Nel 2026, l’open banking non è più solo una questione tecnica o normativa: è un mercato globale che vale quasi 40 miliardi di dollari. Le banche e le fintech, fino a pochi anni fa guardate con diffidenza, oggi si scambiano dati con una velocità mai vista, grazie alle API. Nuove regole come la PSD3 e il regolamento FiDA stanno spingendo questo scambio ben oltre i confini tradizionali, coinvolgendo investimenti, assicurazioni e perfino criptovalute. Non tutte le banche però si muovono allo stesso ritmo: alcune arrancano, altre invece puntano a guidare questa rivoluzione che sta riscrivendo le regole del gioco finanziario.
Open banking: il modello che ha scompigliato il mondo bancario
L’open banking permette, con il consenso del cliente, di condividere in modo sicuro i dati bancari tra banche e soggetti esterni attraverso le API, vere e proprie “porte” digitali che mettono in comunicazione sistemi diversi. Nato in Europa con la direttiva PSD2 del 2018, entrata a regime soprattutto dal 2021, questo modello punta a un mercato più aperto e competitivo, spingendo verso servizi digitali più innovativi.
Prima della PSD2, le banche avevano il controllo quasi esclusivo sui dati dei propri clienti. Ora, invece, fintech e persino aziende di telecomunicazioni possono entrare in gioco, offrendo soluzioni spesso più flessibili e tecnologiche. Questo cambiamento costringe le banche tradizionali a rivedere strategie e prodotti: chi resta ancorato al passato rischia di rimanere indietro. Le più lungimiranti stanno invece puntando sull’open innovation per non perdere terreno. L’open banking permette così di creare servizi finanziari su misura, integrando banche, fintech e clienti in un circuito sempre più interconnesso.
PSD2: la svolta che ha aperto le porte del mercato europeo
La PSD2 ha segnato un punto di svolta per i pagamenti in Europa. Rispetto alla prima direttiva del 2007, più debole nel favorire l’accesso ai dati, la PSD2 ha introdotto regole più stringenti per la sicurezza e ha aperto la porta a nuovi protagonisti. L’obiettivo è stato chiaro: aumentare la concorrenza, migliorare l’esperienza degli utenti e costruire un mercato digitale unico in Europa.
L’entrata in vigore è stata graduale tra il 2018 e il 2019. In Italia, il recepimento è avvenuto nel 2017 con il governo Gentiloni. L’Autorità Bancaria Europea ha poi definito le regole per l’autenticazione forte dei clienti e per la comunicazione sicura tra banche e fornitori esterni. Una novità importante è stata l’obbligo per le banche di aprire le proprie API a soggetti terzi, rompendo un equilibrio consolidato e dando spazio a innovazioni che fintech e aziende tecnologiche hanno sfruttato per creare nuovi servizi.
API: il cuore pulsante dell’innovazione finanziaria
Le API, o Application Programming Interface, sono il motore dell’open banking. Sono strumenti software che permettono a due applicazioni di “parlare” tra loro, scambiandosi dati in modo rapido e sicuro. Pensate a quando prenotate un volo su un’app: dietro c’è un’API che trasferisce le informazioni senza che voi dobbiate fare altro.
Nel mondo finanziario, le API collegano i dati dei conti correnti a servizi esterni, permettendo funzioni come aggregare più conti, avviare pagamenti diretti o analizzare le spese. Gli sviluppatori possono così creare app complesse senza partire da zero, usando queste “parti” già pronte. L’apertura delle API ha trasformato il mercato: i cosiddetti TPP possono sviluppare prodotti e servizi sui dati finanziari dei clienti, sempre con il loro consenso e rispettando regole rigide di sicurezza.
Nuove regole e nuove sfide: PSD3, PSR e il regolamento FiDA
Il 2023 ha aperto un nuovo capitolo con la proposta della PSD3 e l’approvazione del Payment Services Regulation nel 2025, attivi dal 2026 in Europa. Queste norme puntano a rafforzare la sicurezza, ampliare la tutela dei consumatori e uniformare le regole tra i Paesi dell’Unione.
