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Space Economy: la mappa aggiornata dei fondi italiani ed europei che investono nello spazio nel 2026

Nel 2026, gli investimenti privati nello spazio hanno raggiunto cifre record. Non si tratta più solo di agenzie governative o grandi colossi aerospaziali: oggi il capitale privato spinge progetti che spaziano dalle startup più innovative alle infrastrutture tecnologiche. Il mercato si espande, si diversifica e si fa più sofisticato, abbracciando non solo i lanci satellitari ma anche le applicazioni terrestri che da essi derivano. Un ecosistema in fermento, vivo e in rapidissima trasformazione.

Il flusso di capitale nella space economy: venture capital, fondi pubblici e ETF

Il denaro che arriva nella space economy si divide in tre grandi categorie di investitori. I fondi di venture capital specializzati sono il motore principale per finanziare le startup spaziali. Sono loro a supportare soprattutto le fasi iniziali, ma puntano sempre di più su round avanzati, quando le aziende dimostrano di saper generare ricavi stabili e vantaggi tecnologici difficili da replicare. Nel 2026, il Seraphim Space Index ha registrato investimenti globali per 7,5 miliardi di dollari solo nel secondo trimestre, con circa 620 operazioni concluse nell’ultimo anno. Quasi la metà, il 47%, del capitale è finito in round Series D e oltre, segno chiaro di un settore che sta maturando.

Accanto ai fondi privati, aumentano gli investimenti pubblici o misti pubblico-privati. Fondi come Italia Space Venture, gestito da CDP Venture Capital, usano risorse pubbliche del PNRR insieme a co-investimenti privati per sostenere startup e progetti di trasferimento tecnologico. In Europa, la Commissione europea spinge su reti come il Cassini Investor Network, che mette a disposizione oltre 2 miliardi di euro entro il 2027. Non mancano poi fondi misti che fanno da volano all’intero ecosistema.

Infine, gli investitori più tradizionali scelgono gli ETF tematici quotati in borsa per entrare nel mondo spaziale. Prodotti come il Procure Space ETF, l’ARK Space & Defense Innovation ETF e il VanEck Space Innovators UCITS ETF offrono accesso a società quotate attive nello spazio o che sfruttano tecnologie spaziali, senza investire direttamente nelle startup private.

L’Italia nella space economy: fondi verticali, strumenti pubblico-privati e investitori generalisti

In Italia la space economy prende forma grazie a fondi dedicati e a strategie miste. Primo Capital ha fatto da apripista con Primo Space Fund, lanciato nel 2020, che ha investito in 19 società distribuite in sei Paesi, coinvolgendo circa 900 persone e generando oltre 115 milioni di euro di ricavi. Nel luglio 2026 ha presentato Primo Space 2, un fondo nuovo, focalizzato su space economy e tecnologie dual-use in Europa, con l’obiettivo di raccogliere 120 milioni di euro.

Accanto ai fondi specializzati ci sono quelli pubblico-privati come Italia Space Venture, nato da un accordo del 2022 tra CDP Venture Capital e il Dipartimento per la trasformazione digitale. Con un capitale stimato oltre 250 milioni di euro, grazie anche ai co-investimenti privati, finanzia startup, trasferimento tecnologico e accelerazione d’impresa.

Non mancano poi investitori meno specializzati ma attenti al settore. Indaco Venture Partners e Neva SGR, per esempio, hanno supportato scaleup italiane come D-Orbit, leader nella logistica orbitale. Questo dimostra come le realtà più solide riescano ad attrarre capitale anche da gestori che operano nel deep tech e nell’innovazione digitale.

Europa in campo: investimenti crescenti e focus sulla sicurezza

L’Europa vuole ridurre il gap con Stati Uniti e Cina rafforzando gli investimenti. La Commissione europea, tramite il Cassini Investor Network, muove risorse importanti, attorno ai 2 miliardi di euro fino al 2027. Alpine Space Ventures è uno dei fondi europei più importanti, con un occhio alle startup early stage che lavorano su satelliti, componenti spaziali e data processing. Il fondo tedesco, sostenuto dal Fondo europeo per gli investimenti e da programmi come InvestEU, ha raccolto 170 milioni di euro, rafforzando così il capitale europeo per la space economy.

