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Edilizia Digitale: Le 5 Sfide Chiave per Innovare e Rendere Competitivo il Settore Costruzioni in Italia

“Il settore delle costruzioni non può più permettersi di restare fermo.” La spinta data dal Superbonus e dal PNRR ha acceso un faro su un mondo che, fino a poco tempo fa, sembrava muoversi a rilento. Oggi, però, non basta più costruire tanto: è il momento di fare meglio, più in fretta, con meno sprechi. Cinque sfide stanno mettendo alla prova imprese e professionisti: dalla gestione intelligente dei dati all’adozione obbligata del BIM, passando per la necessità di rendere i cantieri più industriali e sostenibili dal punto di vista energetico. È una partita che si gioca su più fronti, e da come verrà affrontata dipenderà la competitività del settore in Italia e in Europa. Il futuro è a un bivio, e il digitale è la leva che può cambiare le regole del gioco.

Produttività, il tallone d’Achille di un settore frammentato

L’edilizia in Europa dà lavoro a più di 12 milioni di persone e pesa per oltre il 10% sul PIL, una colonna portante dell’economia. Ma il problema è che è fatta soprattutto di piccole aziende: il 95% ha meno di 20 dipendenti. Questo rende difficile diffondere tecnologie comuni e modelli di lavoro condivisi. La produttività resta un problema serio. La FIEC segnala che nel 2024 gli investimenti nel settore sono calati del 2%, con un crollo più forte nel residenziale . L’Italia non fa eccezione: dal 2016 al 2024 il PIL dell’edilizia è cresciuto del 51,5%, ma la produttività solo del 20,9%, con un calo proprio nel 2024. A livello globale la situazione non migliora: McKinsey parla di una crescita della produttività del 10%, molto sotto la media di altri settori. La frammentazione del comparto è la principale causa, rallentando l’adozione di soluzioni digitali e processi standardizzati necessari per il futuro.

Dati: trasformare l’informazione in decisioni vincenti

Il settore costruzioni produce una montagna di dati, ma spesso questi restano inutilizzati o si perdono fra progettisti, imprese, fornitori, direttori dei lavori e gestori. La mancanza di coordinamento genera errori, ritardi e sprechi. Per superare questo, la tecnologia deve fare da collante in tutte le fasi: dalla progettazione al preventivo, dall’appalto alla manutenzione. Solo così si potranno tenere sotto controllo tempi, costi, avanzamento lavori, qualità e sicurezza. Le piattaforme digitali devono diventare strumenti concreti per gestire processi complessi, permettendo di prendere decisioni più rapide e informate, riducendo gli errori e migliorando l’uso delle risorse umane e tecniche.

BIM: non solo obbligo, ma opportunità industriale

Dal 2025 in Italia il Building Information Modeling è obbligatorio per le opere pubbliche sopra certe soglie. Questo ha fatto schizzare il numero di gare con requisiti BIM: nel 2025 sono stati 638 bandi per quasi 1,5 miliardi di euro, l’80% in più rispetto all’anno precedente. Ma spesso i capitolati richiedono solo modelli digitali senza gli standard informativi completi. Per fare davvero il salto di qualità servono capitolati più precisi, ruoli chiari e flussi di approvazione strutturati. Solo così il BIM potrà coordinare tutti gli attori coinvolti, ridurre i costi e aumentare la trasparenza. Investire nella maturità BIM significa guadagnare in efficienza, qualità e aprirsi nuove strade nel mercato.

Riqualificazione energetica: la sfida per un’edilizia più sostenibile

L’efficienza energetica è sempre più al centro dell’attenzione, spinta anche dall’Europa. Il settore smart building in Italia ha raggiunto 1,4 miliardi di euro nel 2025, ma la crescita si è rallentata al 2%, complice la riduzione degli incentivi fiscali. La certificazione energetica mostra qualche segnale positivo: nel residenziale, le case in classi A4-B sono salite al 20%, mentre quelle più inefficienti sono scese al 45,3%. Nel non residenziale, gli edifici meno performanti sono poco sopra il 30%. La Commissione Europea ha fissato l’obiettivo di rinnovare 35 milioni di edifici entro il 2030 e di raggiungere la neutralità climatica entro il 2050. Questi target mettono pressione su imprese e committenti per sviluppare competenze e soluzioni che uniscano digitale e sostenibilità, spingendo verso un’edilizia più responsabile e competitiva.

Cantiere industrializzato: innovare per ridurre rischi e tempi

La digitalizzazione non riguarda solo software e modelli informativi. La trasformazione più profonda tocca il cantiere vero e proprio: la logistica, i materiali, l’organizzazione del lavoro. La costruzione modulare e le tecniche off-site permettono di accorciare i tempi e ridurre le variabili, valorizzando una progettazione integrata con la filiera. La robotica entra nelle operazioni ripetitive o pericolose, abbassando i rischi e aumentando la precisione. Materiali più sostenibili e certificati, gestiti lungo tutto il ciclo di vita, sono una parte fondamentale. Perché queste innovazioni abbiano effetto serve un’integrazione reale con la programmazione del cantiere, la sicurezza e il controllo economico, creando cantieri digitalizzati e standardizzati, capaci di allineare tutte le fasi in modo efficace.

Digitalizzazione e agenda industriale: la sfida del settore

Il ConTech Hub di TEHA Group è un punto di riferimento per seguire questa trasformazione. La sfida più grande è mettere a punto un’agenda industriale chiara, con regole condivise su dati, competenze, processi e investimenti. Il settore deve superare la frammentazione attuale, rendendo le tecnologie accessibili soprattutto alle piccole imprese, che sono la maggioranza. La committenza pubblica ha un ruolo chiave nel guidare questa svolta con bandi più strutturati e requisiti innovativi. Anche i grandi operatori privati possono fare la differenza, chiedendo modelli informativi coerenti e prestazioni certificate. Nel 2026, il futuro dell’edilizia dipenderà dalla capacità di trasformare gli strumenti digitali da semplici gadget a veri motori di produttività, qualità e competitività duratura.

Questi cinque nodi strategici tracciano una strada chiara: l’edilizia italiana punta a un salto industriale che, partendo dalla tecnologia digitale, si traduca in risultati concreti e misurabili, lasciandosi alle spalle l’era dei bonus straordinari e puntando a una crescita solida e sostenibile.

Redazione

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