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Allarme alla Galleria Nazionale di Roma: il capolavoro di Pino Pascali minacciato da muffa e degrado

Dentro la Galleria Nazionale d’Arte Moderna e Contemporanea di Roma, un capolavoro di Pino Pascali si sgretola sotto gli occhi di tutti. “32 metri quadrati di mare circa”, icona dell’arte italiana del Novecento, è avvolto da muffa, polvere e persino insetti. Un degrado che lascia senza fiato chiunque conosca il valore storico e culturale di quell’installazione. La domanda che sorge immediata è amara: com’è possibile che un’opera tanto preziosa sia stata lasciata in questo stato?

Un’opera storica divorata dal degrado

L’installazione di Pascali, realizzata nel 1967 e custodita alla GNAMC, riproduce un mare artificiale di circa 32 metri quadrati, fatto con gommapiuma e plastica, tutto dipinto di blu. L’idea dell’artista era quella di giocare con l’illusione, di riprodurre elementi naturali con tecniche innovative. Ma oggi, dentro quella sala, l’opera è praticamente invasa dalla muffa e dalla polvere, con insetti che si aggirano sul blu ormai compromesso.

Le foto scattate mostrano chiaramente macchie scure che si allargano sulla superficie, con larve e altri insetti che sembrano aver fatto di quell’ambiente una casa abbandonata. Non si tratta solo di un deterioramento fisico: l’opera perde il suo significato originale, che doveva farci immergere in un mare pulito e vibrante, non in un ambiente malato e degradata.

Per un lavoro così importante, firmato da un artista che ha segnato l’arte contemporanea con la sua sperimentazione sui materiali, questa muffa è una grave mancanza di cura e controllo. Chi ha la responsabilità di custodirla deve intervenire subito, prima che sia troppo tardi.

Arte o incuria? Il fraintendimento del pubblico

Ironia della sorte, questa negligenza ha creato un “aggiornamento” non voluto all’opera di Pascali, che in altre sue creazioni si era confrontato con il tema della materia in decomposizione, come nella serie delle “Muffe”. Alcuni visitatori, ignari del vero stato del “mare”, scambiano la presenza di muffa e insetti per una scelta artistica intenzionale. C’è chi pensa addirittura che questo degrado voglia denunciare l’inquinamento dei mari.

Ma è un errore clamoroso. Pascali voleva evocare la freschezza e la limpidezza del blu, l’illusione di un mare artificiale. La muffa, invece, è il segno di una mancata manutenzione, che ha trasformato l’opera in un simbolo involontario di abbandono e sporcizia. Un rovesciamento che rischia di confondere il pubblico e di snaturare il valore dell’opera.

Questo equivoco crea problemi a chi lavora per conservare l’identità delle opere d’arte. Mettere a fuoco questa situazione fa emergere un nodo cruciale: come vengono gestiti i musei e quali risorse vengono messe a disposizione per mantenere in vita opere contemporanee così delicate.

L’impegno che serve per salvare un patrimonio fragile

Il problema non è solo l’estetica deturpata dalla muffa, ma il rischio concreto di perdere un’opera unica e fondamentale per la storia dell’arte italiana. La Galleria Nazionale d’Arte Moderna e Contemporanea ha il compito preciso di assicurare che il patrimonio culturale nazionale venga conservato al meglio.

Tra le cose da fare ci sono controlli sull’umidità, pulizia costante degli spazi e interventi di restauro mirati. La presenza della muffa dimostra che almeno una di queste cose non è stata fatta con la dovuta attenzione. Ignorare questo dovere significa mettere a repentaglio l’opera, che rischia un degrado rapido e irreversibile.

Lasciare un’installazione così complessa in ambienti non idonei o in magazzini temporanei è un danno enorme, difficile da rimediare. La mancanza di uno spazio adeguato e di un piano d’intervento immediato rischiano di far sparire tracce materiali e simboliche di un artista fondamentale come Pascali.

Solo con un intervento deciso e risorse adeguate si potrà restituire al “mare” la sua luce e la sua forza originale, permettendo ai visitatori di riscoprire l’innovazione di uno dei grandi nomi dell’arte contemporanea italiana.

Questa vicenda alla GNAMC dimostra quanto sia fragile il nostro patrimonio artistico contemporaneo e quanto dipenda da scelte istituzionali attente e rapide la sua tutela. Ogni giorno che passa senza un’azione concreta avvicina un pezzo di storia al rischio di scomparire.

Redazione

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