Quando il caldo dell’estate si fa sentire, cresce anche la voglia di sfogliare pagine capaci di raccontare il nostro tempo con parole vive e sorprendenti. Ci sono libri che ti prendono per mano e ti portano dentro storie di migrazione, altre che si immergono nella critica ambientale o nelle nuove forme di femminismo. Non manca chi sceglie l’horror per scuotere le coscienze, o chi usa la fotografia e la performance per mettere in scena la realtà. Sono voci diverse, ma tutte urgenti, che non si fermano davanti alla complessità del mondo, anzi: la mostrano in tutta la sua profondità, senza respiro, invitandoci a guardare più da vicino ciò che ci circonda.
Orrore e nostalgia: il passato che non ci lascia
Nel racconto culturale di oggi, il rapporto tra passato e presente è sempre complicato. L’horror resta un terreno fertile per questa “nostalgia”. Marco Malvestio, in Nostalgia dell’orrore. L’horror contemporaneo e i fantasmi di un futuro passato , vede l’horror come una lente critica che fa emergere memorie rimosse e fantasmi del passato, presenti nei film, nelle serie e nei romanzi degli ultimi 25 anni. Non si tratta solo di paure antiche, ma di strumenti per scandagliare traumi collettivi e identità instabili.
Due i luoghi privilegiati: il folk horror, che riporta in vita comunità arcaiche e spazi rurali, e la casa infestata, teatro di memorie private e violenze familiari. Malvestio sottolinea anche come corpo e sessualità cambino nell’horror di oggi: metamorfosi fisiche e simboliche raccontano desideri devianti e identità fluide. In questo mondo inquieto, la nostalgia diventa materia contaminata, capace di generare “mostri” non solo fantastici, ma emblematici delle fratture sociali e culturali di oggi. Il “futuro passato” indica proprio questo tempo deformato che torna a galla, ma mai uguale a prima.
La montagna di Reclus: natura, politica e resistenza
Nella Storia di una montagna di Élisée Reclus , la montagna non è solo un paesaggio, ma un organismo vivo e un archivio della storia. Riscrittura di un classico del 1880, il libro resta oggi più che mai attuale. Reclus, geografo e anarchico, intreccia osservazioni naturalistiche a racconti di comunità di pastori, leggende, solidarietà e lotte per l’autonomia. La montagna diventa così un luogo di resistenza, dove il rapporto tra uomo e paesaggio racconta una storia sociale e politica.
Il libro bilancia scienza e immaginazione politica: rocce, venti e acque dialogano con le trasformazioni della vita umana. Attraverso questo sguardo, la montagna si fa simbolo di convivenza meno gerarchica, rifugio di libertà che sfida le logiche urbane e del profitto. Un testo che unisce riflessione geografica a una forte responsabilità etica e collettiva.
Cesare Viel e la scrittura che si fa corpo
Si può tremare per una frase. Testi performativi 1990-2024 raccoglie trent’anni di lavoro performativo di Cesare Viel, dove la scrittura diventa suono e spazio d’incontro. I trenta testi, messi in ordine cronologico, non sono solo da leggere sulla pagina: sono pensati per essere letti in diverse forme, come lecture, video, installazioni, in un dialogo continuo tra parola e gesto, presenza e letteratura autonoma.
Viel lavora su corpo, voce, identità di genere, memoria collettiva e rapporto con lo spazio sociale. La scrittura, precisa e fragile insieme, dà forma a queste tematiche nella loro concretezza. Vulnerabilità, intensità emotiva e rigore si mescolano in un lavoro che mostra come l’arte sia un campo instabile, in continuo mutamento e soggettività mobile. Un testo che sta al crocevia tra esperienza artistica e letteraria.
Anarchia in tasca: storia e ironia per un mondo complesso
Enciclopedia anarchica tascabile di Gaston Piger smonta gli stereotipi e i luoghi comuni con voci snelle e ricche di riferimenti sulla storia, i personaggi e le parole chiave dell’anarchismo. Non è un manuale dogmatico, ma una guida per orientarsi in una tradizione politica complessa, fatta di autogestione, antimilitarismo e solidarietà.
Il tono è militante ma accessibile, arricchito dalle illustrazioni di Andromalis che richiamano la caricatura politica e la controcultura libertaria. Figure come Bakunin e Malatesta o simboli come la pistola di Bresci portano con sé un’eredità storica e simbolica ancora viva oggi. Il libro diventa così un agile strumento di storia, politica e resistenza, a metà strada tra divulgazione e critica militante.
Ragazzi di Damasco: tra memoria e poesia civile
Con Ragazzi di Damasco , Nouri Al Jarrah restituisce alla città un cuore pulsante fatto di dolore, storia e mito. Non una cronaca qualsiasi, ma una poesia che trasforma la tragedia siriana in immagini dense di simboli e sentimenti. Damasco si mostra come un corpo ferito, soglia tra passato e futuro, mare e deserto, un luogo stratificato dove si intrecciano miti, esili e memorie antiche.
