Ad Albissola Marina, dal 5 al 7 giugno, il bianco e il blu delle maioliche hanno ripreso vita sulle mani di artigiani e appassionati. La città si è trasformata in un laboratorio a cielo aperto, dove la ceramica non è più solo storia da ammirare, ma materia viva che racconta storie nuove. Attorno a una lunga tavolata collettiva, tra chiacchiere e colori, si è stretto un legame profondo tra visitatori e abitanti, un filo che unisce passato e presente. La Baia della Ceramica – Savona, Albissola Marina, Albisola Superiore, Celle Ligure – si conferma così un luogo dove tradizione e innovazione danzano insieme, dando forma a un patrimonio che non smette di reinventarsi.
Dietro al Festival della Maiolica c’è un modello organizzativo che negli ultimi anni ha subito una significativa evoluzione. Fino a poco tempo fa, erano i quattro comuni liguri insieme alla Confcommercio locale a coordinare l’evento. Dal 2025, invece, la direzione è passata alla Fondazione Museo della Ceramica di Savona ETS, sostenuta dalla Fondazione De Mari CR Savona. Questo cambio ha portato più unità e una programmazione più solida, soprattutto grazie alla gestione integrata del Museo della Ceramica di Savona, ospitato nel palazzo storico del Monte di Pietà, di proprietà della stessa fondazione.
Fondamentale è anche la collaborazione con la Cooperativa A.R.C.A., che mette insieme competenze del settore pubblico, privato sociale e fondazioni bancarie. Questo sistema supera le divisioni del passato, rendendo il festival sempre più visibile e apprezzato su scala nazionale. Sono nate nuove modalità di fruizione della ceramica, con un’attenzione particolare a coinvolgere un pubblico giovane e più ampio. Oggi il calendario supera le cinquanta iniziative, tra esposizioni e incontri, a conferma della vitalità del distretto ceramico ligure.
Il cuore della manifestazione è la mostra “Nespolo e Albisola. Fuoco ritrovato”, curata da Riccardo Zelatore e visitabile fino al 6 settembre 2026. Promossa dalla Fondazione Museo della Ceramica e dal Comune di Albissola Marina, l’esposizione ripercorre il ruolo di Ugo Nespolo, uno degli artisti più influenti che dagli anni Sessanta ha intrecciato la sua ricerca con la tradizione ceramica di Albisola.
La mostra si sviluppa su due sedi principali. Al Centro Esposizioni del MuDA, con un nuovo allestimento firmato dallo studio Gianluca Peluffo & Partners, sono esposte le sue sculture sferiche e cilindriche, i piatti decorati con graffiti e poesie visive. Il museo si trova a pochi passi dalla bottega Ceramiche Pierluca, dove le opere prendono forma, e dal Lungomare degli Artisti, simbolo della tradizione artistica locale, da cui provengono anche maestri come Lucio Fontana, incontrati e frequentati da Nespolo.
La seconda sede è il Museo della Ceramica di Savona, all’interno del Palazzo del Monte di Pietà. Qui le forme essenziali di Nespolo dialogano con le maioliche rinascimentali e barocche custodite dalla Fondazione De Mari, creando un confronto visivo che riporta il visitatore indietro nel tempo. La mostra è accompagnata dagli scatti del fotografo Marcello Campora, che raccontano l’atmosfera dei laboratori ceramici, mentre il catalogo è pubblicato da Moebius Books.
Una delle novità di questa edizione è stata l’attenzione ai giardini d’artista, spazi dove la ceramica si fonde con l’ambiente naturale locale. Il festival ha aperto al pubblico luoghi solitamente chiusi, come il parco privato di Villa Paola a Celle Ligure. Questo spazio liberty, risalente alla fine dell’Ottocento, ospita pavimentazioni e sculture realizzate da Gianni Celano Giannici insieme allo svedese Ansgar Elde. La presenza delle famose Sfere di Fontana lega il giardino direttamente al patrimonio artistico del Lungomare degli Artisti.
Un’altra scoperta sono stati i giardini di Casa Barile ad Albissola Marina, arricchiti dalle sculture di animali fantastici di Paolo Anselmo. Questi luoghi raccontano storie di intrecci tra arte, natura e tradizione. Il percorso si conclude a Casa Museo Jorn, sulle alture di Albissola Marina, che conserva l’eredità di Asger Jorn, pittore e ceramista danese che visse qui per vent’anni. La sua filosofia, che vede nell’errore un motore creativo e nell’integrazione di paesaggio e architettura un valore, si respira ancora nelle stanze della casa, oggi spazio espositivo con progetti contemporanei come la mostra di Luca Trevisani, vincitore dell’Italian Council.
Questa edizione del Festival della Maiolica conferma la capacità del territorio savonese di guardare avanti senza perdere il contatto con il passato. La ceramica torna così a essere il centro di scambi culturali e nuovi orizzonti sostenibili, aprendo un dialogo continuo tra ieri, oggi e domani.
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