Ad Ancona, nel cuore pulsante delle Marche, Loccioni ha riscritto le regole dell’innovazione industriale. Non si tratta solo di produrre sistemi di misura e controllo: qui nasce un vero e proprio laboratorio di idee, un ecosistema in fermento dove tecnologia e radici locali si fondono. Tra un campus all’avanguardia, laboratori attivi, scuole, startup e progetti dedicati al recupero di terreni agricoli, l’azienda si spinge ben oltre la semplice produzione. Dietro a questo successo c’è una trasformazione profonda, che coinvolge il territorio e una cultura aziendale fondata su apertura, collaborazione e un’inesauribile voglia di innovare.
Fondata vicino ad Ancona nel 1968 da Enrico e Graziella Loccioni, l’azienda ha costruito una lunga esperienza nella progettazione e produzione di sistemi di misura e controllo. Il successo si misura non solo nei numeri — un fatturato che supera i 130 milioni di euro e oltre 450 dipendenti in 45 Paesi — ma anche nell’ambiente di lavoro, riconosciuto come uno dei migliori in Italia e premiato più volte come Great Place to Work. Loccioni è un’impresa moderna, che mette al centro il cliente e la qualità senza compromessi. La sua struttura organizzativa, pensata per essere flessibile, favorisce lo scambio di competenze tra diversi reparti. È questa collaborazione interna che spinge l’azienda verso soluzioni innovative, efficaci e sostenibili.
Tra le eccellenze di Loccioni c’è la piattaforma APOTECA, sviluppata oltre 15 anni fa per automatizzare la preparazione farmaceutica negli ospedali. Questa tecnologia, unica al mondo, permette di gestire con precisione e sicurezza preparazioni complesse, come le chemioterapie oncologiche. Nel laboratorio di Moie dove APOTECA ha sede, si trova anche la Scuola Convergenza, un progetto che coinvolge circa 50 studenti di istituti tecnici e licei. Qui i ragazzi vivono un’esperienza diretta con il mondo dell’impresa: non solo teoria, ma pratica con tutor e attrezzature all’avanguardia. Il percorso è pensato per far emergere il talento creativo e tecnico dei giovani, preparandoli alle sfide future dell’industria.
Nella sede storica di Angeli di Rosora si respira un’atmosfera dove tecnologia e cultura locale convivono. L’azienda ha investito in iniziative per valorizzare la memoria storica e il sapere del territorio. Tra queste la biblioteca d’impresa — la prima nelle Marche — e la casa editrice Desiderio Editore, che raccolgono e diffondono conoscenza industriale e culturale. Una mostra fotografica permanente racconta il legame tra l’azienda e il territorio, con immagini che narrano storie di lavoro e innovazione. Questi progetti non sono semplici ricordi, ma parte di un sistema che mostra come il passato possa fondersi con il presente per costruire un futuro sostenibile. La cultura d’impresa di Loccioni mette sempre al centro la persona e il suo ruolo nel processo produttivo.
Nel polo tecnologico Polaris°, Loccioni lavora su sistemi di collaudo per motori a combustione e nuove tecnologie automotive. Non si tratta solo di migliorare i motori tradizionali, ma anche di puntare sull’energia alternativa, come l’idrogeno. Sono in corso test per produrre e utilizzare l’idrogeno in modo sicuro ed efficiente, contribuendo alla trasformazione dell’industria automobilistica. Nel Polo dell’Elettrone si concentrano invece le attività legate alle auto elettriche: collaudo di motori elettrici, inverter, batterie e semiconduttori di potenza. Nei Nomadic Labs, container attrezzati per test dinamici, c’è il primo impianto italiano di accumulo con batterie second life. Batterie di auto elettriche usate trovano così nuova vita nell’immagazzinamento stazionario, una svolta importante per l’ambiente e il risparmio energetico.
Il Campus Loccioni è un esempio concreto di come ricerca, innovazione e sostenibilità possano andare di pari passo. Una micro-rete elettrica quasi autosufficiente che funziona come showroom tecnologico. Qui si sperimentano soluzioni per ottimizzare i consumi energetici e migliorare l’efficienza, testando le tecnologie più avanzate. I laboratori si occupano di diversi settori, dalla produzione di elettrodomestici intelligenti — come macchine da caffè e robot da cucina — fino all’aerospaziale, con progetti che spaziano dalla stampa 3D al controllo di turbine e motori per aerei ed elicotteri. Il Campus è un ambiente dove le tecnologie più innovative prendono forma in un contesto integrato e sostenibile.
Il legame con la terra è un altro punto fermo per Loccioni. Nella Valle di San Clemente, vicino alla casa natale del fondatore, è nato il progetto LOV — Land of Value — un’area di 200 ettari destinata a diventare un parco agro-tecnologico. Qui si sperimentano tecniche innovative integrate con pratiche agronomiche antiche, quelle applicate più di mille anni fa dai monaci dell’Abbazia di Sant’Urbano, un gioiello romanico restaurato dall’azienda. L’obiettivo è rigenerare i terreni e migliorare la qualità delle filiere agroalimentari, coinvolgendo la comunità attraverso la scuola di Sant’Urbano e iniziative di formazione e divulgazione. Tecnologia e tradizione si uniscono per dimostrare che sviluppo e rispetto dell’ambiente possono camminare insieme.
Nel maggio 2026, 40 innovation manager da 21 grandi aziende italiane hanno visitato Loccioni per conoscere da vicino il suo modello. Tra workshop, visite ai laboratori e pitch, la community ha scoperto un luogo dove l’innovazione è quotidiana, radicata nel rapporto diretto con il territorio e nelle collaborazioni trasversali. Aziende come Amadori, Enel, Leonardo e altre hanno visto un esempio concreto di open innovation, che va oltre la semplice collaborazione con startup, costruendo un vero ecosistema di conoscenza condivisa e valorizzazione reciproca. L’incontro ha dimostrato quanto sia importante il dialogo tra grandi imprese, startup e territorio per affrontare le sfide della competitività, sostenibilità e trasformazione digitale.
Questo laboratorio di idee e tecnologia firmato Loccioni conferma che anche una provincia italiana può diventare terreno fertile per modelli innovativi di business. Un’azienda che è cresciuta senza perdere di vista l’ambiente e la comunità, trasformando la provincia in un vero centro di innovazione industriale e culturale.
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