Sessant’anni chiusa, silenziosa, a vegliare sulla città senza più aprire le sue porte. La Torre Perret di Grenoble torna a respirare, a farsi ammirare. Alta novanta metri, è stata la prima torre in cemento armato d’Europa quando fu costruita nel 1925. Un monumento che non è solo una struttura, ma un pezzo di storia dell’architettura. Oggi, dopo un restauro durato oltre due anni, offre di nuovo una vista mozzafiato: dalla città fino alle Alpi, un panorama che lascia senza fiato. Auguste Perret, il suo creatore, avrebbe sorriso nel vedere il suo gioiello tornare a splendere.
Nascita di un simbolo: la Torre Perret e l’Esposizione internazionale del 1925
Auguste Perret, architetto parigino noto per aver rivoluzionato l’uso del cemento armato con opere come la chiesa di Notre Dame de Raincy, ricevette un incarico insolito nel 1924. Grenoble stava per ospitare l’Esposizione internazionale sull’energia idroelettrica e il turismo, e serviva una torre che incarnasse il progresso e la modernità di quegli anni.
La torre, dalla pianta ottagonale, raggiunge i 90 metri di altezza. Al suo interno un ascensore – che oggi è stato restaurato – porta i visitatori fino alla piattaforma panoramica. I lavori partirono il 24 maggio 1924 e si conclusero giusto in tempo per l’inaugurazione, il 21 maggio 1925. Durante i mesi dell’esposizione, da maggio a ottobre, la torre fu ammirata per la sua leggerezza strutturale, nonostante fosse realizzata interamente in cemento armato, un materiale ancora poco usato all’epoca.
Dietro alla scelta del progetto ci furono anche influenze decisive: l’architetto fu sostenuto da Marie Dormoy, giornalista e critica d’arte, mentre il sindaco Paul Mistral spingeva per un evento all’altezza. Nonostante qualche resistenza da parte degli architetti locali, la torre divenne presto il simbolo di un salto tecnologico e artistico.
Riapertura e restauro: 15 milioni per tornare a guardare le Alpi
La Torre Perret ha finalmente riaperto nel luglio 2024, dopo 60 anni di porte chiuse. Il restauro, durato due anni e mezzo, è stato guidato dall’architetto François Botton, responsabile dei Monumenti Storici. Per riportare in vita questo monumento sono stati spesi 15,5 milioni di euro, messi insieme dal Comune di Grenoble, dalla Direzione regionale per la cultura, dal Dipartimento dell’Isère e da privati.
Ora i visitatori possono salire fino a 60 metri, comodamente con l’ascensore o a piedi seguendo le visite guidate. Quest’ultime permettono di proseguire altri 20 metri lungo una suggestiva scala a chiocciola in cemento, fino alla cima, dove una boule in cemento racchiude la vista.
La direttrice del Muséum di Grenoble, Rebecca Bilon, racconta che l’interesse è stato immediato: solo a luglio sono stati più di 4.300 i visitatori, con punte di 400 persone al giorno nelle giornate più piene. Da lassù lo sguardo spazia dalla città ai massicci della Chartreuse e del Vercors, fino al Monte Bianco in lontananza, quando il cielo è terso.
Architettura e dettagli: quando il cemento diventa poesia
La Torre Perret colpisce per la sua eleganza, sia fuori che dentro. La pianta ottagonale da 8 metri di diametro dà un carattere deciso alla struttura, che si sviluppa in tre livelli distinti, sorretti da piloni sottili in cemento armato. Questi pilastri le conferiscono leggerezza e slancio, un equilibrio che non passa inosservato.
All’interno, la luce filtra attraverso aperture geometriche, simili a quelle della chiesa di Notre Dame de Raincy, creando giochi di ombre e motivi raffinati. È il segno della maestria di Perret, capace di coniugare bellezza e funzionalità in un materiale che all’epoca era considerato innovativo.
La scala elicoidale in cemento, che porta alla cima, è un esempio perfetto di come estetica e praticità possano convivere. La torre è una testimonianza precoce di come il cemento armato potesse diventare non solo un elemento strutturale, ma anche decorativo.
L’Esposizione internazionale di Grenoble del 1925: un evento che cambiò la città
L’Esposizione si svolse nel 1925 in un’area a sud del centro storico, su un’ex zona militare trasformata in parco pubblico, oggi noto come Parco Mistral. La torre era la grande protagonista, affiancata da edifici come il Grand Palais de l’Houille Blanche, dedicato all’energia idroelettrica, e il Grand Palais du Tourisme, oggi entrambi scomparsi.
L’evento attirò visitatori da tutta Europa: l’Italia era presente con due padiglioni, uno dedicato al turismo, mentre altri Paesi condividevano uno spazio comune. Di notte, il complesso si illuminava con 10 mila lampadine e una fontana luminosa regalava uno spettacolo suggestivo.
Quell’esposizione fu una svolta per Grenoble, che da allora iniziò a farsi strada come “piccola metropoli moderna” incastonata nel cuore delle Alpi.
L’eredità dei Giochi Invernali del 1968: sport e architettura nel Parco Mistral
Quasi 45 anni dopo l’esposizione, Grenoble ospitò un altro grande evento: le Olimpiadi invernali del 1968. Nel Parco Mistral, dove si trova la Torre Perret, vennero realizzate strutture sportive ancora oggi visibili.
Il Palais des Sports accolse gare di hockey su ghiaccio e pattinaggio artistico, vicino c’è la pista per il pattinaggio di velocità, mentre il braciere olimpico in acciaio e alluminio domina l’area come simbolo dell’edizione. L’Hotel de Ville, costruito tra il 1965 e il 1967 dall’architetto Maurice Novarina, divenne un’icona dell’architettura modernista e del rinnovamento cittadino.
Anche tre grattacieli residenziali di quegli anni testimoniano la spinta verso una città che guarda in alto, una tendenza iniziata proprio con la Torre Perret.
Cemento armato e Isère: una tradizione radicata
La scelta del cemento armato per la Torre Perret non è stata un caso. La regione dell’Isère, con Grenoble al centro, ha una lunga storia legata a questo materiale. A Vif, a una ventina di chilometri, si trova il primo cementificio Vicat, fondato nel 1853 e ancora oggi tra i principali sponsor del restauro.
Passeggiando per Grenoble si incontrano molti edifici in cemento armato, alcuni risalenti ai primi decenni del Novecento. Un esempio è un edificio del 1912 in rue de la République, oggi adibito a supermercato. Il garage a rampa elicoidale di Rue Bressieux, costruito nel 1929 su sette piani, è un altro caso di applicazione funzionale e architettonica del cemento.
I “palazzi degli elefanti” e dei “tre delfini”, con le loro facciate decorate in cemento stampato, risalgono anch’essi ai primi anni del secolo. Grenoble conta oggi 17 immobili riconosciuti come “Architecture contemporaine remarquable” dal Ministero della Cultura, con firme prestigiose come André Wogenscky e Jean Prouvé.
La Torre Perret, insomma, non è un caso isolato, ma un pezzo importante di una tradizione che unisce innovazione tecnica e valore estetico.
