A Roma, ogni anno, migliaia di segnalazioni sulle condizioni delle strade restano senza risposta. Non è solo colpa delle buche — il problema è più profondo e invisibile: manca un sistema efficace per raccogliere e usare dati affidabili. Francesco Papa e Giovanni Vecchione, fondatori di Loki, lo spiegano senza giri di parole: «La manutenzione è cieca». E hanno ragione. Come può un’amministrazione monitorare migliaia di chilometri di asfalto, se riesce a seguire solo pochi cantieri? È questa l’impasse che mette in crisi i metodi tradizionali e spinge a ripensare la gestione delle infrastrutture pubbliche.
Strade senza dati: un problema che rallenta gli interventi
Il vero problema della manutenzione stradale è la mancanza di dati sistematici e aggiornati. A Genova, per esempio, la scorsa primavera una task force comunale ha controllato venti cantieri di ripristino dopo scavi, trovando irregolarità in tredici. Un dato preoccupante, ma che riguarda solo una piccola parte della rete stradale.
In molte città italiane non esistono metodi continui e organizzati per monitorare lo stato delle strade su larga scala. Gli interventi si basano spesso su segnalazioni sparse o controlli sporadici, insufficienti per una manutenzione efficace. Questa “cecità” decisionale crea ritardi, sprechi e aumenta i rischi per chi circola.
Il punto non è solo quante buche ci sono, ma come misurare in modo costante le condizioni di tutta la rete stradale. Senza dati affidabili e tempestivi, è impossibile pianificare interventi mirati.
Soluzioni vecchie che costano troppo e non bastano
Per anni le amministrazioni hanno puntato su metodi tradizionali: veicoli specializzati per rilevare lo stato del manto o operatori che fanno controlli manuali. Il problema è che questi sistemi coprono poco e costano tanto. Quando finiscono i soldi, si ferma anche la raccolta dati.
Ma ogni giorno per le strade comunali circolano autobus, camion per la raccolta rifiuti, mezzi di emergenza: veicoli che potrebbero raccogliere dati preziosi, se solo fossero sfruttati. Il problema è che questi dati ci sono, ma rimangono inutilizzati.
Proprio su questo punta Loki: trasformare i dati già prodotti in una fonte continua e sistematica per monitorare tutta la città, con costi contenuti e risultati più puntuali.
Digital twin: meglio un modello aggiornato che uno perfetto ma vecchio
Molte città vogliono costruire un digital twin, cioè una copia digitale molto precisa delle loro infrastrutture. Ma, avvertono da Loki, un modello perfetto ma fermo nel tempo perde presto valore. Le strade cambiano continuamente: asfalto che si rovina, cantieri, condizioni meteo.
Meglio avere una mappa meno dettagliata ma aggiornata spesso, anche ogni settimana o mese, piuttosto che un documento perfetto ma vecchio di mesi o anni. Per la manutenzione conta più la frequenza degli aggiornamenti che la precisione assoluta.
Gli enti pubblici hanno bisogno di dati affidabili, georeferenziati e datati, che possano essere usati anche in caso di controlli o contenziosi. Serve un cambio di passo rispetto al passato, puntando su dati frequenti e solidi.
Loki in Silicon Valley: dalla tecnologia alla strategia di mercato
A settembre il team di Loki parteciperà al CEO Retreat organizzato da Mind the Bridge in Silicon Valley, un’occasione per confrontarsi con altre startup e imparare a valorizzare meglio la propria tecnologia. Il focus non sarà tanto sulla tecnologia, che secondo loro è già pronta, ma sulla strategia di vendita e sul modo di far capire il valore economico dei risultati ottenuti.
Spesso le startup vendono i loro servizi come se fossero semplici consulenze, basandosi sui costi e le ore di lavoro. Ma la vera sfida è «vendere un risultato», cioè la riduzione dei rischi e un miglior controllo per le amministrazioni. Questa mentalità è più diffusa in Silicon Valley che in Europa.
Cambiare approccio può fare la differenza per far crescere soluzioni innovative come quella di Loki e portare benefici concreti nelle città italiane.
Misurare le strade: la domanda da fare ai sindaci
Il consiglio finale di Papa e Vecchione è chiaro: chiedete a chi governa la città quante strade sono state misurate nell’ultimo anno e con quale frequenza. Se la risposta è vaga o incerta, significa che la manutenzione è solo reattiva, basata su segnalazioni o emergenze.
Questo modo di lavorare è inefficiente e non basta a garantire una buona cura delle strade. La manutenzione intelligente parte da dati agili, aggiornati e sistematici, che diano una fotografia reale e costante della situazione.
Solo così si possono pianificare interventi efficaci, tenere sotto controllo i costi e assicurare la sicurezza di chi vive e si muove in città. Senza questo, le città resteranno sempre in balia di problemi e sprechi, incapaci di tutelare davvero il loro patrimonio stradale.
