Nel cielo terso dello Jutland settentrionale, le stelle brillano con una nitidezza che sembra quasi sfidare il tempo. Proprio qui, ad Aalborg, il Kunsten Museum of Modern Art custodisce un pezzo unico di Pablo Picasso: il mosaico Visage d’étoile, creato nel 1957. Fatto di tessere di vetro colorato, questo lavoro racconta la curiosità inesauribile e la voglia di innovare di un artista che, con ironia, diceva di “aver impiegato una vita per tornare a dipingere come un bambino”. Quel mosaico, nato in un’epoca di grande fermento creativo per Picasso, oggi si staglia come un simbolo potente di ambizione e sperimentazione.
Quando Aalborg puntò su Picasso: un’acquisizione che cambiò tutto
Il mosaico Visage d’étoile entrò nella collezione del Kunsten grazie a una scelta coraggiosa del primo direttore, Lars Rostrup Bøyesen. Era il 1967 quando, durante un’asta a Stoccolma, decise di investire quasi tutto il budget annuale per portare a casa quell’opera di Picasso. La decisione fece discutere parecchio, tanto che Bøyesen dovette giustificarsi davanti al consiglio comunale di Aalborg. Il direttore spiegò con chiarezza l’urgenza di un salto internazionale e ambizioso per il museo, mettendo le basi per un rilancio culturale importante. La tecnica usata da Picasso per il mosaico risale a uno dei suoi momenti più sperimentali degli anni Cinquanta. In quegli anni lavorò con artigiani esperti, come l’americano Hjalmar Boyesen: Picasso disegnava le forme, Boyesen procurava il vetro di Murano e realizzava le tessere che poi l’artista firmava di suo pugno. Tra il 1957 e il 1958 nacquero nove opere simili, ma il Visage d’étoile resta l’unico mosaico di Picasso presente in un museo.
Late Picasso: l’ultima stagione di un genio in libertà
La mostra Late Picasso al Kunsten Museum si svolge in un ambiente prestigioso, un edificio progettato da Alvar Aalto negli anni Sessanta. L’esposizione raccoglie oltre sessanta opere realizzate tra il 1963 e il 1972, gli ultimi anni di vita di Picasso. Anche a più di ottant’anni, l’artista mantenne un ritmo di lavoro intenso, spingendo la sua pittura verso un’espressività fresca e immediata. Le pennellate si fanno ampie, i colori più forti, quasi infantili nella loro energia. I temi ricorrenti — autoritratti, coppie, moschettieri — vengono ripresi con una libertà nuova e una profondità che tocca temi universali come la vecchiaia, il desiderio, la morte e l’atto creativo. Nonostante la sua fama consolidata, queste opere rimasero per anni poco valorizzate, fino a quando negli anni Ottanta una nuova generazione di artisti e critici ne riscoprì il valore.
Alvar Aalto e il museo che esalta Picasso
Il Kunsten Museum di Aalborg non è solo una galleria, ma un vero e proprio capolavoro architettonico firmato da Alvar Aalto. Costruito negli anni Sessanta, si estende su seimila metri quadrati di cemento e legno, con una struttura a parallelepipedi sovrapposti pensata per far entrare la luce naturale nel modo migliore. Le finestre filtrano il sole attraverso lucernari e superfici bianche; i pavimenti in marmo di Carrara contribuiscono a creare un’atmosfera ideale per conservare e far risaltare le opere. All’esterno, il museo si affaccia su un parco scultoreo e un anfiteatro, con una fontana i cui getti d’acqua diventano essi stessi parte dell’arte. Questa fusione di architettura e natura offre uno sfondo perfetto per la mostra dedicata all’ultima produzione di Picasso.
Moschettieri e riflessioni finali: Picasso visto ad Aalborg
Tra i pezzi più coinvolgenti della mostra spiccano i moschettieri, un tema caro a Picasso che ha declinato in numerose versioni tra dipinti e grafiche. Molte di queste opere arrivano in prestito dal museo di Holstebro, sempre nello Jutland. Simon Shaw, critico d’arte e senior advisor di Sotheby’s, ha sottolineato come negli ultimi anni Picasso avesse “sempre meno tempo e sempre più cose da dire”. Riprendendo l’immagine dei moschettieri, Picasso si richiama a grandi maestri come Rembrandt, Velázquez e Goya, ma li trasforma in un suo alter ego. Da giovane si era dipinto in ruoli come arlecchino, torero o centauro; ora il moschettiere diventa il simbolo finale della sua mitologia personale: forte, ma consapevole del tempo che passa. Il suo tratto alterna zone dense, con pennellate spesse, a campiture più leggere dove la tela resta visibile. È sorprendente quanto questi lavori, di un artista nato alla fine dell’Ottocento, sappiano dialogare con le avanguardie del suo tempo, come Pollock e de Kooning. La serie dei moschettieri debuttò al Palazzo dei Papi di Avignone nei primi anni Settanta; ad Aalborg, una grande parete del museo di Aalto ricorda quell’evento, suggellando un incontro tra giganti dell’arte mondiale in un angolo della Danimarca.
