Davanti all’aeroporto di Capodichino, una nuova stazione metro sta per cambiare il volto di Napoli. Non si tratta di un semplice punto di transito, ma di un vero e proprio ingresso tra la città e il suo sottosuolo. Qui, la luce gioca con lo spazio, trasformando il viaggio in un racconto visivo che riflette l’anima stessa di Napoli. Il progetto nasce da un lavoro collettivo internazionale, capace di fondere tecnica e cultura, rispettando e valorizzando l’identità partenopea. Un luogo dove il passato incontra il futuro, e l’innovazione diventa parte integrante del tessuto urbano.
Capodichino: l’architettura che parla alla città
Antonio Franco Mariniello sostiene che l’architettura nasce per far comunicare le persone. Ed è proprio questo il cuore delle infrastrutture pubbliche come le stazioni metro. Capodichino non è solo un luogo funzionale, ma uno spazio che media tra i quartieri e le comunità, creando connessioni attraverso gli spazi attraversati ogni giorno dai cittadini. Qui si costruiscono storie urbane, si forgiano identità collettive.
Il legame con la storia è forte: il contributo inglese, risalente al progetto di Lamont Young nel 1874, rivive oggi grazie allo studio RSHP , che porta a Napoli uno sguardo contemporaneo e internazionale. L’architettura diventa così un ponte tra passato e presente, rispettando la complessità e le stratificazioni di una città come Napoli.
Un sistema di trasporti unico: aeroporto, porto e stazione uniti
La stazione di Capodichino si inserisce in un sistema raro al mondo: l’aeroporto, la stazione centrale e il porto collegati da una rete integrata. Questo collegamento rappresenta una svolta per la mobilità, facilitando spostamenti di viaggiatori e pendolari con un’infrastruttura efficiente e coordinata.
La realizzazione è affidata a Webuild, in collaborazione con Moccia Irme, mentre la gestione spetta ad ANM per conto del Comune di Napoli. Non è solo un’opera ingegneristica, ma una “porta del cielo”, come la definisce il professor Paolo Carbone: un invito ad accogliere chi arriva in città con un’architettura che parla di apertura e trasparenza.
Ivan Harbour di RSHP: “La luce naturale guida il viaggio”
Ivan Harbour, architetto dello studio RSHP, racconta l’esperienza maturata nel progettare infrastrutture nel mondo e spiega come Capodichino si inserisca in questa tradizione. Un progetto di oltre vent’anni, che punta tutto sull’uso della luce naturale, elemento chiave per definire l’atmosfera e la leggibilità degli spazi.
“La luce – spiega Harbour – trasforma la stazione in un luogo in continuo mutamento: d’estate arriva fino al pavimento, conferendo un aspetto quasi solare e teatrale. Aperture e oblò lungo il percorso creano un ritmo visivo che accompagna e orienta gli utenti, usando anche i segni naturali come il sole.” Così la stazione diventa un posto unico, dove la profondità si misura con la luce, che diventa una guida e una metafora di chiarezza.
Spazi pubblici sotterranei: un nuovo volto per la metro
Il progetto di RSHP restituisce dignità a uno spazio spesso visto come anonimo o freddo. Harbour sottolinea come architettura e design possano calmare l’ansia del viaggio, trasformando la stazione in un ambiente accogliente e aperto a tutti. Non a caso si pensa anche a elementi conviviali come le macchinette del caffè, per fare della stazione non solo un punto di passaggio, ma un luogo di incontro.
Così si rovescia la vecchia idea della stazione come “non-luogo”: qui si vuole costruire un’identità urbana, con un progetto essenziale ma ospitale. L’infrastruttura diventa parte della vita quotidiana, a disposizione di tutti senza barriere sociali.
Napoli nel cuore, respiro internazionale
Il lavoro tra il team internazionale di RSHP e le realtà locali punta a mantenere un equilibrio tra un valore universale e un forte legame con il territorio. Harbour spiega che non si tratta di imporre uno stile estraneo, ma di valorizzare ciò che unisce le persone in relazione alla cultura e al carattere della città.
Napoli è un contesto complesso, fatto di monumentalità e intimità, entrambi rispettati e accolti nel progetto. La stazione è descritta come una “cattedrale rovesciata”: uno spazio monumentale che però accoglie con calore, dove chiunque può sentirsi a casa.
Materiali e tecnologia: scelte di qualità per durare nel tempo
Il progetto punta anche sulla scelta di materiali semplici ma resistenti: cemento, metallo e vetro. Sono elementi scelti non solo per la robustezza, ma anche per la qualità tattile ed estetica che offrono. Il cemento, con la sua superficie irregolare, sostiene la struttura senza rinunciare a un aspetto contemporaneo e solido.
Molte parti, come le scale prefabbricate, sono studiate per garantire precisione e modularità, affrontando una complessità tecnica non da poco. I pilastri, dritti e rigorosi, testimoniano l’attenzione artigianale. Il progetto segue una filosofia di sottrazione: ogni elemento è essenziale, niente è superfluo.
Capodichino racconta Napoli con l’architettura
Con la sua presenza imponente ma accessibile, la nuova stazione di Capodichino si candida a diventare un simbolo della città. Uno spazio pubblico che celebra il movimento e la vita urbana. La luce naturale, i materiali scelti, l’equilibrio tra monumentalità e intimità fanno di questo progetto un’opera importante nel panorama architettonico di oggi.
In un’epoca in cui le infrastrutture spesso sono solo funzionali, Napoli aggiunge con Capodichino un capitolo prezioso: un dialogo aperto tra passato, presente e futuro, per chi vive e attraversa ogni giorno la città.
