Milano, 9 marzo 2026. L’aula dell’Università IULM si è trasformata in un campo di battaglia intellettuale. Sul tavolo, il nuovo libro di Vincenzo Trione, “Rifare il mondo. Le età dell’avanguardia” , ha scatenato un confronto acceso e originale. Non era una presentazione qualunque: l’autore, insieme ai suoi più stretti collaboratori, ha spinto oltre i confini del dibattito, cercando di dare senso all’avanguardia nel mondo di oggi. Tra passato e futuro, si è cercato di leggere il presente, mettendo a nudo le trasformazioni di quelle stagioni artistiche che hanno provato a cambiare il mondo.
L’incontro faceva parte della rassegna “Leonardo alla IULM“, dedicata a mettere in dialogo il presente con l’eredità di Leonardo da Vinci. Era il momento giusto, visto che in quegli stessi giorni si potevano ammirare i fogli originali del Codice Atlantico, concessi dalla Biblioteca Ambrosiana e visibili fino a marzo 2026. L’Università milanese ha scelto così di richiamare lo spirito innovatore di Leonardo, definito da Marinetti “il più grande tra i futuristi”, per interrogarsi sul significato dell’avanguardia nell’arte contemporanea.
Il talk, intitolato “Nessuna parola caratterizza l’arte contemporanea più di avanguardia”, ha visto Vincenzo Trione dialogare con Anna Luigia De Simone, Vincenzo Di Rosa, Anna Calise e Alessia Scaparra Seneca. La sala si è trasformata in un laboratorio critico dove i temi del libro sono stati sviscerati in riflessioni concrete, intrecciando storia, arte e pratica intellettuale. “Rifare il mondo” non è solo un racconto sulle avanguardie storiche, ma uno strumento per orientare la lettura del nostro tempo.
Anna Luigia De Simone ha evidenziato come il libro non si limiti a raccontare cos’è stata l’avanguardia, ma cerchi di capire come quella spinta rivoluzionaria riaffiori, a bassa intensità, nelle forme culturali di oggi. Trione parte da un oggetto concreto – un manifesto, un testo, un’opera – e lo smonta per capirne i livelli, i segni, le implicazioni. Un lavoro di decomposizione e ricomposizione che è il cuore della sua ricerca, con la convinzione che un’opera artistica non sia mai un punto d’arrivo, ma sempre l’inizio di un’esplorazione.
Mantenendo la tensione politica che ha attraversato le avanguardie, Trione invita a “saper vedere”, senza paura di confrontarsi con giudizi di valore. Il libro si struttura anche come un vasto elenco di riferimenti, mappe e categorie che aiutano a orientarsi in un panorama artistico contemporaneo complesso e frammentato. Trione usa un metodo quasi performativo: accumula e disperde, creando un mosaico apparentemente caotico ma ricco di senso.
Un tema chiave è il rapporto tra eredità e trasformazione: alcune linee di ricerca storica e artistica tornano, si spostano dalla tecnologia alla moda fino all’attivismo, dimostrando quanto lo spirito d’avanguardia sia ancora vivo e capace di adattarsi.
Per Vincenzo Di Rosa, il libro mette al centro il confronto continuo con la storia e i suoi nodi più difficili. Non si tratta solo di raccontare i protagonisti di ieri, ma di mostrare come quelle dinamiche continuino a lasciare tracce nell’arte di oggi, offrendo strumenti per orientarsi nelle produzioni contemporanee.
La guerra emerge come un filo rosso, non solo in senso letterale ma come “guerra continua”: uno scontro perpetuo con il passato, la tradizione, le idee altrui. Questa tensione è nel DNA dell’avanguardia, che si costruisce sulla distruzione e sulla ricostruzione. È un destino di autodistruzione che, come diceva Massimo Bontempelli, serve a fare spazio a chi costruisce il futuro.
In “Rifare il mondo” questa idea di guerra come metafora permanente svela la natura tragica e inevitabile dell’avanguardia, collegando storia e funzione culturale di questo movimento.
Anna Calise si concentra sulla struttura simbolica scelta da Trione, che riprende la tradizione antica delle età dell’uomo di Esiodo. Ma se Esiodo raccontava una parabola discendente e irreversibile, Trione la rovescia: le età dell’avanguardia non sono periodi fissi, ma strumenti interpretativi.
L’“età dell’oro” rappresenta la stagione utopica e fondativa, con Apollinaire e de Chirico protagonisti di un’apertura radicale al possibile. L’“età dell’argento”, con figure come Andy Warhol, segna il passaggio dall’utopia al disincanto, dalla profezia all’autoconsapevolezza. Infine, l’“età del bronzo” è uno slancio autodistruttivo, in cui l’avanguardia si consuma e viene assorbita dal mercato.
Questa crisi non è però definitiva: le età si sovrappongono, si contaminano, attraversano luoghi e linguaggi diversi. Calise apre anche uno spiraglio sul ruolo del digitale, ancora marginale nel testo di Trione, ma potenzialmente capace di segnare una nuova fase nell’arte contemporanea, trasformando strumenti e modi di fruizione.
Alessia Scaparra Seneca sottolinea come il libro di Trione allarga il concetto di avanguardia, inserendo anche il Bloomsbury Group. Questa rete di intellettuali e artisti britannici, spesso dimenticata o marginale nelle letture canoniche, emerge come un’esperienza collettiva importante, pur senza un’estetica o un manifesto univoco.
Bloomsbury si muove tra individualismo e condivisione di valori: antimperialismo, antinazionalismo e centralità della persona sono i tratti che lo caratterizzano. Senza un leader, figure come Roger Fry, Virginia Woolf e John Maynard Keynes costruiscono una rete di relazioni che rifiuta il modello classico delle avanguardie, ma ne condivide la voglia di innovare.
L’impegno politico e culturale si intreccia con un pacifismo profondo, che si traduce in opposizione alla guerra e al patriottismo, facendo dell’arte una ricerca di equilibrio e armonia. Esperienze come gli Omega Workshops rafforzano questa idea di “fare insieme”, proponendo nuove forme di convivenza sociale e visione estetica.
Con questa scelta, Trione invita a ripensare i confini dell’avanguardia, offrendone un’immagine più aperta, complessa e legata alle dinamiche storiche e culturali del Novecento.
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