Nel cuore di Cold Spring, New York, una luce tenue illumina oggetti comuni trasformati in memorie tangibili. Al Robert Olnick Pavilion di Magazzino Italian Art, Bruna Esposito, artista romana nata nel 1960, dà voce a storie di migrazione usando materiali di recupero. Le sue sculture, accompagnate da installazioni video, parlano di lavoro precario e identità in movimento, scavando nelle fragilità umane spesso ignorate. Tra luci e ombre, emergono racconti di confini labili, accoglienza e esclusione, tracciando rotte difficili che attraversano il Mediterraneo e si fermano in momenti sospesi nel tempo.
Un padiglione tra arte e riflessione sulle migrazioni
La mostra si divide in due spazi collegati ma ben distinti, separati da una parete che sembra più di un confine simbolico. Nel primo ambiente dominano le opere della serie Inconveniente: sculture assemblate con oggetti semplici e di uso comune, come le coperte isotermiche dorate usate nei soccorsi, banchi da mercato, dissuasori per uccelli e pellicole di cellophane messe in equilibrio precario. Oggetti che di solito passano inosservati diventano qui testimonianze di un passaggio complesso. Nicola Lucchi, direttore artistico di Magazzino Italian Art, spiega come queste installazioni si concentrino sulle rotte migratorie di oggi, affrontando temi come il movimento, l’accoglienza e il rifiuto. Le opere evocano vulnerabilità e protezione, elementi chiave in un’epoca segnata da dibattiti accesi, come quello recente della Corte Suprema degli Stati Uniti sullo ius soli.
L’allestimento parla non solo del Mediterraneo, ma di un fenomeno globale, mentre le migrazioni restano al centro di tensioni politiche e umanitarie. La scelta di materiali di scarto, come le coperte dorate e i dissuasori, è una metafora potente della condizione di chi attraversa confini segnati da precarietà e incertezza. Ogni elemento racconta la fragilità di chi si muove, ma anche la forza di chi cerca un posto dove stare.
“Oltremare ”: silenzi e immagini per un’esperienza immersiva
Oltre la parete, si entra in uno spazio più raccolto e meditativo dominato dalla video-installazione Oltremare , realizzata tra il 2006 e il 2011. Qui suoni sommessi si intrecciano a immagini in loop, mentre una sospensione di “gallinelle” crea un ambiente avvolgente, quasi sospeso nel tempo. L’opera invita a una riflessione silenziosa, in netto contrasto con la fisicità intensa delle sculture del primo spazio.
La luce è soffusa, le texture delicate, e la presenza di oggetti simbolici — sacchetti di riso, lumini da cimitero, rame e seta — porta chi guarda in una dimensione intima fatta di memoria e vulnerabilità. È un invito a soffermarsi su ciò che spesso resta invisibile: tracce di migrazione, di perdita, di attesa. Qui non si cerca solo l’impatto visivo, ma un’esperienza emotiva profonda, capace di coinvolgere chi visita in un dialogo con temi delicati e spesso taciuti.
Magazzino Italian Art: memoria, arte povera e dialogo internazionale
Oltre alla mostra di Bruna Esposito, Magazzino Italian Art propone una stagione ricca di eventi che guardano al presente e al passato dell’arte italiana contemporanea. Nicola Lucchi annuncia l’arrivo di Remo Salvadori: Be Here Now, un omaggio a uno degli artisti più importanti della scena italiana, scomparso nel 2026. La mostra offrirà l’occasione di approfondire la sua filosofia e poetica attraverso le opere più significative.
Da segnalare anche la mostra bibliografica sull’Arte Povera, in programma al MoMA PS1 di New York durante la New York Art Book Fair, dal 24 al 27 settembre 2026. Un’esposizione che racconterà il movimento attraverso materiali rari e d’archivio, come libri d’artista e riviste d’avanguardia, per mostrare il ruolo cruciale della stampa nella diffusione e sviluppo delle idee del movimento.
Magazzino continua inoltre a portare avanti mostre di artisti del calibro di Yoichi Ohira e Alighiero Boetti, accompagnate da programmi pubblici, iniziative scolastiche e progetti educativi, tra cui l’insegnamento della lingua italiana. Una strategia che unisce ricerca, esposizioni e cultura, mantenendo viva la tradizione artistica italiana nel cuore di New York e oltre.
