Nel 1990, pochi avrebbero immaginato che la stampa 3D sarebbe entrata nell’arte. Eppure Nino Mustica, siciliano di Adrano, ci aveva già messo mano. Nato nel 1946, dopo un percorso tradizionale, si trasferisce a Milano nel 1986. Qui, tra computer e materiali nuovi, plasma sculture che sembrano venire dal futuro. Non è solo tecnica, ma una vera rivoluzione artistica: un incontro raro tra digitale e creatività. Oggi, la Scaramouche Gallery di Milano ripercorre quel viaggio, mostrando opere che ancora oggi sorprendono.
La carriera di Mustica parte dalla Sicilia, dove la sua formazione sembrava indirizzarlo verso una pittura tradizionale. I suoi primi lavori, grandi tele e installazioni, si rifacevano alle radici culturali del Sud Italia, senza spingersi troppo oltre i limiti dell’arte contemporanea del tempo. Ma negli anni Ottanta qualcosa cambia. Gli incontri con artisti internazionali e i soggiorni nelle grandi capitali artistiche come New York e Londra accendono in lui una curiosità nuova.
Quando arrivano le prime stampanti 3D e le tecniche di progettazione digitale, Mustica vede un’occasione da cogliere al volo. Nel suo studio milanese di via Giovenale, negli anni ’90, dà vita a un laboratorio d’avanguardia. Qui si crea quella corrente innovativa che fonde artigianato e tecnologia. Le sue sculture in resina, realizzate con stampa digitale e rifinite con vernici metallizzate simili a quelle usate nel mondo dell’automobilismo, mostrano come arte e alta tecnologia possano convivere. Mustica diventa uno dei primi artisti italiani a usare queste tecniche, portandole in una dimensione che ancora oggi appare avveniristica.
La mostra alla Scaramouche Gallery mette in luce la fase più innovativa della ricerca di Mustica, concentrandosi sulle sue sculture stampate in digitale. Le forme si distaccano dalle consuetudini: sembrano uscite da un sogno utopico, con superfici lucide che cambiano aspetto a seconda della luce, grazie alle vernici metallizzate. L’effetto è quasi magico, come una “pittura solida”: un passaggio dal rendering virtuale a un oggetto concreto, che coinvolge chi lo guarda.
In queste opere tridimensionali si concretizza il dialogo fra la creatività umana e i processi digitali. Mustica supera ogni definizione rigida, unendo la precisione meccanica a una visione artistica originale. È un ponte tra arte e tecnologia che ancora oggi lascia a bocca aperta per la sua forza innovativa e il suo fascino.
Non solo sculture nella mostra: accanto ai volumi tridimensionali ci sono anche i dipinti realizzati da Mustica dagli anni ’80 in poi, quando la sua ricerca sulla materia e il colore era già ben avviata. Questi dipinti, di grande formato, si distinguono per una tecnica che privilegia la spatola, creando superfici dense e vibranti, quasi pulsanti. I colori si intrecciano in trame fluide che sembrano il segno di un braccio meccanico intento a stampare in 3D.
Le influenze sono molte, dalla tradizione italiana di Giotto e Piero della Francesca fino ai maestri moderni come Klee, Matisse e Kandinskij. Tutto questo si fonde in una pittura astratta, fatta di forme geometriche e ritmi sinuosi, che apre la strada all’arte tridimensionale. In queste tele si legge la tensione di Mustica verso un futuro in cui tecnologia e creatività camminano insieme, anticipando con grande sensibilità quella fase sperimentale che lo avrebbe consacrato come uno dei pionieri del settore.
Dal 2026 la Scaramouche Gallery di Milano ospita questa retrospettiva, che vuole mettere in luce una delle traiettorie più originali dell’arte contemporanea italiana, capace di unire la sapienza del passato con le sfide tecnologiche di oggi.
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