«La fabbrica non è più il regno esclusivo dei robot». In Italia, questa frase suona più vera che mai. Oggi, la robotica sta uscendo dai confini rigidi delle linee di montaggio. Startup dinamiche e una nuova generazione di intelligenza artificiale “fisica” stanno trasformando il settore, portando con sé un’ondata di innovazione che va ben oltre l’automazione tradizionale. Non si tratta più solo di braccia meccaniche in catene di montaggio, ma di robot agili e intelligenti che si muovono in magazzini affollati, ospedali e persino nelle abitazioni private. Compiti, fino a poco tempo fa, impensabili per le macchine, diventano all’ordine del giorno. Intanto, l’Italia affronta sfide demografiche che spingono a rivedere domanda e offerta, mentre le startup impongono un ritmo nuovo, segnando una svolta in un settore che non è più solo fatto di macchine, ma di idee, investimenti e ambizioni concrete.
L’Italia si conferma protagonista nel mondo della robotica, con un mercato che vale già qualche miliardo e che corre veloce. Secondo l’Osservatorio Innovative Robotics del Politecnico di Milano, il mercato italiano della robotica vale oggi circa 3,5 miliardi di euro, considerando acquisti, gestione e manutenzione dei sistemi robotici. Di questi, 2,2 miliardi riguardano gli investimenti veri e propri per comprare i robot. Attualmente il 28% delle aziende italiane usa soluzioni robotiche, con una spesa media annua di 456 mila euro per impresa. Le previsioni parlano chiaro: entro il 2028 il 36% delle aziende adotterà robot.
Dietro questo slancio non c’è solo la voglia di produrre di più, ma anche fattori demografici decisivi. Sei aziende su dieci vedono nella robotica la chiave per far fronte al calo di manodopera previsto nei prossimi anni. I dati Istat confermano un progressivo invecchiamento della popolazione, con la fascia di età lavorativa che scenderà dal 63,5% attuale al 54,3% entro il 2050. Questo cambiamento impone una risposta tecnologica urgente, soprattutto in quei settori dove i compiti restano pesanti o ripetitivi. L’automazione diventa così una strategia fondamentale per non perdere produttività e competitività.
La vera novità è la diffusione della cosiddetta physical AI, un’intelligenza artificiale applicata ai robot che non si limita a eseguire ordini, ma sa percepire, capire e agire da sola nello spazio fisico. Paolo Rocco, responsabile scientifico dell’Osservatorio, la definisce come la capacità dei robot di “costruire una mappa del mondo”. Questi robot moderni anticipano gli ostacoli, valutano il contesto e scelgono come muoversi in modo flessibile, lasciandosi alle spalle la rigidità della robotica tradizionale.
Questo cambio di passo apre nuove strade soprattutto per chi lavora in ambienti poco strutturati o variabili. I robot non hanno più bisogno di spazi totalmente adattati o di procedure complicate per essere “insegnati”. Possono integrarsi negli ambienti già esistenti, abbattendo barriere e diventando accessibili anche alle piccole e medie imprese e a settori finora poco robotizzati.
Oggi in Italia l’82% dei robot installati è ancora rappresentato da manipolatori industriali classici. Ma gli investimenti in arrivo indicano un cambio di rotta: le aziende che adotteranno robot collaborativi cresceranno dal 25% al 34%, gli Autonomous Mobile Robots dal 24% al 30%, mentre gli umanoidi, oggi presenti solo nel 3% delle aziende robotiche, saliranno all’11% entro il 2028.
Si aprono anche nuove applicazioni oltre alla movimentazione e assemblaggio tradizionali. Crescono le funzioni di controllo qualità, assistenza fisica, formazione, e si sviluppano impieghi in riabilitazione, sorveglianza e ambienti difficili. È un segnale chiaro: la robotica si allarga dai capannoni ai servizi.
Mai come oggi l’innovazione robotica è guidata dalle startup, veri motori della physical AI e di soluzioni su misura, flessibili e intelligenti. L’Osservatorio Innovative Robotics conta 493 startup robotiche nate dal 2020 in poi, con 7,39 miliardi di dollari raccolti negli ultimi due anni. Nord America e Asia si spartiscono la maggior parte delle startup, con il 38% ciascuno. Il Nord America però domina anche sui finanziamenti, con il 57% del capitale investito e una media di 22,5 milioni di dollari per azienda.