Intanto il regolamento FiDA sposta il focus oltre i conti correnti, includendo dati su investimenti, assicurazioni e criptovalute. Così si passa dall’open banking all’open finance, un ecosistema più ampio e integrato dove la condivisione dei dati riguarda tutti i prodotti finanziari. L’idea è creare un mercato dove innovazione, sicurezza e personalizzazione convivano, dando spazio a nuovi modelli di business e aumentando la concorrenza a vantaggio di consumatori e imprese.
Open banking in Italia: i numeri e chi guida il cambiamento
In Italia l’open banking cresce, anche se più lentamente rispetto ad altri Paesi europei, ma con segnali chiari di consolidamento. Secondo il Market Outlook 2025 di CRIF, nel primo semestre 2025 il collegamento ai conti correnti tramite servizi Access to Account ha raggiunto il 57,4%, in netto aumento rispetto all’anno prima.
Interessante anche il profilo degli utenti: crescono i giovani della Generazione Z, aumentano i Baby Boomers e la maggior parte sono clienti con basso rischio finanziario. Non si tratta solo di numeri tecnici, ma di una maggiore fiducia nel condividere i propri dati in modo autorizzato.
Il mercato italiano è spinto anche dalla diffusione delle neobank e di piattaforme digitali come Revolut, che nel 2026 ha superato i 5 milioni di clienti. Anche Banca Sella, con la piattaforma Fabrick, e PostePay continuano a innovare, integrando l’open banking in servizi di pagamento, risparmio e consulenza digitale.
Open banking nel mondo: modelli a confronto
L’open banking si sviluppa in modo diverso a seconda dei Paesi e delle normative. In Europa la PSD3, il PSR e il FiDA indicano la strada verso un open finance completo.
Il Regno Unito resta un passo avanti, con milioni di utenti e un ecosistema fintech maturo. Negli Stati Uniti, il Consumer Financial Protection Bureau ha introdotto dal 2024 regole per un accesso più sicuro e ampio ai dati finanziari, favorendo interoperabilità e innovazione.
In America Latina, il Brasile è un esempio di successo con un sistema integrato di open finance che include banche, assicurazioni e pagamenti digitali. Anche in Medio Oriente, paesi come l’Oman stanno avviando normative per l’open banking, parte delle loro strategie di digitalizzazione.
Questi segnali confermano che il sistema finanziario sta diventando sempre più aperto, interconnesso e su misura, con l’open banking solo come primo passo di un percorso più ampio.
I protagonisti tecnologici e fintech che spingono l’open banking
Dietro l’open banking ci sono aziende tecnologiche e fintech che costruiscono infrastrutture e soluzioni. In Europa, Tink, nata in Svezia nel 2012 e acquisita da Visa nel 2021, collega migliaia di istituzioni con centinaia di milioni di utenti, offrendo servizi di aggregazione conti e pagamenti.
Negli Stati Uniti, Plaid è il leader per le infrastrutture API che permettono l’accesso ai dati per credito, investimenti e gestione finanziaria. In Gran Bretagna, TrueLayer e Yapily sono punti di riferimento per i pagamenti account-to-account e l’accesso sicuro ai dati.
In Italia, Banca Sella ha anticipato i tempi con Fabrick, piattaforma aperta dal 2017 a startup e sviluppatori, oggi un punto fermo dell’open finance. Revolut continua a espandersi con servizi innovativi, mentre PostePay investe nel digitale con soluzioni integrate di pagamenti e wallet.
Questi attori mostrano come oggi la competizione si giochi sul valore tecnologico e sull’offerta di servizi su misura.
Verso un sistema finanziario aperto e intelligente nel 2026
Dalla PSD2 a oggi, l’open banking non è più solo una questione di regole, ma un elemento strutturale del mondo finanziario globale. La crescita del mercato, la diffusione delle API e la maggiore fiducia degli utenti sono basi solide.
Guardando avanti, l’incontro con l’intelligenza artificiale promette di cambiare ancora tutto. L’AI potrà offrire consulenze finanziarie personalizzate, prevedere rischi e comportamenti, e prevenire frodi in modo automatico.
Il futuro vedrà banche tradizionali, operatori tecnologici e fintech lavorare insieme in un quadro internazionale che punta a ecosistemi più aperti, connessi e attenti alle esigenze reali dei clienti.
Questa strada conferma che il domani dei servizi finanziari si baserà su dati condivisi, sicurezza forte e innovazione continua, aprendo una nuova stagione di sostenibilità e competitività per l’intero settore.
