Un uomo seduto su una panchina, lo sguardo perso nel vuoto: è una delle immagini che Armando Rotoletti ha scelto per raccontare la Sicilia. Nato a Messina nel 1958, ha dedicato oltre trent’anni a osservare l’isola con occhi pazienti, senza fretta. Le sue fotografie in bianco e nero, esposte all’Antiquarium Comunale di Centuripe fino al 27 settembre 2026, non mostrano la Sicilia delle cartoline. Qui non ci sono solo mare e sole, ma volti, storie stratificate, memorie che si intrecciano con la realtà di ogni giorno. Una Sicilia sospesa tra passato e presente, un luogo dove il tempo si dilata, si nasconde nei gesti più semplici.
Rotoletti ha lasciato la Sicilia da giovane, spostandosi prima a Londra, poi a Milano per lavoro. Ma quel distacco non ha mai affievolito il suo legame con l’isola. Anzi, ha fatto crescere in lui il desiderio di tornare, di raccontare quei luoghi e le persone che li abitano. Dalla fine degli anni Ottanta, la Sicilia diventa per lui un laboratorio visivo, un terreno da esplorare con uno sguardo attento, capace di scorgere storie nei dettagli e nelle pieghe della quotidianità.
Nel suo percorso si intrecciano esperienze da fotogiornalista e ritrattista, con un passato nell’agenzia Grazia Neri, dove ha fotografato personaggi di rilievo nel panorama italiano. Ma il suo vero interesse va oltre la semplice testimonianza: vuole raccontare la complessità della Sicilia, le sue tante identità. Non cerca un quadro definitivo, ma una visione che si muove tra memoria e presente, svelando atmosfere che spesso sfuggono al turismo o alle narrazioni più comuni.
La mostra “Sicilia. Un’isola, tante Sicilie” è interamente in bianco e nero, una scelta che spinge chi guarda a lasciarsi alle spalle il tempo. Le immagini, spesso scattate in contesti che sembrano lontani dal presente, raccontano un passato che è ancora vivo, sospeso dentro la realtà di oggi. Tomaso Montanari, storico dell’arte e curatore dei testi per la mostra, parla delle fotografie di Rotoletti come di “ambasciatrici di un altro tempo nel nostro presente”.
Nei suoi scatti emergono rituali, gesti quotidiani, forme di resistenza culturale che riflettono le tensioni di una società complessa, dove convivono modernità e tradizioni antiche. Le foto non raccontano solo volti, ma anche le dinamiche sociali di una Sicilia meno conosciuta, fatta di piccoli centri, usanze radicate e legami umani che rischiano di scomparire. Questo sguardo multiplo restituisce un ritratto vivo, lontano dagli stereotipi, mettendo in luce un patrimonio culturale che resiste alle mode e all’omologazione.
Non è un caso che la mostra sia a Centuripe, un borgo nell’entroterra tra Enna e Catania, lontano dalle rotte turistiche più battute. Qui l’arte dialoga con la memoria e l’identità locale, e ospitare un progetto così importante nel cuore della Sicilia interna è un segnale forte per valorizzare i piccoli centri, spesso dimenticati.
Salvatore La Spina, sindaco di Centuripe ed ex giornalista, sottolinea come l’Antiquarium Comunale si confermi uno spazio vivo e aperto, capace di ospitare un confronto profondo sulla cultura siciliana. Questa iniziativa rafforza il ruolo della comunità come protagonista culturale e come luogo di dibattito sull’identità regionale. La mostra diventa così non solo un evento artistico, ma anche un’occasione per puntare i riflettori sull’importanza di conservare e valorizzare il patrimonio materiale e immateriale delle zone interne, dove il tempo sembra scorrere a un ritmo diverso e dove tradizione e innovazione possono incontrarsi.
Con questo progetto, Rotoletti rimane fedele a uno sguardo intenso e senza compromessi, consegnando alla Sicilia un racconto fatto di tante storie da custodire. La sua fotografia diventa memoria viva, capace di alimentare nuove narrazioni su un’isola che oggi, più che mai, si mostra nelle sue molteplici identità.
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