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Matteo Fato e Pescara: il legame profondo del pittore che celebra l’Abruzzo tra mare e montagne

Nel cuore della zona industriale di Pescara, dove pochi si aspetterebbero di trovare un laboratorio d’arte, Matteo Fato ha trasformato lo spazio in un crocevia di memoria e innovazione. Nato nel 1979 e cresciuto proprio qui, il pittore ha fatto della sua città non solo la culla, ma anche la tela su cui dipingere le sfide di un’arte contemporanea in costante evoluzione. Non si limita a osservare la scena culturale locale: la vive, ne coglie le contraddizioni, le tensioni sotterranee che spesso sfuggono allo sguardo comune. Per lui, Pescara non è solo un luogo geografico, ma un territorio emotivo sospeso tra ricordi e progetti, un ponte fragile tra ciò che è stato e ciò che potrà diventare.

Pescara riscopre le sue radici culturali

Negli ultimi anni la città si è mossa con forza, tra fondazioni, spazi espositivi e nuove project room che hanno dato vita a una scena artistica più ricca. Nel 2025 Pescara è stata tra le finaliste per diventare Capitale Italiana dell’Arte Contemporanea, un segnale chiaro della sua crescita. Matteo Fato segue tutto questo con attenzione: l’entusiasmo c’è, ma lui ricorda che dietro c’è una memoria da recuperare, con tutta la malinconia e il fascino di ciò che per anni è rimasto nascosto. La storia dell’arte contemporanea pescarese affonda le radici negli anni Settanta, con figure come Lucrezia De Domizio Durini e Mario Pieroni che animavano il Bagno Borbonico. Non si possono dimenticare Cesare Manzo, con la sua galleria storica, la cooperativa FuoriUso guidata da Giacinto di Pietrantonio e molte altre realtà che hanno dato vita a un fermento culturale importante. Oggi quel patrimonio torna a vivere, e questa riscoperta si sente forte, sia tra gli addetti ai lavori che nel pubblico.

Ma non è solo nostalgia. È una base da cui ripartire, una scintilla che può accendere un cambiamento vero. La memoria diventa così un punto di partenza, non un peso. Bisogna tenerla viva, ma senza rimanerne intrappolati.

Attenzione a non restare fermi nel passato

Matteo Fato mette in guardia: riscoprire il passato è importante, ma non basta. Il rischio è di fermarsi a guardare indietro, diventando collezionisti di storie senza trasformarle in azioni concrete. Prende a prestito Simone Weil, che parla di tre modi di vivere: pensare, contemplare e agire. Se ci si limita a contemplare, si resta fermi, incapaci di incidere sul presente e di innovare. Nell’arte contemporanea, dove serve sensibilità e coraggio, questo è un pericolo da evitare.

In Italia spesso il sistema culturale si nutre dei suoi tesori storici, trascurando quel che succede adesso. Gli artisti di oggi devono farsi spazio, non lasciarsi intrappolare nella nostalgia. E la provincia può diventare un terreno fertile, una miniera di piccole memorie collettive che diventano leggende, punti fermi per il presente e trampolini per il futuro.

Provincia: tra opportunità e limiti

Fato definisce la provincia come una “cometa”, che può brillare o sparire a seconda di come la si guarda. Qui l’arte contemporanea può avere un’intensità che nelle grandi città è difficile trovare, a patto che ci sia voglia di muoversi e fare. Non basta il talento degli artisti da soli: serve una comunità fatta di istituzioni, privati e appassionati che credano in un progetto comune. Le notti più vive sono quelle in cui, in angoli nascosti, si incontrano persone pronte a dare energia e guardare avanti, superando la stanchezza del presente.

Nel racconto di Fato emergono incontri importanti, come con Cesare Manzo, che ha creato opportunità nonostante le difficoltà, e Ottorino La Rocca, oggi guida con la sua Fondazione, capace di aprire nuovi orizzonti. Così Pescara diventa un laboratorio vivo, non solo una cornice, dove Fato vive e lavora ogni giorno.

