Dietro le mura della Ca’ Granda, a Milano, si cela un tesoro poco noto ma carico di storie e arte: la Quadreria dei Benefattori. Qui, tra ritratti e sculture, si celebra chi ha sostenuto uno degli ospedali più antichi d’Italia attraverso i secoli. Volti di persone comuni e figure di spicco, catturati da maestri dell’arte, raccontano un legame profondo e duraturo. È un viaggio nel tempo che restituisce con forza la memoria di una città e della sua generosità.
Benefattori e arte: una tradizione milanese che dura da quattro secoli
La Quadreria nasce da una consuetudine risalente al 1602, pensata per celebrare chi sosteneva la Ca’ Granda, fondata a metà Quattrocento da Francesco Sforza. La collezione conta oltre mille dipinti, realizzati dal Seicento fino ai giorni nostri, tutti commissionati per ringraziare i donatori dell’ospedale. Ritratti affidati a pittori di grande prestigio, spesso protagonisti dell’arte lombarda e italiana.
In origine, per ottenere il ritratto bisognava fare una donazione minima. Chi versava almeno 40mila lire otteneva un ritratto a mezza figura, mentre per chi superava gli 80mila lire la tela rappresentava il benefattore a figura intera. Con il passare del tempo, e il cambio di valuta, la cifra si è stabilizzata intorno ai 250mila euro, mantenendo vivo quel legame tra generosità e riconoscimento pubblico.
Le opere sono conservate soprattutto in un caveau, visitabile su prenotazione. Una selezione di 23 tele è invece esposta al pubblico insieme a busti in marmo, ritratti di medici e strumenti diagnostici d’epoca. Un percorso che unisce arte, scienza e solidarietà, raccontando la lunga storia dell’ospedale e la sua connessione con Milano.
Volti e pennelli: storie diverse che si incontrano nelle tele
I ritratti della Quadreria portano la firma di artisti come Giovanni Segantini, Mario Sironi, Felice Casorati e Mosé Bianchi. Lì si incontrano volti di ogni tipo: un fabbricante di sapone, un banchiere, commercianti di seta, ufficiali dell’armata austriaca, medici e vedove legate al Corriere della Sera. Ognuno con la sua storia, inserita nel mosaico della città.
Le differenze di stile raccontano anche diverse sensibilità artistiche e aspettative dei committenti. Il ritratto di Carlo Carvaglio, un grande donatore e banchiere, realizzato da Sironi con un linguaggio sintetico-espressionista, suscitò critiche. La famiglia lo trovò troppo “abbozzato”, distante dagli schemi tradizionali. Mentre la maggior parte delle opere segue un canone realistico, alcune testimoniano lo scontro tra innovazione e gusto consolidato.
Un caso emblematico è quello di Cesare Fantelli, commerciante di vini, ritratto due volte da Eleuterio Pagliano. La prima versione, molto realistica e “popolare”, fu rifiutata e sostituita con un’immagine più composta e ufficiale. Qui si vede come questi ritratti fossero spesso un equilibrio tra celebrazione sincera e una certa forma di autocelebrazione.
Nel cuore di Milano, un museo che racconta la città e la sua società
Il Museo dei Tesori della Ca’ Granda, aperto nel 2019 in via Francesco Sforza, celebra il legame tra assistenza, mecenatismo e cultura lombarda. Nonostante i circa seimila visitatori l’anno, offre una vista unica su questo intreccio.
Oltre ai ritratti, nelle sale si trovano oggetti preziosi: lo stendardo processionale realizzato da Gio Ponti, con tessuti e pietre preziose, dedicato alla Madonna dell’Annunciazione, protettrice dell’ospedale. Busti di personaggi come il cardinale Carlo Borromeo e ritratti di medici storici, come Umberto Carpi, tisiologo ricordato in un’opera del fratello Aldo, completano il quadro.
La collezione è un’istantanea della società milanese, unendo patrimonio artistico e memoria civica. Qui si intrecciano le storie di imprenditori, professionisti, militari e famiglie che hanno sostenuto concretamente l’ospedale, simbolo di carità e assistenza pubblica.
Ritratti che parlano di guerra, famiglia e memoria
I dipinti raccontano anche momenti storici e commemorazioni. Tra questi spicca il ritratto di Giuseppe Colli, giurista immortalato da Angelo Inganni mentre firma un testamento a favore della Ca’ Granda. Sullo sfondo si vede il cortile dell’ospedale durante la Festa del Perdono, quando i benefattori venivano celebrati in pubblico.
C’è poi Giovanni Ballerio, medico militare caduto sul fronte di Gorizia nel 1917 durante la Prima guerra mondiale. I genitori, in suo ricordo, lasciarono l’eredità all’ospedale. Un legame forte tra memoria familiare e impegno civile.
Tra le opere di pregio anche il dipinto di Angelo Morbelli che ritrae Odoardo Fano, ragioniere e garibaldino, realizzato con la tecnica divisionista e un’attenzione minuziosa ai dettagli. Questi quadri sono veri e propri documenti di una città e dei suoi abitanti, intrecciando storie familiari, eventi storici e vicende umane.
Tra chiostri rinascimentali e ricordi delle Cinque Giornate
Il percorso si chiude nella cripta della chiesa dell’Annunciazione, parte del complesso originale della Ca’ Granda. Qui, antica sepoltura dell’ospedale, nel 1848 fu trasformata in mausoleo per i caduti milanesi delle Cinque Giornate, la rivolta contro l’occupazione austriaca.
Sulle pareti si leggono ancora iscrizioni che raccontano dolore e sacrificio, evocando immagini forti di vite spezzate e di riscatti civili. In seguito, i resti furono trasferiti nel monumento di Giuseppe Grandi in piazza omonima, simbolo di un momento cruciale per la città.
Questo spazio chiude il museo con un tocco di storia e memoria, unendo arte e ricordo in un racconto che rispecchia la Milano di sempre: una metropoli capace di coniugare cultura e solidarietà lungo i secoli.
