Sei mesi. Tanto è bastato a Generative Bionics, la deep tech genovese nata dall’Istituto Italiano di Tecnologia, per dare vita a Gene.01: un robot umanoide in grado di saldare con precisione nei cantieri navali. Non è solo rapidità di sviluppo, però. Dietro quel corpo metallico c’è un’intelligenza artificiale fisica che fa dialogare macchine e persone, garantendo sicurezza e fluidità anche negli ambienti industriali più complessi. Daniele Pucci, CEO e fondatore, lo racconta con la passione di chi crede che questa tecnologia possa colmare la crescente mancanza di manodopera che l’Occidente si prepara ad affrontare.
Gene.01: il robot italiano che ha visto la luce in sei mesi per affrontare le sfide dell’industria di oggi
Il ritmo con cui è stato sviluppato Gene.01 è quasi sorprendente. In meno di sei mesi, Generative Bionics ha messo a punto un robot umanoide modulare, pensato per lavorare in settori come la sorveglianza, la logistica pesante e la sanità. Il cuore del progetto è l’uso avanzato della Physical AI, una forma di intelligenza artificiale che crea la meccatronica stessa del robot. In pratica, il sistema non si limita a eseguire ordini, ma aiuta a definire le caratteristiche fisiche e funzionali, ottimizzandole per compiti specifici.
Una delle innovazioni più interessanti è la “pelle” multisensoriale di Gene.01: dotata di sensori tattili simili a quelli della pelle umana, può percepire temperatura, pressione e tipo di contatto. In un ambiente caldo come un’acciaieria, questa pelle protegge il robot da danni, mentre in ambito sanitario aiuta a capire quando un paziente si appoggia o afferra il robot, rendendo il lavoro insieme più sicuro e naturale.
A tutto questo si aggiungono mani adattabili, che il robot può configurare a seconda del lavoro da svolgere: tenere una saldatrice richiede forza e precisione diverse da quelle necessarie per strumenti medici o oggetti su una catena di montaggio. Così Gene.01 si presenta come un robot modulare, capace di adattarsi a molti compiti senza dover essere riprogettato ogni volta.
La saldatura navale: il banco di prova più difficile per Gene.01
Fincantieri ha puntato su Gene.01 per un motivo ben preciso: la saldatura nei cantieri navali è tra le attività più complesse da automatizzare. I cantieri sono pieni di ostacoli, scale, spazi stretti e superfici irregolari. Qui serve una precisione assoluta nel maneggiare strumenti come la saldatrice. Non è un lavoro ripetitivo in un ambiente statico, ma richiede autonomia, capacità di adattarsi alle condizioni e robustezza.
Generative Bionics si distingue dalla robotica industriale tradizionale perché, oltre a una locomozione avanzata, il robot usa sistemi di visione e intelligenza artificiale per identificare con precisione il punto da saldare e adattarsi alle variazioni del cantiere. Questo dà a Gene.01 un vantaggio competitivo, tanto che viene visto come piattaforma base da cui sviluppare robot specializzati per settori più standardizzati e meno complessi.
La scelta di puntare su un settore così impegnativo conferma una strategia chiara: affrontare la sfida più difficile per poi espandersi con gradualità in altri ambiti, come la logistica pesante o la sanità, dove i robot potranno lavorare in modo preciso, sicuro e integrato.
Robot umanoidi e carenza di manodopera: una soluzione concreta, non un pericolo
Daniele Pucci risponde a una delle paure più diffuse quando si parla di robot umanoidi: la possibile perdita di posti di lavoro, soprattutto in un paese come l’Italia. I dati dicono però altro: la popolazione italiana si dimezzerà entro fine secolo, un trend che riguarda molti Paesi occidentali. Nel frattempo, la manodopera scarseggia, specie in settori come l’assistenza sanitaria o la saldatura industriale, lavori duri e a rischio.
In questo quadro, la tecnologia non toglie lavoro, ma aiuta a colmare il vuoto quando le persone non bastano. Robot come Gene.01 possono fare le mansioni più faticose, pericolose e ripetitive, liberando gli operatori per compiti più complessi o mantenendo attivi servizi essenziali. È un cambio di passo che però richiede formazione e riqualificazione della forza lavoro, un passaggio inevitabile in ogni evoluzione produttiva.
La collaborazione con Fincantieri è un esempio concreto dove la mancanza di manodopera qualificata incontra un’automazione intelligente in grado di fare la differenza, sia dal punto di vista industriale che occupazionale.
Come Generative Bionics porta i suoi robot sul mercato europeo
Generative Bionics ha messo a punto un modello commerciale su tre livelli per distribuire i suoi robot in Europa e oltre. Prima di tutto, lavora direttamente con grandi clienti come Fincantieri, gestendo ogni fase del progetto, dalla pianificazione alla messa in opera.
Il secondo livello coinvolge i system integrator, aziende specializzate che inseriscono i robot umanoidi in ambienti produttivi già esistenti, adattandoli a esigenze specifiche di settori come logistica o sanità. Infine, c’è un canale di distribuzione che offre prodotti pronti all’uso per applicazioni meno personalizzate, rispondendo rapidamente alle richieste più generiche.
Questa struttura a più livelli permette a Generative Bionics di coprire un ampio spettro di clienti e settori, mantenendo flessibilità e capacità di adattarsi alle diverse esigenze.
Sfida europea: tecnologia autonoma e alleanze strategiche
Nel contesto geopolitico attuale, Generative Bionics punta a sviluppare e produrre tecnologia avanzata in Europa. La dipendenza da fornitori esterni, soprattutto dalla Cina, è un rischio reale, come dimostrato dal blocco delle terre rare, indispensabili per molte industrie.
Per questo l’azienda ha stretto collaborazioni, come quella con la tedesca Synapticon, esperta nell’integrazione di sistemi di sicurezza nei motori robotici. L’obiettivo è riportare in Europa tutta la filiera, dalle materie prime all’assemblaggio finale, creando un vero campione tecnologico indipendente.
Questa strategia vuole rilanciare la competitività europea nel campo dei robot umanoidi, oggi dominato da grandi gruppi statunitensi e cinesi, garantendo sicurezza, resilienza e sostenibilità per le infrastrutture del futuro.
Dopo il round da 70 milioni, il futuro di Generative Bionics
Grazie al recente finanziamento da 70 milioni di euro, chiuso a fine 2025 e guidato dal Fondo Artificial Intelligence di CDP Venture Capital, Generative Bionics ha già raccolto quasi mille richieste da potenziali clienti. Questo flusso permette una selezione attenta dei partner strategici e una concentrazione sulle linee di prodotto più promettenti.
Nei prossimi mesi, l’azienda punta a intensificare le vendite, avviare la costruzione della più grande fabbrica europea di robot umanoidi e lanciare una novità tecnologica che potrebbe essere annunciata entro ottobre 2026. Una fase di crescita che promette di consolidare Generative Bionics come protagonista della robotica avanzata in un mondo che corre veloce.
