Il sipario si apre su un teatro carico di attesa. Tra l’11 e il 14 giugno 2024, Lugano si è animata di passi, sguardi e riflessioni: la terza edizione del Lugano Dance Project ha trasformato la città in un luogo dove la danza non è solo spettacolo, ma dialogo con la memoria e slancio verso il futuro. Qui, non si è trattato solo di assistere a performance, ma di vivere un’esperienza culturale completa. Laboratori intensi, conferenze stimolanti, proiezioni e persino un brunch condiviso hanno costruito un percorso dove ogni gesto racconta una storia, dove il corpo diventa custode di tradizioni da non dimenticare.
Kontakthof: la leggenda di Pina Bausch torna a vivere
Al centro della scena “Kontakthof – Echoes of ’78”, capolavoro di Pina Bausch creato quasi cinquant’anni fa, riproposto in una nuova veste che ne conserva però l’anima. Meryl Tankard, interprete australiana dell’edizione originale, ha riunito sul palco danzatori tra i settantatré e gli ottanta anni, restituendo l’intensità e la forza emotiva del lavoro della grande maestra tedesca. I video in bianco e nero, proiettati su schermi semitrasparenti, si mescolano alle figure che reinventano i passi, senza mai limitarsi a copiarli. La danza diventa così un dialogo tra generazioni, un modo per rievocare e rilanciare un’idea di coreografia capace di sfidare il tempo e lasciare un’eredità duratura.
Gli interpreti portano sul palco i segni dell’età ma anche una profonda consapevolezza del valore storico di “Kontakthof”. Non si tratta di nostalgia, ma di un tentativo di continuare un discorso critico, interrogandosi su come ogni gesto possa essere conservato e riattivato nel presente. Nei momenti di pausa, i duetti “fantasma” trasformano l’assenza in presenza, creando un’atmosfera sospesa e testimonianza di un’eredità ancora viva.
Trajal Harrell e Camilla Parini: due assoli per raccontare memoria e identità
Tra i protagonisti, il coreografo statunitense Trajal Harrell ha portato “Music Music Histoire du Théâtre VII”, un assolo che mescola biografia, musica pop e danza contemporanea. Fin dall’inizio, Harrell coinvolge il pubblico, invitandolo a guardare un video sullo smartphone, che fa da spunto per una coreografia intima e ironica. Il suo racconto si snoda tra movimenti ispirati a stimoli sonori diversi, trasformando la memoria in danza, sempre con leggerezza e un pizzico di umorismo.
Diverso l’approccio di Camilla Parini con “Je Suisse ”, una performance uno a uno che si svolge in uno spazio raccolto e surreale, dove un orso bianco interrompe la quiete. Tra un televisore d’epoca, fotografie e parole, Parini costruisce un rito che mette in discussione la memoria personale e l’identità, esplorando come il passato influenzi il presente. Un lavoro che si concede il tempo di smontare la narrazione lineare, lasciando emergere vulnerabilità e smarrimento.
Omar Rajeh e “The Gathering”: danza e partecipazione nel cuore di Lugano
Sabato 13 giugno ha visto protagonista Omar Rajeh, coreografo libanese che ha offerto un percorso ricco di senso e coinvolgimento. La giornata si è aperta con un brunch tradizionale, momento conviviale per scoprire sapori mediorientali. Poi la performance “Soul Power” di Hamdi Dridi, dove l’hip hop diventa veicolo di una memoria corporea ancestrale. Il pubblico è stato invitato a salire sul palco, trasformando lo spettacolo in un’esperienza condivisa e inclusiva.
A seguire, “Prelude to Violence” di Ghida Hachico ha raccontato con un linguaggio astratto la memoria della violenza, ispirandosi alla guerra tra scimpanzé degli anni ’70 documentata da Jane Goodall. Un pezzo intenso che riflette sulla fragilità del ricordo e sul suo ruolo nel perpetuare i conflitti.
Il momento clou è arrivato al tramonto con “Dance People”, evento ideato dallo stesso Rajeh. Nove danzatori hanno animato la piazza davanti al LAC, trasformandola in un luogo di incontro e dibattito ispirato all’idea di una democrazia attiva. La coreografia ha spostato la danza fuori dai consueti spazi, favorendo la partecipazione di tutta la comunità.
Kyle Abraham chiude con “White Space”: hip hop e danza classica in un equilibrio ipnotico
A chiudere il progetto è stata la prima mondiale di “White Space”, firmata dal coreografo statunitense Kyle Abraham con la compagnia A.I.M. Lo spettacolo fonde danza classica e hip hop in un mix raffinato, accompagnato da musica dal vivo con due pianisti che eseguono brani originali di Jason Moran e Nico Muhly.
Un lavoro che colpisce per la precisione delle movenze e per la cura dell’illuminazione, che richiama le atmosfere pittoriche di Rothko. Palloncini e coriandoli aggiungono tocchi di surrealismo senza mai scadere nella banalità. Undici danzatori si muovono in una partitura complessa, dove cultura e tradizione si intrecciano con le forme più moderne.
Quattro giorni intensi a Lugano lasciano la certezza di una danza in continua trasformazione. Non solo arte effimera, ma strumento di memoria e confronto, capace di tenere insieme passato e futuro, eredità e innovazione.