Altri fondi come Expansion Ventures e Promus Ventures puntano su tecnologie deep tech e dual-use, con un occhio anche alla difesa, alla sicurezza e alle comunicazioni protette. Questi investitori selezionano aziende che stanno all’incrocio tra spazio e applicazioni militari o civili, costruendo un ecosistema integrato.

Secondo il rapporto 2025 dell’European Space Policy Institute, nel 2024 l’Europa ha attratto 1,5 miliardi di euro di investimenti privati nel settore spaziale, con un balzo del 56% rispetto all’anno prima. Circa il 40% delle società finanziate lavora su sicurezza e difesa, a conferma del peso crescente di questo segmento nelle strategie europee.

Usa e Regno Unito: grandi fondi, difesa e deep tech

Negli Stati Uniti e nel Regno Unito i fondi specializzati nello spazio sono tanti e ben finanziati. Seraphim, con oltre 630 milioni di dollari in gestione e più di 150 startup supportate, resta il punto di riferimento globale per il capitale dedicato allo spacetech. L’azienda copre tutto il ciclo di vita delle imprese spaziali, integrando venture capital, co-investimenti e un fondo quotato.

Negli Usa ci sono anche Space Capital, focalizzato su GPS, geospatial intelligence e comunicazioni satellitari, e SpaceFund, che investe in startup early stage nell’economia spaziale emergente. Starbridge Venture Capital e Stellar Ventures cercano aziende con prodotti in grado di servire mercati terrestri ampi, puntando su tecnologie spaziali applicabili anche fuori dall’orbita.

Altri fondi operano all’incrocio tra spazio, difesa e deep tech. Embedded Ventures investe in digital engineering, advanced manufacturing e space operations, coinvolgendo aziende come Apex Space e Anduril. Balerion Space Ventures guarda alle tecnologie dual use per launcher, propulsione e infrastrutture orbitali. Tipo One Ventures ha una visione ambiziosa, puntando su infrastrutture e sistemi industriali per una civiltà interplanetaria.

Capitale pubblico e sicurezza: un binomio sempre più stretto

Il capitale privato nello spazio quasi mai cammina da solo: dietro ci sono sempre strutture e risorse pubbliche a fare da supporto. Agenzie e fondi europei come il Fondo europeo per gli investimenti, la Banca europea per gli investimenti e l’Agenzia spaziale europea giocano un ruolo chiave nel ridurre i rischi tecnici e commerciali per le startup.

Sul fronte difesa, il NATO Innovation Fund si distingue con oltre un miliardo di euro raccolto da 24 Paesi alleati. Pur non essendo un fondo spaziale puro, investe in tecnologie deep tech dual use, inclusi comunicazioni satellitari, sorveglianza e sensoristica. La sua partecipazione in veicoli come Alpine Space Ventures sottolinea quanto l’industria spaziale e la sicurezza nazionale stiano andando sempre più a braccetto.

Investire nello spazio con gli ETF quotati

Per chi non può accedere direttamente ai fondi venture, gli ETF tematici quotati in borsa sono la strada più accessibile per entrare nel settore. Questi prodotti puntano su società quotate che lavorano nello spazio o sfruttano tecnologie spaziali nei loro modelli di business.

Tra i più noti c’è il Procure Space ETF , con oltre 68 partecipazioni e 600 milioni di dollari in asset netti. L’ARK Space & Defense Innovation ETF , attivo e orientato alle società legate all’esplorazione e alla difesa spaziale, ha ampliato nel 2025 il suo raggio d’azione includendo anche l’innovazione difensiva.

In Europa, il VanEck Space Innovators UCITS ETF e il WisdomTree Space Economy UCITS ETF offrono un’esposizione diversificata a player dell’economia spaziale commerciale, con attenzione a infrastrutture, difesa e tecnologie emergenti. Il lancio nel 2026 di WSPC conferma il crescente interesse verso questo settore anche nei mercati regolamentati.

Questa panoramica mette in luce una space economy sempre più complessa e matura, dove fondi verticali, investitori istituzionali e prodotti finanziari quotati convivono e spingono avanti un settore cruciale per le tecnologie del futuro.

Redazione

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