Nel giugno del 2016, Uljan Sharka fonda iGenius con un obiettivo chiaro e ambizioso: permettere ai manager di comprendere i propri dati senza dover dipendere da analisti o esperti. Oggi, a distanza di dieci anni, quella stessa realtà si chiama Domyn e si trova al centro di un progetto europeo che vuole colmare il divario tecnologico con Stati Uniti e Cina. L’idea è sviluppare un’intelligenza artificiale open source in grado di capire tutte le 24 lingue ufficiali dell’Unione Europea. Da una startup nata per semplificare l’accesso ai dati aziendali a un attore chiamato a rappresentare il continente nella corsa globale all’AI, il percorso di Sharka racconta una trasformazione che va ben oltre la semplice crescita aziendale.
Uljan Sharka e la rivoluzione dei dati parlanti
All’origine di iGenius c’è un problema evidente: i dati aziendali spesso restano nascosti ai manager, sparsi tra CRM, dashboard e software gestionali, e per interrogarli servono competenze specifiche e tempo. Sharka lo capisce e mette a punto Crystal, un assistente conversazionale che risponde a domande in linguaggio naturale, restituendo numeri e grafici in modo immediato, quasi come un collega esperto. L’idea è portare la “consumerizzazione” dell’esperienza del dato: rendere l’intelligenza artificiale accessibile e semplice, come un’app che usiamo tutti i giorni, non un complicato strumento riservato ai tecnici. Già nel 2018 e 2019, grandi aziende come Enel e Allianz mettono alla prova Crystal, dimostrando che la formula funziona davvero. La raccolta di fondi supera i 30 milioni di euro, dando slancio all’espansione internazionale di iGenius e segnando un primo traguardo importante.
Dall’assistente dati ai modelli avanzati di intelligenza artificiale
Il salto arriva con l’esplosione dell’intelligenza artificiale generativa. Nel 2024, iGenius presenta Italia, il primo modello linguistico nazionale realizzato insieme a Cineca. Un punto di svolta: si passa dall’usare modelli già pronti a sviluppare internamente sistemi di AI su scala gigantesca. L’azienda lancia anche un aumento di capitale da 650 milioni di euro, entrando così nel confronto con realtà di primo piano come Mistral. Nel frattempo nasce Colosseum, un supercomputer basato su tecnologia Nvidia, pensato per addestrare modelli con oltre mille miliardi di parametri. Non si tratta più solo di rendere accessibili i dati o rispondere a domande, ma di costruire e governare modelli complessi e potenti, cambiando il ruolo dell’azienda nel mondo dell’AI.
Domyn: l’Europa entra in campo per l’intelligenza artificiale sovrana
Nel giugno 2025 iGenius si trasforma in Domyn, un cambio di nome che sottolinea una nuova fase: il concetto di dominio tecnologico e autonomia digitale. Il nome vuole ribadire il diritto di aziende e stati europei di controllare la propria infrastruttura e i propri modelli di intelligenza artificiale, senza dipendere dai grandi colossi stranieri. Dopo accordi con giganti come Nvidia, Cisco e Microsoft, Domyn lancia diversi modelli AI, dal Domyn Large con 260 miliardi di parametri al Domyn Small, pensato per funzionare anche su dispositivi meno potenti. Nel 2026 l’acquisizione di Oròbix amplia le competenze, rafforzando l’attenzione su settori come manifattura, energia e agricoltura, e porta in squadra Luca Antiga, noto per il suo lavoro su PyTorch, come nuovo CTO. Oggi Domyn è un hub europeo con oltre 200 collaboratori, attivo in sette paesi, pronto a sfidare le grandi potenze tecnologiche.
Frontier AI Grand Challenge: la sfida per l’autonomia europea
Nel 2026 Domyn si aggiudica la Frontier AI Grand Challenge, un premio indetto dalla Commissione Europea che riconosce la capacità dell’azienda di rispettare requisiti severi: modelli AI di almeno 400 miliardi di parametri, esperienza su sistemi di grandi dimensioni, supporto per tutte le lingue ufficiali dell’UE, e un piano solido per utilizzare le risorse di supercalcolo di EuroHPC. Il premio include l’accesso fino al 2,5% della capacità di calcolo complessiva di EuroHPC per un anno, una risorsa senza precedenti per una società privata con forti legami pubblici. Domyn arriva a questo risultato con Colosseum, che garantisce performance superiori ai 115 exaflops, e con rapporti solidi con Nvidia e il governo italiano. Nonostante il successo, Sharka ammette che la strada per competere con i leader mondiali dell’AI è ancora lunga e richiede un ritmo serrato di innovazione.
Europa e intelligenza artificiale: il tempo stringe
Le parole di esperti come Arthur Mensch e i report che circolano nei corridoi europei mettono in chiaro una cosa: il tempo è poco. Se nei prossimi due anni non si costruiranno capacità autonome solide, l’Europa rischia di diventare sempre più dipendente dalle infrastrutture tecnologiche americane. Secondo alcuni scenari, nel 2031 la quota di calcolo europea potrebbe essere minima. Questo scenario fa scattare un allarme e alimenta un dibattito fondamentale sulle strategie e gli investimenti da fare. La scelta della Commissione europea di puntare su Domyn non è solo una promessa di intelligenza artificiale “sovrana”: è una sfida concreta, con la responsabilità di costruirla, aggiornarla e metterla in campo, in modo trasparente e sotto controllo di tutti. Il tempo è un fattore decisivo, e l’Europa non può permettersi passi falsi.
Domyn, cuore pulsante dell’infrastruttura AI europea
Domyn racconta una storia che parte da un’idea semplice e arriva a un ruolo centrale nelle strategie digitali del continente. Da startup che semplificava l’accesso ai dati, è diventata un protagonista nella gestione e nel controllo di infrastrutture AI d’avanguardia. La leadership di Uljan Sharka mostra come costruire modelli linguistici capaci di dialogare con i cittadini europei in tutte le lingue ufficiali sia una risposta concreta all’esigenza di autonomia tecnologica e competitività globale. Nei prossimi mesi, il destino di Domyn non riguarderà solo un’azienda, ma sarà un tassello chiave per l’industria strategica europea dell’intelligenza artificiale.
