«In aula, tra carte e testimonianze, un tratto di matita può raccontare più di mille parole». È con questa convinzione che Andrea Spinelli, artista milanese nato nel 1990, ha introdotto in Italia una pratica che altrove è radicata da decenni: il disegno giudiziario. Nel 2022, ha sfidato tradizioni consolidate, portando un punto di vista fresco e umano all’interno delle aule di tribunale. Non si tratta di sostituire la cronaca, ma di cogliere ciò che spesso sfugge ai verbali: le emozioni, i gesti, i momenti sospesi dietro le quinte del processo. Al suo fianco, Cristina Valente, insegnante e studiosa d’arte sarda, ha fatto di questa esperienza una materia di studio, trasformando un semplice gesto artistico in un ponte tra didattica e comunicazione giudiziaria. Un’esperienza che cambia il modo di vedere la giustizia, un tratto alla volta.
Courtroom sketching: dalla tradizione anglosassone un’arte poco conosciuta in Europa
Il courtroom sketching nasce soprattutto negli Stati Uniti e in Gran Bretagna, dove le telecamere in aula sono bandite da norme molto rigide. Così si è sviluppata la figura del disegnatore, capace di cogliere in diretta volti, posture e momenti chiave dei processi. Nel corso del Novecento, questa forma d’arte ha assunto un ruolo centrale nell’informazione, dando vita a tecniche, regolamenti e archivi vastissimi. Negli USA, per esempio, molti bozzetti sono diventati icone, come il ritratto di Donald Trump firmato da Jane Rosenberg per la copertina del New Yorker.
In Europa continentale, invece, il disegno giudiziario è rimasto un fenomeno sporadico e senza una vera struttura. In Italia mancava un’esperienza concreta finché Spinelli non ha deciso di provarci, aprendo un dialogo nuovo tra arte e giustizia. Il suo approccio, ancora in fase di definizione, punta anche a sottolineare il valore educativo e sociale del disegno in aula. Capire il processo, le sue regole e le dinamiche umane dietro la cronaca scritta è una sfida che richiede sensibilità artistica e conoscenza del funzionamento del tribunale.
Andrea Spinelli e la sfida di portare l’arte dentro il tribunale di Milano
L’idea di Spinelli nasce nell’estate 2022, dopo aver visto un documentario sulle Bestie di Satana. Quelle immagini crude e fredde delle udienze sembravano chiedere un’altra chiave di lettura, più calda e umana, che solo il disegno poteva offrire. Proveniente dal live painting nei concerti, Spinelli decide di tentare: dipingere durante le udienze, dal vivo. Senza esperienza specifica nel mondo giudiziario, si rivolge a Fabio Roia, presidente del Tribunale di Milano, che accoglie subito il progetto con interesse.
Spinelli entra in aula con pochi strumenti: pennelli, acquerelli e fogli adatti, sistemati in una valigetta. Si muove con discrezione per cogliere la prospettiva migliore. Ogni bozzetto nasce in pochi minuti, a seconda della scena, sempre con grande attenzione e rispetto per il contesto. Ha seguito udienze anche di sei ore, catturando non solo gesti ma attese, sguardi, quella tensione sottile che si respira tra chi siede in aula. Il suo disegno diventa così una testimonianza visiva di un mondo che altrimenti resta nascosto, raccontando non solo i fatti ma anche le emozioni.
Cristina Valente e la prima tesi italiana sul disegno giudiziario
Cristina Valente, insegnante e ricercatrice sarda, scopre il lavoro di Spinelli durante il suo percorso in Didattica dell’Arte e ne intuisce subito il valore culturale e formativo. Da qui nasce la prima tesi specialistica italiana dedicata al courtroom sketching, che ripercorre la storia internazionale di questa pratica e ne analizza le potenzialità pedagogiche e sociali.
Valente, con una base nelle Scienze della comunicazione e una formazione all’Accademia di Belle Arti, mette insieme arte, comunicazione e giustizia. La sua analisi vede nel disegno uno strumento che non si limita a riprodurre immagini, ma che dialoga con chi guarda, stimolando riflessioni su emozioni, ruoli e regole che muovono la corte.
