Da secoli, un anello di bronzo continua a catturare l’attenzione di studiosi e appassionati: l’armilla, simbolo enigmatico dell’Età del Ferro lungo l’Adriatico. Quel piccolo oggetto, con i suoi nodi intrecciati, è molto più di un semplice gioiello. Per i Piceni, cosa rappresentava davvero? Un mero segno di prestigio o un simbolo di identità collettiva, un legame tangibile tra le genti di due sponde? Le risposte sfuggono ancora, ma la voglia di scoprire cresce, alimentata da nuove ricerche e dibattiti. Tra poco, dal 21 al 23 agosto 2026, Ascoli Piceno tornerà a fare da sfondo a “Armillae”, un convegno internazionale che promette di riportare in luce un passato finora avvolto nel mistero.
Ascoli Piceno, cuore pulsante della ricerca sul Piceno antico
L’idea di puntare sull’armilla nasce dal lavoro di Giacomo Recchioni, antropologo che ha ideato questo evento con l’obiettivo di trasformare Ascoli Piceno in un punto di riferimento imprescindibile per chi studia l’archeologia e la storia del territorio piceno. Il convegno, organizzato insieme al Comune di Ascoli Piceno e con il sostegno del Ministero della Cultura e di altre realtà locali, mette insieme ricerca, divulgazione e valorizzazione culturale. Per tre giorni, alcuni dei luoghi più suggestivi della città saranno il palcoscenico di incontri e dibattiti scientifici: le sessioni diurne si svolgeranno nel Chiostro di Sant’Agostino, mentre la sera il Giardino dell’Arengo ospiterà appuntamenti aperti anche al pubblico.
Il programma si basa sull’idea di leggere l’armilla come una chiave per interpretare la società picena dell’Età del Ferro, ma anche come un elemento di collegamento tra l’Italia e i Balcani già in epoca protostorica. Si parlerà di archeologia funeraria, analisi chimiche dei metalli usati, museologia e storia del collezionismo. Spazio anche alle relazioni culturali tra il Piceno, la Liburnia e l’Illiria, terre unite da scambi intensi nel bacino adriatico.
Tra archeologia e musei: relatori di caratura internazionale
Il convegno parte con un focus sul territorio e sull’importanza di un museo diffuso, un sistema coordinato che valorizzi al meglio il patrimonio archeologico piceno. A rompere il ghiaccio sarà Concetta Ferrara, direttrice del Sistema Museale Piceno, affiancata da Sara Giorgi che presenterà nuove tecniche di disegno archeologico. Il primo giorno prevede anche un’analisi documentaria su Giulio Gabrielli, figura fondamentale per l’archeologia locale, e un aggiornamento sui recenti scavi nella necropoli di Belmonte Piceno-Colle Ete, a cura di Ilaria Di Sabatino e Samantha Fusari.
Il carattere internazionale emerge subito con l’intervento di Morana Vuković, direttrice del Museo Archeologico di Zara, che metterà in luce i numerosi legami tra il Piceno e la Liburnia meridionale, ripercorrendo gli scambi culturali tra le due coste dell’Adriatico già in tempi antichi. Il Ministro della Cultura, Alessandro Giuli, insieme ad altri esperti, parlerà della diffusione delle armille nei musei internazionali e delle novità portate dalle analisi chimiche per comprendere la metallurgia antica.
Tra i momenti più attesi, anche una riflessione sul collezionismo antiquario tra Sette e Novecento, con un focus su Paolo Maria Paciaudi, e un intervento di Ivan Radman-Livaja, direttore del Museo Archeologico di Zagabria, che ricostruirà le campagne romane in Illiria, tracciando l’evoluzione del mondo adriatico prima dell’epoca imperiale.
L’armilla: un simbolo che attraversa i secoli
L’ultima giornata è dedicata all’eredità culturale dell’armilla, che va oltre il suo contesto originario. Veronica Alberti e Luca Belisari parleranno di come questo simbolo abbia ispirato le “vacanze d’artista” nel Piceno, un fenomeno recente di sperimentazione artistica. Americo Marconi guiderà un viaggio tra archeologia, iconografia religiosa e il culto della dea Cupra per svelare il filo rosso dietro la simbologia dell’armilla.
Maurizio Landolfi approfondirà il celebre esemplare ritrovato a Numana, mentre Rossanna Tuteri racconterà la storia delle donne picene attraverso le tracce archeologiche. Stefano Papetti mostrerà come l’anellone sia rimasto un motivo identitario nella ceramica tradizionale ascolana del Novecento, segno di una continuità culturale inaspettata. A chiudere, il gruppo Le Trovatrici con una performance di musica arcaica: un modo per unire la ricerca storica a linguaggi moderni e tenere viva questa eredità con strumenti diversi.
Nei tre giorni di “Armillae 2026”, Ascoli Piceno si trasformerà in un laboratorio di idee e confronti, dove un semplice anello di bronzo riaccende il dibattito sulle radici di un popolo e sulle connessioni mediterranee che continuano a catturare l’attenzione di studiosi di tutto il mondo.