L’Europa pesa per il 20% delle startup e il 10% degli investimenti, con finanziamenti più bassi rispetto agli altri continenti. L’Italia si fa notare con 10 startup robotiche e 120 milioni di dollari raccolti, pari al 2% del totale. È una presenza ancora piccola, ma concentrata su settori tecnologici di punta: software per programmare robot e macchine, sistemi di visione artificiale adattabili, interfacce user-friendly per operatori non esperti, digital twin e sistemi di controllo integrati.
Tra le realtà più interessanti c’è Cyberwave, nata a Milano nel 2025 e sostenuta da United Ventures, che sviluppa soluzioni intermedie tra intelligenza artificiale e macchine fisiche. A livello globale, società come Figure negli Usa e Skild AI in Asia hanno raccolto finanziamenti miliardari per creare robotica modulare e riutilizzabile, combinando hardware e software in piattaforme scalabili e adattabili a diversi settori.
Il rapporto tra tecnologia e investimenti mostra dinamiche particolari. Il Politecnico rivela che il 66% delle startup robotiche nel mondo sviluppa hardware e software insieme. Curiosamente, queste aziende raccolgono meno fondi di quelle specializzate in uno solo dei due campi. Le startup focalizzate sull’hardware ottengono in media 53,9 milioni di dollari, quelle solo software 21,9 milioni, mentre le realtà integrate hardware-software si fermano a 9,8 milioni.
Questo dato evidenzia la complessità della physical AI, dove l’integrazione tra corpo fisico, sensori, controllo, dati e intelligenza artificiale è il vero valore industriale. Ma gli investitori premiano soprattutto piattaforme e componenti che sembrano più scalabili e difendibili, come chip specializzati, modelli base di AI, sistemi di simulazione e controllo.
I grandi nomi della tecnologia e aziende consolidate come Nvidia, con modelli di robot learning e infrastrutture di simulazione, o Boston Dynamics e Caterpillar con hardware dedicato, stanno costruendo un ecosistema sempre più orientato a piattaforme più che a singoli robot.
Se la robotica industriale resta importante, il vero motore di crescita fuori dalla fabbrica è la robotica di servizio. Il report World Robotics 2025 Service Robots dell’International Federation of Robotics parla di un aumento del 9% nel 2024 nelle vendite globali di robot professionali di servizio, con oltre 199 mila unità distribuite.
Spiccano i robot medicali, con un balzo del 91%, e i robot-as-a-service, cresciuti del 31% e arrivati a oltre 24.500 unità attive. Tra le applicazioni più diffuse ci sono trasporto e logistica, ma crescono anche robot per pulizia professionale, ispezione, sicurezza e operazioni di ricerca e soccorso. Questi settori si legano a modelli di business innovativi, basati su abbonamenti, pagamenti a consumo e manutenzione predittiva, molto vicini allo spirito delle startup.
Italia, con la sua tradizione manifatturiera e una domanda forte, ha davanti a sé una grande chance. Serve però costruire una filiera integrata che metta insieme ricerca, startup, produttori, imprese e capitali. Le competenze richieste sono tante: intelligenza artificiale, meccatronica, sensoristica, sicurezza e gestione dei dati.
Il principale freno resta la percezione di un quadro normativo e di mercato ancora poco maturo, che blocca il 51% delle imprese non pronte a investire o usare robotica nei prossimi anni. Inoltre, per le piccole aziende pesano i costi e la difficoltà di trovare soluzioni adatte, mentre per le grandi la sfida è costruire business case convincenti, in grado di generare valore anche con modalità non tradizionali, come gestione dati, flessibilità, sicurezza e continuità produttiva.
Italia si trova così davanti a un bivio: rafforzare e mettere in rete l’ecosistema delle startup con la domanda industriale, per trasformare la robotica da semplice utilizzatrice a protagonista dell’innovazione globale, con nuovi modelli di business e tecnologie all’avanguardia.
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