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Veganuary: quando e come è nato

Veganuary prende il nome da un’associazione non profit inglese e dall’anno di lancio, il 2014, ad oggi, ha coinvolto tantissime persone

Quando arriva gennaio tutti iniziano a parlare di Veganuary, ma sapete da dove è nata questa iniziativa? Ve lo raccontiamo in questo articolo!

La storia del Veganuary

Era il 2011 e Jane Land, all’epoca insegnante di inglese, single, aveva deciso che il suo prossimo partner sarebbe stato vegetariano, solo che all’epoca a Grimsby (dove viveva), non è che pullulassero i vegetariani.

Anzi, una volta in un ristorante locale ordinò un pasto vegetariano e per curiosità aveva chiesto al cameriere se servissero molte persone vegetariane. Alla domanda il cameriere scoppiò in una fragorosa risata.

Jane Land, fondatrice del Veganuary – https://www.veganfoodandliving.com/ – Etruriaoggi.it

 

Così ecco che Jane decise di sfruttare un sito di incontri per vegetariani: qui iniziò a chattare con Matthew Glover, anche se in realtà i due erano sul sito gemello vegano (all’epoca Jane non era ancora vegana perché aveva paura a causa di eventuali errori che avrebbero portato a carenze nutrizionali).

Se si vuole partecipare al Veganuary in maniera ufficiale basterà iscriversi al sito di Veganuary e registrarsi per aderire alla challenge. Ogni giorno del mese di gennaio si riceverà una email con ricette vegane, informazioni e consigli per cucinare piatti senza derivanti animali.
Dieta vegana – Pexels @ Taryn Elliott – Etruriaoggi.it
I vantaggi del Veganuary, cioè di seguire un’alimentazione per un determinato intervallo di tempo priva di carne, latte, latticini e uova, sono apprezzabili in diversi ambiti.
Due su tutti: l’organismo e l’ambiente, per ciò che concerne il benessere fisico, il Veganuary ha un alto potere disintossicante: un’alimentazione priva di proteine animali, in cui vengono privilegiate verdure, frutta e legumi aiuta l’organismo a sfiammarsi, a disintossicare il fegato, ripulire i reni, migliorare i livelli di colesterolo, trigliceridi nel sangue, ed è allo stesso tempo nutriente.
Dal punto di vista ambientale, invece, i benefici del Veganuary sono di ordine etico: evita la sofferenza animale, si riducono le emissioni di gas serra provenienti dagli allevamenti, si sensibilizzano le persone sul tema della sostenibilità.
Come dicevamo il Veganuary si basa sull’alimentazione che prevede il consumo privilegiato di verdure, cereali, legumi e frutta, evitando le proteine di origine animale.
Lo schema prevede come sempre cinque pasti, tre principali e due spuntini: a colazione solitamente si consumano: tè verde, bevanda vegetale, pane con la marmellata oppure un porridge con fiocchi d’avena e bevanda di riso, di mandorla, di soia, di cocco.

A pranzo si possono mangiare un primo piatto come pasta, riso integrale, orzo o farro decorticati con verdure oppure una zuppa con verdure a foglia verde come spinaci e biete, vellutate di zucca, di crucifere, di carciofi e di piselli (senza l’uso di patate).

Infine a cena sono concessi burger di verdure o veg – di soia o tofu -, con contorno oppure polpette di ceci, zuppa di lenticchi e contorni al forno come cavolfiori, finocchi e carote, privilegiando l’uso delle spezie al posto del sale.

Per chi non segue un regime alimentare vegano ma soltanto detox, potrà optare per del pesce azzurro, ricco di omega 3 dal potere antiinfiammatori.

Giulia De Sanctis

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Giulia De Sanctis

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