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Kunsthaus Paradiso a Venezia: la nuova casa dell’arte italiana accanto alla Biennale

Venezia, 2013. In un angolo meno battuto della città, la curatrice Caroline Corbetta lancia il “Padiglione Crepaccio”, un progetto nato per dare visibilità agli artisti che vivono qui tutto l’anno, ma restano fuori dal grande giro della Biennale. Quel seme, piantato allora, ora germoglia in Kunsthaus Paradiso: uno spazio che aprirà le porte dal 4 al 31 maggio 2026 dentro Palazzo Molin Querini, nel cuore di Cannaregio. Non è solo una mostra temporanea. È un luogo che vuole raccontare la Venezia nascosta, fatta di creatività quotidiana e di storie spesso dimenticate dai riflettori ufficiali. Qui, artisti italiani e stranieri trovano finalmente una casa, un palco lungo settimane per farsi vedere e ascoltare. Uno spazio vivo, che pulsa al ritmo di una città che, dietro l’apparenza turistica, custodisce un fermento tutto suo.

Dal Padiglione Crepaccio a un progetto più grande e radicato

Il Crepaccio era uno spazio piccolo, trasformato in una vera e propria casa per artisti, aperto pochi giorni attorno alla Biennale. Mostrava il lavoro di una decina di creativi veneziani e nacque con l’idea di aprire una finestra sul mondo artistico della Laguna, spesso silenzioso e nascosto. Negli anni il progetto ha cambiato forma, passando anche al digitale con il Crepaccio Instagram Show e collaborazioni con piattaforme importanti come Yoox. La sua forza era anche nel mettere insieme arte e vendita, riprendendo una vecchia tradizione della Biennale che prevedeva uffici di vendita proprio nel cuore della manifestazione.

Il punto forte del Crepaccio era il senso di comunità che riusciva a creare: artisti che si confrontavano, visitatori conquistati dall’atmosfera informale e dalla possibilità di avvicinarsi a un’arte fuori dai circuiti elitari. Col tempo questo fermento è cresciuto, ma Caroline Corbetta ha deciso di puntare su un’idea più strutturata e radicata nel territorio veneziano. Kunsthaus Paradiso nasce così, con il sostegno della Venice International Foundation, che ha scelto di investire su un progetto che rappresenta la città contemporanea, andando oltre la semplice conservazione del patrimonio culturale.

Venezia oggi: tante realtà, pochi dialoghi

Negli ultimi anni Venezia ha accolto grandi fondazioni d’arte contemporanea come quelle di Pinault, Prada, Berggruen, Sandretto Re Rebaudengo e Fiorucci. Sono istituzioni importanti, ma che parlano poco tra loro e si intrecciano poco con la scena culturale locale. Venezia si presenta così come un mosaico complesso, un sistema di “autostrade culturali parallele” che convivono senza grandi scambi, un panorama ricco ma frammentato che rischia di sprecare il proprio potenziale.

Accanto a queste realtà ci sono decine di studi d’artista, spazi indipendenti, collettivi multidisciplinari sparsi nella Laguna che producono e promuovono cultura in tutte le sue forme. Si va dalla musica al cinema, dalla letteratura all’architettura, creando un humus vivace, riconosciuto soprattutto dagli stessi protagonisti. Qui la multidisciplinarietà e il senso di comunità sono fondamentali: gli artisti condividono spazi, idee e influenze, costruendo relazioni che spesso faticano a trovare spazio nelle grandi manifestazioni ufficiali.

Il problema rimane però la scarsa visibilità, sia a livello nazionale che internazionale: quando arriva la Biennale ufficiale, gran parte di questo mondo resta schiacciato dall’apparato istituzionale e commerciale. Molti artisti sono costretti a lasciare Venezia, spesso spostandosi a Mestre, perché vivere in Laguna è sempre più difficile e precario. Kunsthaus Paradiso vuole restituire centralità a chi ha scelto Venezia come casa e laboratorio.

Palazzo Molin Querini: un luogo vivo per l’arte

Palazzo Molin Querini, la sede scelta per Kunsthaus Paradiso, è un edificio storico di Cannaregio che finora non era mai stato usato per eventi pubblici perché abitato. I due grandi saloni ospiteranno per quasi un mese una mostra collettiva con cinquanta artisti, a rappresentare la varietà della scena contemporanea veneziana. L’idea è trasformare il palazzo in una “casa nella casa”, un ambiente intimo dove le opere dialogheranno con la storia e l’anima del luogo.

Il nome stesso racconta molto: “Kunsthaus” richiama l’idea di uno spazio d’arte istituzionale ma non rigido, una casa aperta; “Paradiso” evoca un luogo non solo fisico ma anche aspirazionale, un richiamo alle antiche caffetterie veneziane dove si incontravano idee e progetti. Il sottotitolo “Abitare Venezia” sottolinea la volontà di far sentire questo spazio come una presenza viva, che interagisce con la città e invita a riflettere sulla progressiva perdita della popolazione residente.

La curatrice vivrà nel palazzo per tutta la durata dell’allestimento, inaugurando così un modo nuovo di fare curatela, basato su presenza e dialogo costante con il pubblico e gli artisti. Come detto con un sorriso, un cartello avviserà quando “The curator is present” o meno, sottolineando l’importanza del contatto diretto e della convivialità dentro lo spazio. Sono previsti incontri, performance, workshop e reading che trasformeranno la mostra in un organismo in continua evoluzione.

Un’opportunità per dare voce all’arte italiana durante la Biennale

Mettere al centro chi vive e crea a Venezia vuol dire inserirsi in un dibattito più ampio: l’assenza degli artisti italiani alla Biennale e la marginalizzazione di molte realtà metropolitane nel nostro Paese. Venezia spesso sembra un corpo estraneo nel sistema artistico contemporaneo che conta, un posto periferico dove è difficile emergere. Kunsthaus Paradiso nasce come un’alternativa indipendente, uno spazio capace di far emergere talenti e dinamiche culturali meno conosciute, offrendo un palco e una rete di relazioni.

In un momento in cui Venezia è attraversata da tensioni tra turismo, conservazione e sviluppo urbano, puntare sull’arte contemporanea significa anche proporre una visione diversa: una città non solo museo a cielo aperto, ma laboratorio creativo vivo, pronto a confrontarsi con il presente. Kunsthaus Paradiso si presenta come un esperimento che vuole costruire ponti tra passato e futuro, tra istituzioni e indipendenza, tra pubblico e comunità artistica.

L’evento si annuncia come uno degli appuntamenti più importanti del 2026, chiamando a raccolta artisti, appassionati e operatori per ridefinire il rapporto tra arte e città in una delle mete più iconiche del mondo.

Redazione

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