Il governo ha fatto marcia indietro: via i limiti alla participation exemption . Una decisione che ha subito acceso discussioni tra investitori e imprenditori, dopo settimane di incertezza. Si torna al regime fiscale precedente alla legge di bilancio 2026, quello che regola dividendi e plusvalenze societarie senza i nuovi paletti. Non è solo una questione tecnica, ma un segnale chiaro: sbloccare gli investimenti nelle PMI quotate può dare nuova linfa alla finanza legata all’economia reale, specialmente in Italia.
La participation exemption, o PEX, serve a evitare che gli utili distribuiti e le plusvalenze derivanti da partecipazioni societarie vengano tassati due volte. In pratica, solo il 5% delle plusvalenze dalla vendita di quote viene considerato reddito imponibile, mentre il resto è esentasse. Lo stesso vale per i dividendi che passano da una società all’altra. Questo meccanismo favorisce la circolazione del capitale nel sistema produttivo e impedisce che un’azienda paghi tasse multiple sugli stessi guadagni quando li distribuisce a società collegate.
Per usufruire della PEX, però, servono alcune condizioni: bisogna detenere una quota minima e mantenerla per un certo periodo. Questi requisiti garantiscono che gli investimenti siano reali e duraturi. Prima della legge di bilancio 2026, il regime era più leggero e meno vincolante, facilitando così la crescita delle PMI quotate in Borsa.
Con la legge di bilancio 2026 erano arrivati limiti più rigidi: per godere dell’esenzione fiscale, la partecipazione non poteva superare i 500 mila euro o doveva rappresentare meno del 5% della società. Questi paletti avrebbero frenato le holding che investono nelle PMI quotate, specialmente quelle che accumulano quote gradualmente o puntano a investimenti a lungo termine.
Il problema è che queste restrizioni avrebbero potuto ridurre la liquidità di Borsa Italiana, rendere più complessi i movimenti di compravendita e aumentare il rischio di uscita dal mercato di aziende di qualità. Le imprese con progetti industriali di medio-lungo periodo avrebbero avuto difficoltà ad attirare capitali pazienti e preparati, indispensabili per innovare e crescere. Il clima di incertezza generato ha acceso preoccupazioni sulla capacità dell’Italia di mantenere un legame saldo tra finanza e impresa.
Con il via libera del viceministro Maurizio Leo alla revisione delle nuove regole, si apre la strada a un ripensamento sul ruolo della PEX nel sistema finanziario italiano. Tornare al vecchio regime non è solo un fatto tecnico, ma un messaggio chiaro: si vuole favorire un tipo di investimento più paziente, capace di sostenere progetti industriali a medio e lungo termine.
Un regime fiscale più favorevole non solo stimola i capitali italiani verso le PMI quotate, ma limita anche l’ingresso di investitori esteri che potrebbero mettere a rischio il controllo sulle filiere strategiche del Paese. Avere investitori con orizzonti di lungo periodo crea un clima più stabile per la crescita industriale, protegge i posti di lavoro e spinge l’innovazione tecnologica.
La questione PEX si intreccia con il tema più ampio della sovranità industriale italiana. Mantenere il controllo del capitale nelle PMI quotate significa salvaguardare le filiere produttive nazionali, soprattutto nei settori tecnologici di punta. Quando gli investitori esteri entrano in gioco con disinvestimenti o acquisizioni, spesso cambiano le strategie aziendali, con conseguenze dirette su occupazione e innovazione.
Rivedere la normativa in modo più favorevole può rafforzare il tessuto produttivo del Paese, sostenere le imprese nel loro cammino di crescita e creare le condizioni per una competitività duratura. Investimenti stabili e nazionali sono fondamentali per affrontare le trasformazioni industriali che ci attendono nell’economia globale.
Se la decisione di tornare al vecchio regime PEX sarà confermata, potrà dare nuova linfa alle PMI quotate italiane e rendere più appetibili gli investimenti a medio-lungo termine. Holding industriali, fondi istituzionali, private equity e aggregazioni di capitale potranno contare su un sistema più flessibile, che premia il capitale paziente e rafforza il legame tra finanza e sviluppo.
Questo passo potrebbe invertire la tendenza alla riduzione della liquidità a Piazza Affari, attirare investitori qualificati e stabilizzare le aziende quotate. In un mondo sempre più competitivo, avere un sistema finanziario che sostiene le imprese italiane con gli strumenti giusti è essenziale per creare valore duraturo e posti di lavoro qualificati.
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