Il 13 maggio 2026, il MACRO di Roma si trasforma in un laboratorio a cielo aperto. “Science Fashion” non è una semplice sfilata: qui moda, scienza e tecnologia si intrecciano con urgenza e creatività. Non si tratta solo di tessuti o stili, ma di come il fashion affronta temi enormi, dalla crisi climatica all’energia, fino alla convivenza tra specie diverse. Dietro le quinte, professionisti di mondi diversi discutono animatamente, cercando di tracciare il futuro di un settore in piena rivoluzione.
Science Fashion: un progetto nato dall’esperienza e dalla curiosità
L’idea di “Science Fashion” nasce dall’esperienza di Dobrila Denegri, curatrice del progetto, che da anni indaga la moda oltre i classici circuiti delle grandi maison. L’evento vuole mostrare a studenti e operatori quanto questo mondo sia complesso e in continuo mutamento. Denegri ha raccolto idee e ricerche internazionali, costruendo una piattaforma dove sostenibilità, tecnologia e riflessione critica si incontrano e si confrontano.
Il programma mette insieme stilisti, artisti e ricercatori di diversi ambiti. Non è un incontro scientifico nel senso stretto, ma un mix tra sperimentazione concreta e visioni futuristiche, quasi fantascientifiche. Proprio la presenza di voci fuori dal coro alimenta un confronto aperto, a volte anche acceso, che stimola un dibattito collettivo e creativo.
Dalle radici storiche alle sfide di domani
“Science Fashion” fa parte del più ampio programma “Experiments in Fashion and Art”, lanciato nel 2024 con l’obiettivo di trasformare momenti isolati di sperimentazione in una ricerca continua. L’ispirazione viene da esperienze storiche come gli “Experiments in Art and Technology” e i Bell Laboratories degli anni Sessanta, quando arte, industria e scienza dialogavano davvero, dando vita a nuove forme creative.
L’idea è creare uno spazio, non necessariamente fisico, dove designer e ricercatori possano lavorare insieme su materiali, tecnologie e design, attraverso residenze, workshop e mostre. Questo approccio vuole rinnovare anche la formazione, con un archivio online che diventa strumento didattico. La moda non è più solo prodotto finito, ma un sistema complesso in continua evoluzione grazie a queste collaborazioni.
Quattro direttrici per una moda che guarda avanti
Science Fashion si muove su quattro linee guida fondamentali. La prima è il rinnovamento: riflettere sull’origine e la ciclicità dei materiali per puntare a una vera sostenibilità. Denegri sottolinea quanto sia importante capire da dove arrivano le materie prime e cosa succede nel loro processo di trasformazione.
La seconda linea è la smaterializzazione, un tema che ha preso forza durante la pandemia con l’ascesa della moda virtuale. Qui si apre un paradosso: il digitale sembra offrire infinite possibilità, ma la produzione resta ancorata a leggi fisiche tradizionali. Questa tensione spinge verso ricerche audaci, quasi fantascientifiche.
La terza direttrice riguarda l’interazione: tessuti intelligenti, robotica e tecnologie indossabili che dialogano con il corpo umano. Questi sviluppi non restano confinati alla moda, ma trovano spazio anche in medicina e sport, creando una sorta di seconda pelle tecnologica sempre più accessibile.
Infine, il recupero. Ogni innovazione va valutata con attenzione per non correre il rischio di creare nuovi “Frankenstein” della moda: prodotti o processi innovativi che però ignorano le implicazioni etiche.
La forza della collaborazione tra discipline
La co-creazione è al centro di questa evoluzione. Un esempio è il lavoro di Neri Oxman, designer che fonde scienza, natura e tecnologia. Qui si supera il controllo creativo individuale per abbracciare modelli collettivi e interdisciplinari, dove l’essere umano non è più l’unico protagonista.
Tra i progetti presentati c’è quello di Silvio Vujičić e Miro Roman, che hanno creato un alter ego stilista autonomo grazie all’intelligenza artificiale. Un esempio che apre nuovi scenari sulla creatività e sull’identità tra uomo e macchina. Temi come l’immaginario e il postumanesimo sono al centro degli interventi, dimostrando quanto la moda oggi si confronti con questioni filosofiche e sociali profonde.
Cambiamenti nella formazione: tra artigianato e immaginazione
Un punto chiave riguarda la formazione. Denegri critica modelli ancora legati alla figura del “fashion designer-star”, ritenuti ormai superati. La sfida è sviluppare competenze tecniche aggiornate, un artigianato avanzato, insieme a una forte capacità immaginativa e concettuale.
L’uso critico dell’intelligenza artificiale è visto come un’opportunità, a patto che non riduca il pensiero creativo a un mero automatismo. La domanda resta: come si crea oggi conoscenza nel mondo della moda? Science Fashion prova a dare risposte concrete, invitando a ripensare saperi, pratiche e modelli di lavoro.
Tra i soggetti coinvolti ci sono corsi universitari e master, come il triennio in Fashion Design della NABA e programmi di Sapienza e UnitelmaSapienza, che collaborano per portare questi temi alle nuove generazioni.
Moda e immaginario: un racconto da riscrivere
Denegri mette in guardia su un problema importante: l’immaginario collettivo sulla moda è ancora dominato da pochi grandi gruppi del lusso, che ne orientano la percezione pubblica. Questo rischio di monopolio nasconde la varietà e la ricchezza delle pratiche indipendenti di artisti e ricercatori, che propongono modelli produttivi ed etici alternativi.
Science Fashion punta proprio a far emergere questo lato meno visibile ma innovativo, offrendo una narrazione più articolata e meno convenzionale della moda contemporanea. Il futuro? Ulteriori sviluppi, forse con un focus più sociale, ma sempre con un occhio aperto su un settore vivo e in continuo movimento.
