Un ferro contorto, segnato dal tempo, si staglia contro le pareti affrescate della Rocca Sanvitale di Sala Baganza, a Parma. È una scultura di Brunivo Buttarelli, artista che da decenni plasma materia e memoria, trasformando metalli consumati e legni antichi in oggetti che sembrano provenire da un’epoca ignota. Non si capisce bene se siano reperti archeologici o frammenti di un futuro ancora da inventare. Eppure, lì, nell’Appartamento Farnesiano, questi pezzi raccontano storie di resistenza e metamorfosi.
La mostra “Racconti materici” celebra gli ottant’anni di Buttarelli, nato a Casalmaggiore nel 1946, ma soprattutto invita a un viaggio dove passato e futuro si intrecciano senza soluzione di continuità. Tra stucchi settecenteschi e affreschi d’epoca, le sculture dialogano con lo spazio, sfidando la percezione del tempo e lasciando chi guarda sospeso tra memoria e immaginazione. Resterà aperta fino al 29 novembre 2026, un’occasione per immergersi in un’esperienza fuori dal tempo.
I materiali usati da Buttarelli vengono da oggetti di uso quotidiano ormai consumati, abbandonati, segnati dal tempo. Ferro piegato, legno logoro, scarti industriali, superfici metalliche arrugginite si uniscono in forme che sembrano resti fossili o tracce di civiltà future. Non sono semplici assemblaggi, ma un modo per ridare vita a questi frammenti, ognuno con la sua storia.
Il tempo che Buttarelli evoca è lento, simile a quello della natura, fatto di sedimentazione e erosione. Non è il ritmo frenetico del consumo moderno, ma una trasformazione continua e graduale. L’artista dà voce a un archivio di materia che, attraverso l’usura, racconta vite nascoste, origini dimenticate e funzioni perdute degli oggetti.
Nel giardino della Rocca, le opere amplificano questa sensazione: strutture che sembrano emergere da un paesaggio desolato o da un’era preistorica, popolato da creature ibride e fossili contemporanei. Le sculture diventano così testimonianze mute di una civiltà consumistica, simboli di un mondo che si consuma e si rinnova insieme.
Le sculture di Buttarelli sono dispositivi di trasformazione. La materia cambia volto: ciò che era scarto diventa reliquia, l’ordinario assume un valore quasi mitico. Questa metamorfosi crea una tensione tra elementi naturali e artificiali, tanto da far percepire i metalli arrugginiti come ossa o ferri piegati come vertebre. Alcune opere ricordano animali o forme cosmiche, quasi a suggerire un ritorno delle materie industriali a uno stato primordiale, prima della loro funzione tecnologica.
Assemblare questi materiali e restituirli a una nuova vita simbolica significa riflettere sul ciclo naturale della vita, dove morte e rinascita sono passaggi continui. L’artista insiste su questo tema nella serie “Nel tempo ciclico della vita”, dove il tempo si fa fluido e circolare, un susseguirsi infinito di trasformazioni.
Con le sue sculture Buttarelli sembra proporre una visione quasi cosmica della materia come organismo vivo, capace di cambiare e adattarsi nel tempo. L’opera così supera il semplice recupero artistico e diventa una riflessione sul segno che resta e sulla continua possibilità di rinnovamento.
La scelta della Rocca Sanvitale come sede della mostra aggiunge un livello in più di significato al lavoro di Buttarelli. Le sculture dialogano con gli ambienti dell’Appartamento Farnesiano, decorati tra Cinquecento e Settecento con affreschi e stucchi di Sebastiano Galeotti. Questo incontro crea una sospensione temporale: dalla struttura quattrocentesca, passando per le decorazioni settecentesche, fino alle installazioni contemporanee.
Non è uno scontro tra antico e moderno, ma un lento scambio, un’osmosi in cui le sculture emergono come forze invisibili dal tessuto storico. In questo spazio il passato non è mai concluso e il presente sembra già una possibile rovina futura. Il risultato è un tempo stratificato e sospeso, dove ogni elemento ha una sua storia che va oltre la sua semplice esistenza.
La mostra sfrutta questa particolarità architettonica per amplificare il senso di temporalità fluida che anima le opere, rendendo il luogo stesso parte della narrazione.
Tra le opere esposte, “Lucente luna metallica” offre uno spunto per riflettere su temi sociali attuali. L’opera richiama la luna dell’Orlando furioso, simbolo di accumulo di oggetti perduti e frammenti di umanità. Qui però la luna diventa un corpo metallico, lucido ma freddo, fatto di scarti e materiali industriali.
Questa immagine assume un valore critico: è la metafora dello spreco e dell’eccesso della società moderna, dove il consumo produce rifiuti senza sosta. La luna di Buttarelli non è romantica né consolatoria, ma denuncia la dissipazione delle risorse e la fragilità dei sistemi produttivi.
La materia diventa così testimonianza della storia umana e delle contraddizioni del nostro tempo, offrendo un’immagine potente del rapporto tra natura, tecnologia e rifiuto.
La mostra “Racconti materici” conferma come Brunivo Buttarelli lavori con un’arte che vede la materia come luogo di memoria e racconto. Ogni superficie, segnata dall’usura e dalla corrosione, parla di vite vissute e trasformazioni. Gli assemblaggi diventano storie stratificate, narrazioni complesse che richiamano processi naturali e umani.
In un’epoca di obsolescenza veloce e cancellazione rapida delle tracce, il lavoro di Buttarelli assume un valore di contrappeso: ridà spessore e durata al concetto di materiale. Invita a fermarsi, guardare e ascoltare ciò che gli oggetti raccontano con la loro memoria silenziosa.
“Racconti materici” ci parla di trasformazione e rigenerazione. Come in geologia, nulla resta fermo o definitivo. La mostra ci ricorda che anche ciò che sembra destinato a sparire può avere una vita nuova, attraversando epoche e forme diverse. Un invito prezioso a guardare con occhi diversi quello che spesso diamo per perso.
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