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Addio a Julio Le Parc, pioniere dell’arte cinetica: è morto a 97 anni il maestro dell’Op Art

Julio Le Parc è morto a 97 anni, lasciando un’eredità che pochi artisti del Novecento possono vantare. Franco-argentino, ha trasformato la luce e il movimento in un linguaggio artistico unico, capace di catturare lo sguardo e muoverlo. Nato nel 1928 a Palmira, in Argentina, ha trovato a Parigi il terreno ideale per sperimentare, inventare e riscrivere le regole dell’arte cinetica. Un maestro che non ha mai smesso di mettere in discussione il confine tra opera e spettatore.

Da Palmira a Parigi: l’inizio di un viaggio tra colori e movimento

Le Parc nasce nel 1928, in una piccola città della provincia di Mendoza. Fin da ragazzo mostra un talento naturale per il colore e la forma, frequentando l’Accademia nazionale di Belle Arti. Nel 1958 arriva a Parigi grazie a una borsa di studio: qui si immerge nelle avanguardie artistiche del momento, lasciando presto alle spalle le rigide regole dell’Arte Concreta e del costruttivismo.

Nel 1960 fonda insieme ad altri artisti il Groupe de Recherche d’Art Visuel , un collettivo deciso a rompere con la tradizionale distanza tra opera e pubblico, puntando su movimento e interazione. È l’inizio di un percorso che porta Le Parc a giocare con luce, colore e spazio, dando vita a illusioni ottiche e geometrie in continuo mutamento.

Il successo mondiale arriva con la Biennale di Venezia del 1966

Il 1966 è l’anno della consacrazione. A 38 anni, Le Parc presenta alla Biennale di Venezia opere che sfidano ogni convenzione: sculture e dipinti in movimento, che mettono in discussione la staticità dell’arte. La giuria lo premia con il Gran Premio Internazionale per la Pittura, una vittoria che spalanca le porte del mondo.

Da quel momento la sua fama cresce a livello globale. Se già aveva esposto a New York, è Venezia a lanciarlo definitivamente sulla scena internazionale. La sua ricerca si fa sempre più audace, ampliando l’uso di materiali innovativi e sperimentando con forme tridimensionali che coinvolgono lo spettatore come mai prima.

Innovazioni che cambiano il volto dell’arte cinetica

Dagli anni ’70 in avanti, Le Parc continua a spingere oltre i confini della pittura. Nascono le sue sculture colorate, chiamate Ensemble volume-couleur, realizzate con materiali riflettenti e modulari che amplificano il senso di movimento. La luce diventa elemento centrale, non più semplice decorazione ma protagonista che trasforma lo spazio e coinvolge chi guarda.

Nel 1971 spiegava che i suoi lavori non volevano essere opere “fisse e definitive”, ma piuttosto momenti in continua evoluzione, capaci di interagire con l’osservatore. Negli anni ’80 porta le sue idee anche negli spazi pubblici, con interventi luminosi e cinetici che animano le città, sempre attento a integrare tecnologia e arte.

Un’eredità celebrata in tutto il mondo

Julio Le Parc è rimasto una figura di riferimento fino a poco prima della sua morte, avvenuta a Parigi il 30 maggio 2026. La sua carriera ha attraversato più di sessant’anni, con una produzione ricca e influente. Nel 2019, per i suoi novant’anni, l’Argentina lo ha omaggiato con grandi retrospettive e installazioni in luoghi simbolo come il Centro Cultural Kirchner e il Teatro Colón.

Le reazioni alla sua scomparsa non si sono fatte attendere. Leonardo Cifelli, Segretario alla Cultura argentino, lo ha ricordato come un simbolo della creatività nazionale con una portata globale. In Italia, la mostra al Palazzo delle Papesse di Siena, inaugurata nel 2024 dopo anni di chiusura, ha offerto una panoramica completa sul suo lavoro. E a Londra, la Tate Modern ha annunciato per giugno 2026 una grande esposizione intitolata “Julio Le Parc. Light, Color, Action”, a conferma dell’interesse internazionale per la sua arte.

Oggi il suo patrimonio artistico è custodito e valorizzato dai figli, che continuano a mantenere viva la sua eredità, fatta di luce, colore e movimento in dialogo continuo con la tecnologia.

Redazione

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