Le fotografie di Luigi Ghirri non sono mai state solo immagini da guardare. A Reggio Emilia, quelle stesse immagini si fanno ascoltare. Nei Musei Civici e al Teatro Valli prende vita una mostra che non si limita a esporre scatti: li trasforma in un viaggio sensoriale. Ghirri, il fotografo che ha cambiato per sempre il modo di guardare il paesaggio, viene raccontato attraverso un dialogo inedito con la musica. Non è una semplice esposizione, ma un’esperienza che sfida i confini tra visivo e sonoro, offrendo nuove prospettive su un’arte che continua a sorprendere.
“Luigi Ghirri. A series of dreams. Paesaggi visivi e paesaggi sonori” è un progetto culturale che esplora un aspetto poco noto della carriera del fotografo reggiano, scomparso nel 1992. Il percorso si concentra sul rapporto con la musica, chiave per capire le sue opere. Ghirri non si limitava a fotografare paesaggi; costruiva veri e propri racconti visivi in dialogo con le note. La sua passione per Bob Dylan è solo uno dei tanti fili che la mostra segue, insieme al rapporto di amicizia e collaborazione con cantautori italiani come Gianni Morandi, Luca Carboni e Lucio Dalla.
Questo intreccio artistico offre uno sguardo originale: le fotografie diventano vibrazioni che accompagnano melodie, quasi copioni di un concerto visivo. La curatrice Ilaria Campioli e Adele Ghirri, presidente della Fondazione Luigi Ghirri e figlia dell’artista, hanno voluto restituire al pubblico una visione completa della sua poetica. In mostra si vede come la musica influenzava la scelta dei soggetti, la composizione e l’atmosfera delle immagini. Nei musei di Reggio Emilia, il visitatore entra in un ambiente dove suoni e immagini si rincorrono, raccontando non solo il lavoro di Ghirri, ma anche i sentimenti dietro la sua arte.
In parallelo all’omaggio a Ghirri, l’appuntamento settimanale di Artbox, il programma di Sky Arte dedicato all’arte contemporanea, mette sotto i riflettori un altro tema potente: la regalità femminile. La curatrice Maria Vittoria Baravelli guida un viaggio tra archetipi e immagini della sovranità femminile nell’arte, nel cinema e nella moda. Parte da capolavori come “Las Meninas” di Velázquez e il “Armada Portrait” di Elisabetta I d’Inghilterra, per arrivare a figure più recenti.
Baravelli mostra con esempi concreti come il potere di una regina nasca soprattutto da un linguaggio visivo e simbolico preciso. Il segno della regalità si traduce in pose, abiti, atteggiamenti carichi di significato, fino a scelte stilistiche come quelle di Vivienne Westwood nel punk. Nel suo approfondimento non manca l’attenzione a figure del Novecento come Maria Callas nell’opera Medea, esempio di forza scenica e dominio dell’immagine. Le riflessioni di Baravelli arricchiscono il dibattito sull’immagine pubblica delle donne al potere, svelandone i meccanismi estetici e culturali.*
Sempre su Artbox, un altro protagonista è il Museo Galleria d’Arte Moderna Ricci Oddi di Piacenza, che conserva oltre settecento opere. Recentemente, il museo ha concluso i lavori di restauro sotto la guida dell’architetto Piero Lissoni, un intervento che ha ridato slancio all’architettura interna. Il restauro ha riportato in dialogo la struttura originaria con la collezione, valorizzando gli spazi senza perdere l’identità storica.
Massimo Tommasi, presidente della Fondazione che gestisce la Galleria, insieme a Lucia Pini, direttrice, raccontano le novità di questa fase di rilancio culturale. Il rinnovamento ha migliorato sia la conservazione delle opere sia l’esperienza dei visitatori, che ora trovano un ambiente più moderno e funzionale. Il progetto punta a mantenere un filo diretto tra passato e presente, per rafforzare il legame con la comunità e favorire iniziative culturali più ricche.
Nella stessa puntata di Artbox, la rubrica “Arte e vita in libreria” presenta il volume “Histoire des galeries d’art en France. Du XIXᵉ au XXIᵉ siècle”, curato da Alice Ensabella, docente di Storia dell’arte all’Université Grenoble Alpes. Il libro offre un’analisi precisa sull’evoluzione delle gallerie d’arte francesi in due secoli, mostrando come questi spazi abbiano segnato il mercato e il gusto artistico. Il contributo si inserisce in un dibattito più ampio sul rapporto tra arte, economia e istituzioni culturali.
Infine, la trasmissione aggiorna il pubblico su mostre e eventi in programma, offrendo una panoramica puntuale delle novità dal mondo dell’arte. Grazie alla curatela di Artribune, il palinsesto di Sky Arte assicura un flusso costante di informazioni per chi segue con passione le storie e i fatti dell’arte contemporanea. Reggio Emilia, Piacenza e altre città diventano così palcoscenici di una vivace scena culturale che unisce passato e presente, tra immagini, parole e suoni.
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