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Il primo taxi autonomo su rotaie al mondo: l’innovazione di RailEVO presentata dal CEO Nicola Mosca

A Trento, un treno senza conducente pronto a rivoluzionare i viaggi su rotaia

A Trento, un treno senza conducente sta prendendo forma, pronto a cambiare per sempre il modo in cui viaggiamo su rotaia. Non si ferma a orari prestabiliti, decide il percorso in autonomia e parte solo quando c’è richiesta. Sembra fantascienza, eppure è un progetto reale di una startup italiana: capsule flessibili, pensate per viaggiare su linee ferroviarie poco utilizzate o abbandonate. Nicola Mosca, a capo di RailEVO, descrive un sistema che vuole rivoluzionare la mobilità su rotaia. Resta da capire quali sfide tecniche e burocratiche dovrà superare per trasformare questa idea in realtà.

Da auto da corsa a treni su misura: la nascita di RailEVO

Tutto parte da Federico Bernabei, ingegnere con esperienza nel motorsport e nell’automotive. La sua attenzione si è spostata sull’efficienza energetica e l’aerodinamica, ispirandosi anche agli alianti e ai sistemi ferroviari. Da qui l’idea di portare la flessibilità del taxi al mondo dei treni. Nicola Mosca mette in luce il vero problema del trasporto ferroviario tradizionale: non è tanto una questione tecnica, quanto di esperienza per l’utente. Orari rigidi, fermate obbligate e scarsa adattabilità rendono il treno poco adatto agli spostamenti quotidiani, specialmente in Europa.

RailEVO vuole superare questi limiti con capsule autonome disponibili 24 ore su 24, capaci di viaggiare senza fermate intermedie e garantendo orari precisi. Il risultato? Un servizio che unisce la comodità del taxi all’efficienza delle rotaie, pensato per territori marginali o poco serviti dal trasporto pubblico.

L’assale che cambia tutto: la vera innovazione tecnica

Il cuore della novità sta in un assale brevettato che può modificare la configurazione delle ruote in movimento. Le capsule partono con due ruote per assale su rotaie strette e, quando incontrano binari più larghi, si allargano fino a quattro ruote. È come un’autostrada che permette alle macchine di entrare o uscire senza fermare il traffico.

Questo sistema aumenta la capacità di una linea a binario singolo, riduce i tempi di viaggio fino al 60% e taglia i costi energetici. Le capsule consumano circa tre kilowattora ogni 100 chilometri, molto meno rispetto ai treni tradizionali. Per capire meglio: un veicolo RailEVO pesa come una normale utilitaria e la pressione sugli assali è venti volte inferiore rispetto a un treno convenzionale.

Stazioni-gate e capsule autonome: la mobilità che si stacca dai binari

Un’altra caratteristica originale è la gestione delle stazioni. Le capsule non restano incatenate ai binari, ma possono muoversi da sole dentro aree controllate ai poli di partenza e arrivo. Mosca ci tiene a chiarire: non si tratta del “ultimo miglio” fino a casa, ma di un sistema che ricorda i gate degli aeroporti, dove l’utente prende la propria capsula e la porta al punto giusto.

I prototipi trasportano da quattro a sei passeggeri, ma possono anche caricare merci leggere, carrozzine per disabili e europallet. Così si crea un servizio versatile, adatto sia al trasporto di persone sia a esigenze logistiche in zone poco servite, con al centro la flessibilità.

Dove può funzionare: linee secondarie e territori dimenticati

RailEVO punta soprattutto alle linee ferroviarie secondarie, inutilizzate o sospese. In Europa ci sono circa 13 mila chilometri di binari abbandonati o poco sfruttati, senza soluzioni adatte a una mobilità su richiesta. Qui entra in gioco la capacità di adattare queste infrastrutture, con costi più bassi rispetto a quelli del trasporto ferroviario tradizionale.

Mosca spiega che serve comunque un intervento tecnico per raddoppiare i binari nelle zone di ingresso e uscita, così le capsule possono circolare contemporaneamente. L’infrastruttura proposta è più leggera e meno impegnativa, una soluzione ideale per aree dove un treno tradizionale sarebbe troppo costoso e poco praticabile.

Il modello di business: tecnologia in mano e alleanze strategiche

RailEVO non vuole gestire direttamente binari o servizi. Il suo obiettivo è sviluppare e produrre la tecnologia brevettata, soprattutto l’assale e i sistemi di controllo autonomo. Per il resto, punta a collaborare con aziende già affermate nell’automotive, nel ferroviario e nella gestione delle stazioni. Si crea così un ecosistema aperto, basato su accordi industriali e royalty.

Un ruolo importante lo gioca Mudra, advisory firm che ha investito nella startup e aiuta nello sviluppo finanziario e nell’accesso ai fondi europei. Grazie a loro, un progetto innovativo sta diventando una realtà industriale solida, facilitando anche i rapporti con investitori.

Numeri e prospettive: costi, ritorni e tempi di sviluppo

Come sempre con le innovazioni radicali, pregi e criticità si mescolano. Nicola Mosca sottolinea che un veicolo RailEVO costa circa il 30% in meno di un treno regionale. Ma il vero vantaggio è nella flessibilità: molte capsule autonome su una linea singola possono trasportare più persone in modo più efficiente rispetto a pochi treni che si incrociano.

I costi di gestione sono più bassi grazie a un’infrastruttura passiva, senza deviatoi attivi o componenti in movimento continuo. I calcoli indicano un ritorno economico tra i 15 e i 20 anni, con un rendimento interno tra il 3 e il 7%. Parametri che potrebbero attirare operatori e investitori nel settore ferroviario.

Test a Trento Nord e futuro: il treno su misura a portata di mano

In Trentino è già partita una linea sperimentale di 200 metri, frutto della collaborazione tra RailEVO, Trentino Trasporti, Fondazione Bruno Kessler e Trentino Sviluppo. Qui si stanno testando sul campo le potenzialità del sistema. La Fondazione Bruno Kessler contribuisce con algoritmi per la gestione del traffico e l’ottimizzazione autonoma.

Il prossimo passo sarà scegliere un sito pilota per uno studio tecnico ed economico approfondito. Mosca punta a lanciare il servizio passeggeri entro due-quattro anni, a patto che si acceleri sul piano industriale e sugli accordi strategici. L’assale brevettato resta il cuore della tecnologia; il resto si basa su componenti già disponibili in industria.

Un progetto unico in Europa, che unisce coraggio e pragmatismo. In un momento in cui il trasporto ferroviario sembra bloccato da costi e rigidità, questa idea tutta trentina potrebbe riservare sorprese importanti.

Redazione

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