Fluidstack, startup di Oxford, sta per chiudere un accordo da un miliardo di dollari con investitori americani che la valutano 18 miliardi. Un numero enorme, che racconta una storia più grande: molte giovani aziende europee — nate e cresciute qui — poi si spostano negli Stati Uniti. È come se l’Europa avesse il talento per innovare, ma non riuscisse a trattenere quel valore quando arriva il momento di espandersi davvero. Il problema non riguarda solo singole imprese o settori, ma un sistema finanziario e infrastrutturale che fatica a sostenere la crescita su scala globale. Questa fuga di startup è un campanello d’allarme sul futuro industriale europeo.
Fondata nel 2017 da César Maklary e Gary Wu come spin-off dell’Università di Oxford, Fluidstack partiva da un’idea semplice ma efficace: un “Airbnb per GPU”. L’obiettivo era sfruttare la potenza di calcolo inutilizzata dei computer di videogiocatori in tutto il mondo, offrendo risorse a ricercatori e startup con grandi esigenze computazionali. Una soluzione innovativa, in pieno spirito europeo, che valorizzava risorse esistenti.
Con l’esplosione dell’intelligenza artificiale generativa, però, le richieste sono cambiate. Non bastavano più risorse sparse e distribuite: servivano data center dedicati, con cluster di GPU bare-metal interconnessi a alta velocità, stabili e sicuri. Fluidstack ha colto il cambiamento in tempo, trasformandosi da marketplace peer-to-peer a un “neocloud” capace di costruire e gestire infrastrutture fondamentali per i progetti AI più avanzati. Oggi offre cluster di migliaia di GPU Nvidia, gestiti direttamente con livelli di servizio pensati per i maggiori sviluppatori e laboratori del settore.
Il successo europeo di Fluidstack si è visto anche nella collaborazione con il laboratorio francese Mistral AI e in progetti miliardari per data center in Francia. Ma poi l’azienda ha deciso di abbandonare quel percorso, puntando a un accordo da 50 miliardi di dollari con l’americana Anthropic per costruire infrastrutture negli Stati Uniti e spostando il quartier generale a New York.
Non è solo una questione di spostare uffici. Dietro questa scelta c’è la difficoltà dell’Europa di sostenere una crescita così rapida, sia finanziariamente sia a livello infrastrutturale. Il trasferimento riflette la necessità di avere un accesso diretto a mercati e capitali pronti a sostenere un’espansione di questa portata, cosa che oggi il Vecchio Continente fatica a garantire.
Al centro della questione c’è il cosiddetto “growth capital”: i soldi necessari perché le startup possano espandersi rapidamente e farsi largo a livello globale. In Europa, le prime fasi di finanziamento reggono abbastanza bene, ma dopo la situazione cambia. I dati mostrano come l’Europa riesca a mettere sul piatto solo una piccola parte – circa il 10% – dei capitali late-stage disponibili negli Stati Uniti, con un ammontare totale di venture e growth capital pari a un quarto di quello americano, se rapportato al PIL.
Per Fluidstack, costruire e gestire grandi data center per l’AI significa avere un mix complesso di finanziamenti, debiti e garanzie da parte di grandi utilizzatori come Google e Anthropic. In Europa, però, mancano mercati dei capitali abbastanza integrati, maturi e disposti a correre rischi late-stage con strutture di questo tipo. La scarsità di fondi specializzati spinge le startup a cercare sostegno oltreoceano, con il risultato inevitabile di perdere funzioni decisionali e operative.
Fluidstack non è un caso isolato. Molte startup europee innovative stanno valutando o hanno già deciso di spostarsi negli Stati Uniti per trovare liquidità e condizioni migliori per crescere. Secondo studi recenti, circa un quarto delle startup AI più promettenti d’Europa sta pensando a un trasferimento negli Usa. Questo racconta una realtà strutturale: l’Europa resta il luogo preferito per ricerca e formazione di talento di alto livello, ma non ha un sistema finanziario capace di trasformare le scoperte scientifiche in colossi industriali.
Le università più prestigiose, Oxford e Cambridge su tutte, sono vere e proprie fucine di spin-off di successo. Tuttavia, il valore economico prodotto da queste imprese finisce quasi sempre nelle mani di aziende americane, che negli ultimi anni hanno conquistato la maggior parte delle exit di startup europee.
Nel gioco delle migrazioni, il caso di Poolside AI è un’eccezione interessante. Startup americana, finanziata da investitori Usa con un round seed da 126 milioni di dollari, ha deciso però di stabilire il suo quartier generale a Parigi. Dietro questa scelta c’è la qualità e la disponibilità di competenze matematiche e ingegneristiche europee, fondamentali per lo sviluppo di applicazioni AI, ma anche costi più contenuti rispetto alla Bay Area.
Questo esempio evidenzia che il vero problema europeo non è la mancanza di talento, ma la carenza di investimenti strutturati capaci di sostenere la crescita delle imprese tecnologiche.
La fuga di startup come Fluidstack verso gli Stati Uniti suona come un campanello d’allarme per la sovranità tecnologica europea. L’intelligenza artificiale e le infrastrutture legate sono ormai cruciali, al pari dei sistemi energetici. Chi controlla data center, cluster e reti ad alta velocità avrà in mano lo sviluppo industriale dei prossimi decenni.
Le istituzioni europee cominciano a reagire: il Fondo Europeo per gli Investimenti ha messo in campo un fondo da 15 miliardi di euro per sostenere venture capital dedicati alla crescita. Ma la strada è ancora lunga. Serve completare l’integrazione dei mercati finanziari, eliminare le barriere normative che frenano gli investimenti transfrontalieri e spingere i grandi investitori istituzionali a puntare di più sull’innovazione tecnologica, prendendo a modello il successo delle università americane.
Trattenere e valorizzare in Europa i campioni tecnologici è una sfida fondamentale per non perdere terreno in un settore chiave dell’economia globale. Fluidstack dimostra che, senza un ecosistema finanziario maturo e integrato, il Vecchio Continente rischia di restare solo la culla di idee che poi saranno sfruttate e guidate da altri.
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