Un rapporto sincero, fatto di alti e bassi

Il legame di Fato con Pescara è fatto di luci e ombre. Da giovane ha avuto momenti di rifiuto, come spesso accade in provincia, ma poi ha ritrovato un rapporto più autentico. La sua pittura racconta un amore misurato per la città, con la consapevolezza che si può amare davvero solo ciò che non si è amato a prima vista. Oggi ha uno studio spazioso e accessibile, che lo lega profondamente al territorio. Questa esperienza gli permette di vedere Pescara come un posto unico, dove mare e montagne si intrecciano, dando un senso di appartenenza vero e concreto.

Il suo rapporto con la città non si limita agli eventi pubblici, ma passa anche attraverso la quotidianità, le piccole cose che scandiscono la vita tra studio e casa. Per lui Pescara è una meteora che continua a brillare, un luogo che gli ha aperto porte importanti per incontrare artisti internazionali come David Hammons o Maja Bajevic, e costruire legami con galleristi e critici. Così la città diventa anche un nodo fondamentale per la sua crescita professionale e personale.

“Il difficile è dimenticare ciò che si è visto per casa”: la mostra diffusa che ha trasformato Pescara

Nel 2025 Fato ha realizzato una mostra ambiziosa, “Il difficile è dimenticare ciò che si è visto per casa”, curata da Simone Ciglia e sostenuta dalla Fondazione La Rocca. Oltre duecento opere distribuite in quindici luoghi diversi: dal Museo dell’Ottocento al Museo delle Genti d’Abruzzo, passando per spazi pubblici e privati lungo il lungomare. Non una mostra tradizionale, ma una città-museo, una collezione a cielo aperto che racconta memorie e storie visive.

L’idea era dare alla città la possibilità di incontrare la propria storia attraverso l’arte, restituendo peso e valore a un patrimonio spesso invisibile. La mostra ha messo in dialogo passato e presente, ogni opera un tassello di un racconto più grande. Per Fato è stato un momento personale, una riconciliazione con il suo senso di appartenenza e un gesto di restituzione al territorio. Dopo sedici anni, questa prima grande mostra a Pescara è stata possibile grazie a un lavoro intenso di molte persone e soprattutto alla voglia di superare i modelli tradizionali.

Accademia e formazione: una risorsa preziosa fuori dai grandi centri

Oltre a dipingere, Fato insegna Tecniche dell’incisione all’Accademia di Belle Arti di Urbino dal 2006. Nonostante la tradizione, questa scuola è spesso vista come periferica rispetto a istituzioni più note. Lui invece la vive come un luogo speciale: uno spazio poetico dove si può andare oltre le regole consolidate. La marginalità geografica non è un limite, ma uno stimolo a dialogare con gli studenti e a difendere forme di cultura “inutili” per molti, ma fondamentali per tenere viva la varietà delle voci.

Nel suo dipartimento arrivano materiali costosi e ci sono collaborazioni importanti, come con la stamperia 2RC, segno di un impegno concreto a unire tradizione e contemporaneità. Per Fato insegnare è più di un lavoro: è una necessità economica ma anche una risorsa spirituale, un modo per sostenere con passione chi si avvicina all’arte in un contesto che spesso non la valorizza abbastanza.

Artisti e territorio: una nuova idea di provincia

Per Fato è importante che i giovani artisti sentano fin da subito una responsabilità verso il luogo in cui vivono. La fuga come unica via per emergere è un paradigma da superare. Si può essere artisti di provincia senza rinunciare a una dimensione nazionale o internazionale. Lui stesso ha scelto di restare a Pescara, partecipando anche alla vita culturale di piccoli centri come Pereto, dove si tiene la manifestazione Straperetana.

Pur definendosi “semplicemente” pittore, è chiaro che la presenza degli artisti sul territorio produce effetti concreti, diretti e indiretti. La provincia non è solo un luogo di pressione, ma un terreno fertile dove far nascere e crescere progetti originali. Seguendo l’idea di Flaiano, “l’intelligenza è nulla senza pressione”: è proprio questa tensione a rendere possibile una cultura viva e significativa.

Matteo Fato, pittore abruzzese, incarna così una figura che mescola radici profonde a uno sguardo aperto, attento al passato ma proiettato verso un futuro in cui Pescara torna a fiorire nel contemporaneo.

Redazione

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