Sulla facciata del futuro Consolato Generale d’Italia a Porto Alegre, un murale domina lo sguardo: 45 metri d’altezza per 9 di larghezza. “MADRE” non è un’immagine qualunque. Non celebra eroi o viaggiatori, ma una donna che custodisce storie, lingue e tradizioni. Un volto autentico, forte, che rompe con i soliti cliché sull’emigrazione italiana. L’opera di Hanna Lucatelli, inaugurata il 24 marzo 2026, riscrive la memoria dando voce a chi spesso resta nell’ombra: la madre, pilastro silenzioso di un racconto troppo a lungo ignorato.
L’idea nasce da una domanda semplice e diretta: chi erano davvero le donne dietro l’emigrazione italiana nel sud del Brasile? Hanna Lucatelli ha raccolto storie, documenti, voci, per creare un’immagine capace di condensare quell’esperienza. Nel murale, la madre è il pilastro della cultura portata dagli emigranti: colei che tiene viva la lingua, trasmette abitudini, fede e ricordi di famiglia. Non una figura idealizzata, ma reale, con tutta la complessità del suo ruolo, capace di sostenere la fatica del viaggio e dell’adattamento, spesso da sola, su una barca verso l’ignoto.
In una città ricca di storia italiana, Lucatelli trasforma quel muro in uno spazio che parla e fa riflettere. L’opera non si rivolge solo agli amanti dell’arte, ma a chiunque passi di lì, senza sosta: un messaggio chiaro, immediato e alla portata di tutti. La composizione mette in scena tensioni emotive, una maternità tutt’altro che edulcorata, fatta di responsabilità, sacrifici e forza. Lavorare direttamente sulla strada, sui muri, significa rompere con l’isolamento delle gallerie d’arte, restituendo il racconto alla comunità.
Nata a San Paolo nel 1990, Hanna Lucatelli da tempo indaga l’immagine della donna negli spazi pubblici, sfidando gli stereotipi sessualizzati o passivi. Prima madre e poi artista di strada, ha scelto il murale come strumento di trasformazione culturale: le sue donne non sono comparse, ma protagoniste con presenza e dignità, capaci di cambiare l’energia dei luoghi in cui appaiono.
Il muro crea un dialogo diretto con il pubblico, molto diverso dalla tela tradizionale, spesso confinata a contesti accademici o elitari. Qui l’arte diventa politica, perché mette in discussione le rappresentazioni consolidate e spinge chi guarda a pensare più a fondo, a prendere coscienza. Il lavoro nasce da un’urgenza personale, da una sensazione forte: la madre, con tutte le sue contraddizioni, è una presenza potente nella memoria collettiva, ma ancora poco raccontata nel modo giusto.
Dietro il murale c’è anche Giulia Lavinia Lupo, curatrice del progetto, che ha segnato la direzione da seguire: niente celebrazioni scontate o narrazioni stereotipate sull’emigrazione italiana. Circa un anno prima, insieme al Consolato Generale d’Italia a Porto Alegre, ha messo a punto un lavoro autentico, capace di dare spessore a un tema spesso rappresentato con immagini rassicuranti e ripetitive.
Fondamentale è stata la scelta di coinvolgere la comunità italiana locale, ascoltarne storie vere, profonde, spesso dimenticate. Nel confronto tra storia ufficiale e vissuto quotidiano, Lupo ha sostenuto il cambio di prospettiva puntando sulle donne. Così il racconto cambia tono e la rappresentazione si fa più vera. La figura femminile non è più solo compagna di viaggio, ma portatrice di un mondo intero fatto di coraggio e responsabilità.
Nel dialogo con “MADRE” emerge forte la dimensione personale dell’artista. Il rapporto tra il ruolo di madre e quello di artista, spiega Lucatelli, è complesso, a volte frammentato. La maternità ha cambiato il suo modo di sentire il tempo e le emozioni, rendendola più fragile ma anche più attenta a cogliere le sfumature di una storia fatta di affetti e fatiche.
Nel murale, la barca carica di figli racconta il peso di un compito spesso solitario, il sacrificio quotidiano di chi custodisce la memoria per chi verrà. La rappresentazione è intensa, soprattutto in un panorama artistico contemporaneo dove la maternità viene spesso messa ai margini. Per Lucatelli è stata una scelta voluta e urgente riportarla al centro, restituendole forza umana e simbolica.
“MADRE” non è solo un murale, ma un manifesto visivo che restituisce all’emigrazione italiana un volto umano spesso invisibile nei racconti ufficiali. La scritta sull’opera, “Madre della memoria attraverso l’oceano per seminare futuro”, racchiude un percorso che attraversa generazioni e continenti.
L’arte di Lucatelli apre una riflessione profonda su come si costruisce e si trasmette la memoria collettiva, partendo da un punto di vista troppo a lungo trascurato. Questo lavoro testimonia la forza femminile che, con cura e dedizione, ha tenuto insieme identità e culture. Così il murale di Porto Alegre si impone come un gesto artistico capace di parlare al presente, toccando corde ancora vive nelle società brasiliana e italiana.
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