Un punto chiave della tesi è la creazione di un plastico tridimensionale dell’aula di tribunale, che mette in luce l’atmosfera di rispetto e silenzio, la disposizione dei ruoli e i riti del processo. Questo modello permette di vivere un’esperienza immersiva, aiutando a capire il contesto in cui nascono i disegni. Per Valente, il disegno diventa così anche un mezzo didattico per insegnare il rispetto, l’ascolto e la coscienza civica, trasformando la legalità da concetto astratto a esperienza concreta.
Disegno giudiziario nel mondo: cosa ci insegnano USA e Francia
L’interesse di Valente l’ha portata a confrontarsi con grandi nomi del settore, come Jane Rosenberg negli Stati Uniti e Siegfried Mahé, detto Zziigg, in Francia. Negli USA il courtroom sketching è parte integrante della cronaca, soprattutto nei processi mediatici di grande richiamo. Il talento di Rosenberg nel catturare espressioni e posture, come nel celebre ritratto di Trump, dimostra quanto l’illustrazione possa fissare nella memoria collettiva volti e momenti storici.
In Francia, lo scambio con Mahé ha messo in luce un approccio che unisce cura estetica e rispetto per l’ambiente giudiziario, simile a quello che sta nascendo in Italia. Entrambi i paesi condividono con l’esperienza italiana l’idea che il disegno sia una testimonianza umana della complessità che si vive in aula.
Così, l’esperienza di Spinelli si inserisce in un panorama più ampio, fatto di pratiche diverse ma con un obiettivo comune: raccontare con attenzione, empatia e rapidità le sfumature di un ambiente che spesso sfugge alla cronaca verbale.
Il valore della mano: il disegno d’aula ai tempi del digitale
Il lavoro di Spinelli si svolge in un’epoca in cui le immagini digitali e l’intelligenza artificiale dominano, capaci di produrre contenuti in pochi secondi senza bisogno di manualità. Per lui, però, questa realtà solleva un dubbio: affidarsi alle macchine significa perdere quell’esperienza diretta che rende ogni opera unica.
L’artista sottolinea come l’imperfezione del disegno – il tratto non perfetto, la rapidità imposta dalla durata limitata dell’udienza – sia invece un valore distintivo e personale. Il live painting in aula nasce da stimoli visivi e sonori forti, senza possibilità di correzioni digitali. Questa immediatezza dà vita a opere che raccontano non solo ciò che si vede, ma anche il sentimento del momento.
Questo modo di lavorare invita a una lentezza preziosa, contrapposta alla frenesia mediatica, che lascia spazio a riflessioni e attese. L’arte diventa così una lente d’ingrandimento sul lato umano del processo, facendo emergere dettagli invisibili a telecamere e articoli di cronaca.
Il futuro del disegno giudiziario in Italia: sfide e opportunità
Il riconoscimento ottenuto da Spinelli al Tribunale di Milano è un passo avanti, ma la strada è ancora lunga. Il courtroom sketching in Italia non ha ancora una diffusione ampia né nel mondo dell’arte né in quello dell’informazione. Spinelli e Valente puntano a far crescere questa esperienza attraverso mostre, corsi e una rete di illustratori che possano far diventare il disegno giudiziario una disciplina riconosciuta e apprezzata.
Per chi vuole entrare in questo campo, servono formazione specifica, rispetto delle regole processuali e capacità di gestire il carico emotivo. Costruire una comunità in Italia significa condividere competenze, esperienze e occasioni, facendo crescere questa pratica e integrandola con il mondo della giustizia e dei media.
Oggi arte e giustizia si incontrano in un punto fatto di attenzione al dettaglio, sensibilità e rigore, promettendo di arricchire la narrazione dei processi nei prossimi anni. Ogni tratto di pennello diventa così una testimonianza concreta di un modo nuovo, intenso e immediato di raccontare le aule di giustizia.