I “ragazzi” evocati diventano figure fragili ed epiche, segni di un’identità da raccontare e proteggere. Il libro rifiuta la narrazione della sola devastazione, puntando invece su un tempo circolare che abbraccia la spiritualità profonda e la dimensione erotica della città. L’eco della tradizione mediterranea e della poesia araba dà al volume un respiro ampio e complesso.
Manuale per viaggiatori: Marinella Senatore e l’arte della comunità
La pratica artistica di Marinella Senatore prende vita in Manuale per viaggiatori , una raccolta di testi, racconti e riflessioni di un’esperienza corale e partecipativa. Non un semplice resoconto di progetti, ma un percorso intimo che unisce scrittura, oralità e performance tra comunità, memorie collettive e narrazioni condivise.
Il libro si presenta come un archivio sensibile, fatto di frammenti e appunti in movimento. Senatore costruisce l’arte come uno spazio di relazione, un luogo di ascolto dove l’individuo si apre a un orizzonte più ampio di partecipazione. Comunità urbane, cori e miniere siciliane diventano così scenari di un viaggio che non è solo fisico, ma anche incontro con l’altro, con storie e nuove forme di comunità.
Ferdinandea, l’isola che spunta e scompare
Il progetto di Clément Cogitore su Ferdinandea, raccontato da Federico Leoni in L’isola sotto il mare , racconta la storia di un’isola emersa e poi sparita al largo della Sicilia nel 1831. L’isola diventa una metafora dell’inaccessibile, uno spazio conteso dai poteri ma senza mai una stabile appartenenza.
Leoni accompagna il lettore attraverso la mostra al MADRE di Napoli del 2022, descrivendo il percorso tra video, film, incisioni e archivi, spiegando come questa storia di apparizione e sparizione si leghi alle tensioni del Mediterraneo di oggi, fatto di frontiere mobili, lutti e migrazioni. Ferdinandea diventa così simbolo di un presente fluido e instabile, un invito a interrogare confini e memorie che abitano questo mare.
L’arte che ascolta la natura: Filipa Ramos e l’ecologia creativa
Con L’artista ecologista , Filipa Ramos propone una riflessione urgente sul rapporto tra arte e crisi ambientale. Il libro evita toni catastrofici, per costruire un discorso sull’ecologia come pratica e atteggiamento, che riconosce relazione, cura e intelligenza non umana come elementi fondamentali.
Ramos traccia una storia che parte da pionieri come Joseph Beuys e Nancy Holt, fino a figure contemporanee come Tomás Saraceno e Eduardo Navarro. Le opere descritte intrecciano animali, paesaggi sonori e memorie indigene, superando un semplice approccio iconografico per mostrare l’ecologia come metodo di vita e pensiero. Il testo invita anche a riflettere criticamente sulle eredità coloniali che hanno trasformato la natura in oggetto di sfruttamento.
Sicilia in immagini: Monica Maffioli e la fotografia del Novecento
In Fotografi siciliani del Novecento , Monica Maffioli racconta una storia complessa intorno alla fotografia e ai suoi protagonisti in Sicilia, mettendo in luce il ruolo centrale dell’isola nella storia visiva italiana. Il libro attraversa decenni di cambiamenti sociali, culturali e politici, dal neorealismo ai reportage sulla mafia, dalle trasformazioni urbane alle sperimentazioni artistiche.
Maffioli si concentra sulla tensione tra rappresentazione e stereotipo: la Sicilia fotografata diventa un territorio di immagini fissate, ma anche di sguardi che le sfidano dall’interno. L’opera mostra come la fotografia non sia solo documento, ma strumento per costruire memorie collettive, influenzare percezioni e interrogare identità complesse, regionali e nazionali.
Diario di una rivoluzione che non si arrende
La rivoluzione che ancor non ci abbandona di Francesca Pasini nasce dall’incontro di artiste, scienziati e studiosi a Milano, che si mettono insieme per ripensare il presente. Il libro è un diario critico, dove arte e scienza dialogano, intrecciando presenza, parola, memoria e condivisione.
Pasini affronta temi attuali come la fragilità della presenza nell’era digitale e l’idea di pensare insieme oltre l’informazione superficiale. La scrittura si muove per nuclei tematici, attraversati da citazioni, intuizioni e riflessioni su identità, visione, sapienza e incertezza, senza mai chiudersi in una teoria definitiva, ma mantenendo una tensione viva tra parole e persone.
Rivendicare futuro: il transfemminismo contro il capitale
Rivendicare futuro di Verónica Gago e Luci Cavallero è un manifesto politico che parte dai movimenti transfemministi latinoamericani, in particolare l’esperienza argentina di Ni Una Menos. Il testo mostra come la “guerra contro i generi” si intrecci con il capitalismo finanziario, trasformando la vita quotidiana, il debito e il lavoro di cura in nuovi terreni di sfruttamento e violenza.
Le autrici mettono al centro la riproduzione sociale nello scontro politico di oggi: chi cura e sostiene la società crea ricchezza che il capitale cerca di sottrarre. Il transfemminismo emerge così come una prospettiva collettiva e decostruttiva, capace di trasformare precarietà e oppressione in resistenza e disobbedienza, spostando il discorso da rivendicazioni individuali a un orizzonte di cambiamento strutturale e solidale.
