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Search Fund in Italia: Cos’è, Come Funziona e Perché Sta Crescendo Secondo l’Osservatorio Polimi

«Cerco un’azienda da rilanciare». È questa la missione di un numero crescente di manager e professionisti italiani, pronti a investire tempo e risorse per riportare in auge piccole e medie imprese spesso trascurate. Il fenomeno dei search fund, nato negli anni ’80 negli Stati Uniti, sta ora spopolando nel nostro Paese. Nel 2025, in mezzo a un’economia incerta e frammentata, questo modello ha registrato una crescita sorprendente. Non si tratta solo di comprare aziende, ma di ridare loro vita, grazie a capitali esterni e a una nuova generazione di imprenditori capaci.

Search fund in Italia: numeri in forte crescita nel 2025

A fine 2025, in Italia si contano 37 search fund, un balzo significativo rispetto ai 26 dell’anno prima. Non è un caso: sempre più manager scelgono di diventare imprenditori acquistando aziende già esistenti. Di questi 37 fondi, 20 sono ancora alla ricerca dell’impresa giusta, mentre 17 hanno già concluso l’acquisizione. Di queste, 15 sono gestite direttamente dagli acquirenti, mentre 2 hanno già realizzato l’uscita dall’investimento. Il dato più sorprendente è il tasso di successo: il 94% di chi ha finito la ricerca ha portato a termine l’acquisto, una percentuale ben più alta della media mondiale, ferma al 79%.

Questi numeri arrivano dall’Osservatorio sui Search Fund in Italia, nato nel 2025 al Politecnico di Milano per studiare e monitorare questa realtà in espansione. L’Osservatorio sottolinea come i search fund stiano diventando uno strumento fondamentale per il ricambio generazionale e la crescita delle PMI italiane, spesso fragili nel passaggio tra vecchie e nuove generazioni.

Polimi guida il cambiamento: formazione e iniziative per supportare i search fund

L’Osservatorio del Politecnico, creato in collaborazione con Eureka! Venture SGR, non si limita a raccogliere dati, ma vuole anche promuovere un ecosistema in crescita. Nel giugno 2026, a Palazzo Mezzanotte a Milano, è in programma un evento con ELITE, l’iniziativa di Euronext dedicata alla crescita delle PMI, per discutere di investimenti e opportunità legate ai search fund.

Intanto, la Graduate School of Management del Politecnico ha dato il via a corsi mirati. Nel 2025 si è tenuto il primo corso “Strategie per l’acquisizione e la crescita delle PMI tramite search funding” e presto partirà un programma executive dedicato. Lo scopo è chiaro: dare ai manager, investitori e professionisti le competenze necessarie per muoversi in questo campo, creando anche un network di esperti sul territorio.

Search fund e PMI: una risposta concreta al problema della continuità

Le PMI italiane, cuore pulsante dell’economia, spesso faticano a superare il passaggio generazionale. Andrea Rangone, professore al Politecnico di Milano, spiega che i search fund portano nuova energia e competenze manageriali, favorendo sviluppo e competitività.

In un Paese dove le imprese sono spesso a corto di capitali e di figure manageriali di alto livello, questi fondi rappresentano anche una soluzione finanziaria efficace. Giancarlo Giudici evidenzia come i search fund riescano a mettere insieme soldi e competenze per garantire operazioni di successione esterna, un nodo cruciale per assicurare la continuità delle PMI italiane.

Chi sono i searcher italiani: giovani, esperti ma con poche donne

I protagonisti dietro i search fund in Italia hanno in media 34 anni, un’età simile a quella internazionale. Più della metà ha meno di 35 anni e il 40% lavora in coppia, anche se si vedono i primi team di tre persone. Vengono soprattutto da ruoli di general management, consulenza strategica, investment banking e private equity; quasi uno su cinque ha già esperienza imprenditoriale.

Dal punto di vista formativo, il 66% ha un MBA, spesso conseguito in scuole europee o americane di prestigio. È proprio durante questi percorsi che molti scoprono il modello dei search fund, confermando quanto gli MBA siano un canale importante per diffondere questa formula. Un dato però è preoccupante: solo il 4% dei searcher è donna, segnale chiaro che c’è molto spazio per migliorare in termini di inclusione.

Come funziona un search fund: il finanziamento e la ricerca dell’azienda

Il percorso di un search fund si divide in fasi precise. Prima il searcher raccoglie un capitale iniziale dagli investitori, il cosiddetto “search capital”, che in Italia dura circa tre mesi e mezzo e serve a finanziare la ricerca dell’azienda. Poi arriva la fase di “acquisition capital”, che dura in media 21 mesi, durante la quale si individua e si compra l’impresa.

Il fundraising è guidato soprattutto da investitori istituzionali stranieri, con una media di 562 mila euro raccolti per la prima fase e quasi 18 investitori coinvolti a fondo. Questi soldi coprono lo stipendio del manager, le spese per l’acquisto, il marketing e i viaggi. È chiaro come la maggior parte del capitale venga usata per sostenere direttamente il lavoro del searcher.

La ricerca è molto selettiva. Ogni fondo contatta in media oltre 1.700 aziende, ma solo poche arrivano a lettere d’intenti e acquisizioni. I criteri sono rigorosi: si guarda alla solidità finanziaria, ai margini, alla capacità di generare cassa, ma anche alla resilienza del settore e alla motivazione del venditore, spesso legata a ragioni personali più che economiche, un aspetto decisivo per chiudere l’affare.

Acquisizioni e settori: dove vanno i search fund nel 2025

Nel 2025, grazie ai search fund, si sono concluse 6 acquisizioni importanti. I settori coinvolti sono diversi: dai servizi di lavanderia al waste management, dal pet food al packaging. Le aziende comprate hanno in media un fatturato di circa 10 milioni di euro e margini operativi lordi intorno al 29%. Circa metà delle operazioni si concentra in Lombardia, seguita da Veneto, Toscana ed Emilia-Romagna.

Dal punto di vista finanziario, gli acquisti si fanno con un mix di equity e debito, con quest’ultimo che pesa tra il 40 e il 60% del capitale totale. In tre casi su quattro c’è anche un vendor loan, cioè un prestito dal venditore per facilitare la compravendita. Dopo l’acquisizione, i board sono composti generalmente da 4 o 5 persone: quasi sempre ci sono il searcher e gli investitori, mentre in alcuni casi partecipano anche il venditore o membri indipendenti.

Redazione

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