All’alba della prima domenica di agosto, il mare di Camogli si anima di un silenzio carico di attesa. Motoscafi e barche ornate di bandiere scivolano lentamente, guidati dal Dragun, una figura scolpita a mano dall’artigiano Ido Battistone nel 1968, diventata simbolo della città. Non è una semplice parata, ma un rito antico che intreccia fede e storia, un omaggio alla Madonna, protettrice dei naviganti. Più tardi, il quadro della Stella Maris viene sollevato dalle braccia dei fedeli, lasciando la chiesa romanica di San Nicolò di Capodimonte, nascosta tra la macchia verde del Parco di Portofino. Terra e mare si fondono a Punta Chiappa, dove l’aria sembra carica di un’energia che va oltre il visibile.
Stella Maris: il cuore della comunità camoglina batte tra mare e fede
La mattina a Camogli si apre con un’atmosfera che non ha eguali. Le barche, tutte ornate e cariche di storia, partono dal porto verso Punta Chiappa. A condurre la processione c’è il Dragun, imbarcazione simbolica che più di cinquant’anni fa ha preso vita. Questa tradizione è sempre stato un momento di unione per chi vive del mare e per chi vuole rendere omaggio alla Madonna Stella Maris, colei che guida i naviganti nelle traversate. Nel frattempo, dalla chiesa di San Nicolò di Capodimonte parte la processione via terra. Il quadro della Madonna viene portato con rispetto lungo un sentiero immerso nella natura selvaggia del parco. Questo spostamento verso il mare racconta una storia fatta di fede e tradizione popolare, un’occasione per rinnovare la speranza dei pescatori e delle loro famiglie in una stagione favorevole e nella protezione divina.
Arrivati a Punta Chiappa, le due processioni si incontrano per la benedizione delle barche. Su uno scoglio, davanti a un altare decorato con un mosaico suggestivo, si celebra la messa all’aperto. L’aria si riempie di canti e preghiere, mentre il mare fa da silenzioso testimone. La giornata si chiude con una festa popolare che illumina il Golfo Paradiso grazie a lumini galleggianti biodegradabili. Piccole luci che si posano sull’acqua e restano accese fino a tarda notte, regalando uno spettacolo che richiama il legame antico tra il borgo e il mare.
Madonna Stella Maris a Camogli: tradizione che affonda le radici nella storia
Il prossimo 2 agosto 2026, l’appuntamento confermerà ancora una volta quanto questa cerimonia sia importante, richiamando visitatori da tutta la regione e oltre. Pur avendo più di un secolo di vita, la processione non è così antica come si potrebbe pensare. Nel 1924, don Nicolò Lavarello, rettore della chiesa di San Nicolò, organizzò una celebrazione per il restauro della statua lignea della Madonna, custodita in un’edicola a Punta Chiappa. Da allora, l’evento è diventato una tradizione annuale e un momento fondamentale per la comunità camoglina.
La devozione alla Stella Maris, però, è molto più antica. Già dal Quattrocento, pescatori e marinai di tutta la Liguria invocavano la protezione della Madonna prima di uscire in mare aperto, affidando a lei la sicurezza del viaggio e la speranza di un buon pescato. Questo legame profondo riaffiora ogni anno nei canti popolari e nei gesti rituali. La processione è così un ponte tra passato e presente, un modo per mantenere vivi i valori della comunità e il rispetto per il mare, elementi che da sempre caratterizzano la Liguria.
Punta Chiappa e il mosaico: arte e fede a stretto contatto con il mare
L’altare di Punta Chiappa si arricchisce di un mosaico che dà un valore artistico importante al rito della Stella Maris. Realizzato nel 1947 da Francesco Dal Pozzo, pittore bolognese noto anche come illustratore e scenografo, il mosaico si ispira a un graffito quattrocentesco scoperto nel 1925 durante un restauro della chiesa di San Nicolò. Quel disegno antico raffigura la Madonna con il Bambino seduti sul castello di una caracca, che appare durante una tempesta a una barca in pericolo.
Il mosaico riproduce fedelmente questa scena: tre marinai in balia delle onde, due che cercano di tenere la vela e uno che invoca la protezione divina. Esposto all’aria e alle onde del mare, il mosaico richiede continui interventi di manutenzione per restare intatto. È diventato un simbolo visivo di una devozione che è anche un omaggio alla vita dura dei pescatori. Un mix perfetto di arte e fede, che trasmette un messaggio di speranza e di cura per la tradizione.
San Nicolò di Capodimonte: storia e spiritualità nel cuore del Parco di Portofino
La chiesa di San Nicolò a Capodimonte è uno dei monumenti più antichi e importanti della zona. Costruita intorno all’anno 1000 su un edificio ancora più antico, forse risalente al 345 d.C. e consacrato da San Romolo, vescovo di Genova, ha attraversato secoli di vicende. All’inizio fu affidata alla Congregazione di San Rufo e diventò un punto di riferimento spirituale per gli abitanti del borgo montano.
Nel Quattrocento la zona fu minacciata dalle incursioni dei pirati saraceni, che portarono a un lento abbandono. Nei secoli successivi, con la soppressione degli ordini religiosi, la chiesa venne chiusa e trasformata in abitazione dai pescatori, perdendo gran parte del suo patrimonio sacro. Il restauro di Andrea Bozzo nel 1865 riportò la chiesa al suo antico splendore, permettendo la riapertura nel 1870 e la gestione ai padri Minimi dal 1874. Gli ultimi restauri, completati nel 2012, ne hanno preservato l’integrità. Oggi, grazie a guide locali come Ciro Scognamiglio, i visitatori possono scoprire non solo l’architettura, ma anche le storie e le leggende legate a questo luogo di culto.
Il sentiero da San Rocco a San Fruttuoso: un viaggio tra natura e storia
Oltre alla processione, Camogli offre un percorso unico che collega San Rocco all’Abbazia di San Fruttuoso. Il sentiero si snoda tra panorami mozzafiato e una natura rigogliosa, nel cuore del Parco di Portofino. Lungo la via si incontra la chiesa di San Nicolò, tappa ideale per riflettere su fede e identità della comunità.
Il cammino presenta scalinate e tratti a picco sul mare, e richiede una buona preparazione fisica. Prima di partire, una sosta al Panificio Maccarini per una focaccia da portare con sé è la carica giusta. Dopo San Nicolò, la strada prosegue verso Porto Pidocchio e Punta Chiappa, vicino all’altare della Stella Maris, dove mare e cielo si fondono all’orizzonte.
Chi preferisce evitare i tratti più impegnativi può prendere i traghetti che collegano Camogli a San Fruttuoso, godendosi dall’acqua l’incantevole insenatura che ospita l’abbazia. Di proprietà del FAI, l’abbazia è raggiungibile solo a piedi o via mare, conservando intatto il suo fascino e l’ambiente circostante. Fondata nell’VIII secolo per custodire le reliquie del martire Fruttuoso, fu ricostruita nel X secolo e ampliata nel Cinquecento grazie alla famiglia Doria. Andrea Doria fece costruire un’imponente fortezza a difesa dalle incursioni piratesche; nel XIX secolo nacque anche il borgo dei pescatori.
Oggi l’abbazia si visita con un biglietto o durante visite guidate, spesso accompagnate dal direttore del sito. Tra gli eventi da non perdere, la visita serale a lume di candela del 29 agosto 2026, in occasione della notte del Cristo degli Abissi: un appuntamento che unisce fede, arte e atmosfera in un luogo già ricco di storia e natura.
