittorica e nel modo di pensare il tempo.
L’iniziativa si inserisce nel più ampio panorama delle mostre in corso, offrendo al pubblico l’occasione di conoscere o riscoprire uno dei protagonisti più importanti dell’arte contemporanea italiana. Le opere scelte coprono momenti chiave della sua carriera, raccontando una ricerca artistica sempre viva e intensa.
Queste esposizioni, aperte fino al 1° novembre 2026, rilanciano il ruolo della GAM come luogo di sperimentazione e confronto, capace di mettere in dialogo passato e presente attraverso il linguaggio della carta e dell’immagine. Torino si conferma così un punto di riferimento nel panorama culturale italiano, grazie a iniziative che mettono in luce la complessità e la ricchezza dell’arte nazionale e internazionale.
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