Tra il frastuono delle auto e l’ombra degli antichi palazzi di Roma, si cela un tesoro verde che pochi hanno davvero visto: gli Horti Sallustiani. Un tempo rifugio lussuoso per l’aristocrazia imperiale, questi giardini non erano solo un luogo di svago, ma un segno tangibile di potere e prestigio. La loro storia è fatta di splendore, oblio e resurrezione. Ora, dopo secoli di silenzio, si apprestano a tornare a vivere, offrendo a tutti un viaggio nel cuore verde di un impero che non smette mai di stupire.
Gli Horti Sallustiani occupavano un’area che oggi si estende tra Via Salaria, Via Veneto, Via XX Settembre e le Mura Aureliane, una vasta porzione nel centro della città. Originariamente di proprietà di Giulio Cesare, passarono poi nelle mani dello storico e politico Gaio Sallustio Crispo, che trasformò il luogo in una residenza di lusso, impreziosita da interventi architettonici e dettagli raffinati.
Il complesso divenne poi proprietà imperiale con Tiberio, a sottolinearne l’importanza strategica. Imperatori come Vespasiano lo scelsero come residenza, mentre Nerva vi trovò la morte. Anche Adriano e Aureliano lasciarono il loro segno, ampliando la struttura con elementi come l’ippodromo. Più che un semplice parco, gli Horti erano un centro di potere e svago, un riflesso della grandezza dell’impero.
Con il passare dei secoli, gli Horti subirono le ferite della storia. La devastante invasione dei Goti guidati da Alarico nel 410 d.C. causò gravi danni, e la villa non fu mai più ricostruita. Durante il Medioevo, l’area cadde nell’oblio, abbandonata e dimenticata. Solo con il Rinascimento iniziò una lenta ripresa, con la costruzione di ville rinascimentali e barocche che ridiedero vita al territorio.
Con l’Unità d’Italia e la nomina di Roma a capitale nel 1871, la zona subì profonde trasformazioni urbanistiche. Gli scavi archeologici portarono alla luce resti antichi di grande valore, rivelando la complessità e la vastità degli Horti, ben più di una semplice residenza con giardini.
Gli scavi hanno messo in luce un’area ricca di edifici raffinati. Tra questi, un impianto termale e un tempio dedicato a Venere Ericina, a testimoniare la natura pubblica e religiosa del complesso. Sotto l’attuale Piazza Sallustio, a circa 14 metri sotto il livello stradale, si estende un grande complesso formato da tre edifici distinti.
Il cuore pulsante è l’Aula Adrianea: una sala circolare con cupola a conchiglia, che richiama il Serapeo di Villa Adriana a Tivoli. Le pareti sono decorate con nicchie; due di queste conducono a spazi ornati, forse ninfei, destinati all’acqua e al culto. Il pavimento in cocciopesto ospita oggi un’apertura con vetro protettivo, che mostra le antiche fondazioni.
Sul retro si ergeva un elegante edificio a più piani, ornato da affreschi, mosaici e finestre, collegato a piani superiori ormai scomparsi da una grande scalinata sul lato nord. Da qui provengono alcune delle più celebri opere della scultura romana: il Galata Morente, il Galata Suicida e il trono Ludovisi, ora conservati in musei come i Capitolini e Palazzo Altemps. L’obelisco, spostato sulla scalinata di Trinità dei Monti, conserva la memoria di questo luogo nel cuore di Roma.
Nel 1998 la Soprintendenza Archeologica di Roma ha lanciato un progetto ambizioso per recuperare l’Aula Adrianea e restituirla alla città. L’obiettivo è trasformare questo gioiello dell’architettura romana in uno spazio vivo, capace di ospitare eventi culturali e convegni. Dopo anni di lavori, si avvicina la fase finale di valorizzazione.
A settembre saranno aperti nuovi spazi al pubblico, con un percorso espositivo arricchito dalla mostra dedicata all’artista contemporanea Cristina Galati. Un appuntamento che segna un passo importante nella rinascita degli Horti, che tornano a vivere, incrociando passato e presente. Non si tratta solo di archeologia, ma di cultura viva, per offrire a romani e visitatori un luogo unico, simbolo eterno della città.
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