“Alla Biennale di Venezia 2026, nessun giovane artista italiano ha trovato spazio.” Una mancanza che pesa, soprattutto se si pensa a Milano, da sempre crocevia dell’arte contemporanea nel nostro Paese. Ma dietro le luci dei grandi eventi e delle gallerie prestigiose, c’è un mondo fatto di sfide quotidiane, di spazi recuperati all’improvviso e di reti informali che cercano di tenere in vita la creatività emergente. Matteo Montorfano, fotografo nato nel 1999 nell’hinterland milanese, ne sa qualcosa. Il suo percorso, intrecciato con viaggi e incontri, racconta di una scena artistica in bilico, dove l’indipendenza e il lavoro collettivo si intrecciano per dare voce a temi sociali e umani, in un sistema che cambia ma resta fragile.
Milano, crocevia d’arte: risorse, disuguaglianze e sfide attuali
Milano è senza dubbio un punto di riferimento per l’arte italiana e internazionale, con tante gallerie, eventi e occasioni che attirano giovani talenti. Ma la città non è immune da problemi che riflettono quelli del sistema culturale nazionale. La marginalità degli artisti italiani, spesso denunciata, non nasce all’improvviso nei grandi eventi internazionali, ma si costruisce già nel circuito locale, dove spesso si privilegiano nomi stranieri affermati rispetto ai nuovi talenti nostrani. A questo si aggiunge un divario netto tra formazione e istituzioni artistiche, che limita in parte la crescita della scena contemporanea nazionale.
Milano offre una scena complessa: accanto a spazi ufficiali c’è un mondo underground ancora vivo, fatto di realtà indipendenti che crescono fuori dalle dinamiche tradizionali. In questo contesto, i giovani artisti devono spesso costruirsi da sé un percorso, tra occasioni sporadiche e continui spostamenti. Milano diventa così una base di partenza, ma anche un territorio dove serve ingegno e determinazione per trovare spazi e opportunità, spesso in realtà meno strutturate.
Spazi indipendenti e autogestione: il lavoro di Montorfano e il collettivo Cesura
Il racconto di Matteo Montorfano mette in luce un aspetto centrale della scena milanese: l’importanza degli spazi informali e delle pratiche autogestite. Dopo aver studiato a Urbino, Montorfano torna spesso a Milano, ma evita i circuiti tradizionali. La città, dice, offre luoghi come librerie, circoli culturali, fiere di editoria indipendente e piccoli spazi espositivi che sono vere opportunità per chi vuole sperimentare. Tra questi, la libreria Potlatch, Spazio Mina in via Padova e ONOFF, che con grande flessibilità permettono ai giovani artisti di mostrare il loro lavoro e confrontarsi.
Montorfano fa parte anche del collettivo Cesura, attivo nella produzione di fanzine e progetti editoriali indipendenti. Queste pubblicazioni sono molto più di semplici oggetti: rappresentano un modo libero e diretto per far conoscere il proprio lavoro, fuori dalle logiche del mercato tradizionale. Le fanzine, spiega l’artista, “non sono mai secondarie, ma una scelta consapevole e di qualità.” Progetti come “And Other Chapters” e la fanzine “Baby Go” sono esempi concreti di come l’energia collettiva possa aprire nuove strade espressive e creare reti di giovani artisti.
Fotografia documentaria e impegno sociale: “So Real” e la comunità inclusiva
Uno dei cardini della ricerca di Montorfano è la fotografia documentaria, strumento con cui affronta temi sociali delicati. Il progetto “So Real”, iniziato nel 2023 e ancora in corso, segue le serate di clubbing inclusivo promosse dall’associazione Unisono, dedicate a persone con sindrome di Down e altre disabilità intellettive. Questi momenti diventano il cuore di una riflessione sul contrasto tra solitudine e voglia di stare insieme.
Nel raccontare queste serate, Montorfano si concentra su attimi di intensa partecipazione emotiva, restituendo un’immagine dell’inclusione che va oltre la superficie. Il suo lavoro è un omaggio a gesti semplici ma fondamentali: ballare insieme, condividere spazi di socialità, in un segno di resistenza contro l’isolamento. Un progetto che dimostra come la fotografia possa raccontare realtà spesso invisibili e diventare strumento di impegno sociale.
Collettivi e reti di scambio: la risposta dei giovani artisti alle difficoltà del sistema
La dimensione collettiva emerge come un elemento fondamentale per i giovani artisti milanesi. Montorfano sottolinea che collaborazione, scambio e condivisione sono oggi essenziali per crescere, sia professionalmente che umanamente. Costruire reti di confronto aiuta a superare l’individualismo ancora molto presente nel sistema artistico italiano e spinge verso pratiche più collaborative.
Il collettivo Cesura è un esempio concreto, ma non l’unico. Molti giovani artisti trovano spazi dove discutere e mettere alla prova idee, con la possibilità di ricevere feedback e supporto, fondamentali in un sistema spesso discontinuo. Questi gruppi non sono solo luoghi di scambio, ma motori di progetti condivisi e identità comuni che aumentano visibilità e solidità del lavoro artistico.
Underground e istituzioni: un rapporto ancora in bilico
Da qualche tempo Milano vede un interesse crescente delle istituzioni verso estetiche nate in ambito underground o controculturale. Mostre dedicate a nomi come Nan Goldin, Dash Snow, Ryan McGinley o Wolfgang Tillmans sono entrate nei musei e negli spazi più importanti della città, segnando un’apertura verso nuovi linguaggi. Ma Montorfano mette in guardia: “c’è il rischio che questi fenomeni vengano più idealizzati che realmente compresi.”
Il rapporto tra istituzioni e scene alternative resta complesso e a volte distaccato. Musei e gallerie puntano spesso su nomi già noti, mentre le sperimentazioni più fresche faticano a trovare spazio stabile. È un tema che mette in discussione le reali possibilità per i giovani artisti, chiamati a confrontarsi con un sistema che cambia lentamente, ma che mantiene vecchie dinamiche di potere.
Tra solitudine e comunità: i progetti recenti e gli incontri che segnano
L’ultimo lavoro di Montorfano indaga i temi della solitudine e della presenza collettiva, usando un linguaggio che mescola fotografia, scrittura e pittura. “Ciondolare continuo” nasce da immagini scattate con spontaneità e si sviluppa come un diario visivo e scritto. Il mix di fotografie, pagine dipinte e citazioni vuole restituire la complessità delle relazioni e delle emozioni umane.
Montorfano ricorda anche un incontro importante nel 2024 con il fotografo Alec Soth a Milano. Durante un evento, Soth ha chiesto al pubblico di lasciare consigli scritti su post-it, mostrando attenzione e umanità verso i giovani artisti in attesa di una firma. “Un episodio che dimostra come, oltre alle dinamiche artistiche, esistano momenti di scambio profondi e semplici che nutrono la crescita personale e professionale.”
La scena milanese oggi è un mosaico: dal fermento underground alla tensione verso le istituzioni, passando per la forza dei collettivi e la ricerca di nuove strade espressive. Le parole di Montorfano disegnano un quadro chiaro, concreto, di un sistema in movimento, con tutte le sue opportunità e contraddizioni.
