A marzo 2024, Dries Van Noten ha lasciato la direzione creativa del suo marchio, ma non si è ritirato. «Farò ancora cose diverse», aveva detto, promettendo un cambio di rotta senza staccare del tutto la spina dalla moda. Ora, quella promessa prende forma a Venezia, dove nel 2026 aprirà una fondazione dedicata all’arte del fare, un luogo che intreccia tradizione, innovazione e cultura materiale.
La scelta di Venezia non è casuale. Qui, tra calli e canali, si intrecciano mestieri antichi: dal vetro al tessile, dalla ceramica all’oreficeria. Una città che ha sempre visto nelle arti manuali non solo un retaggio, ma un modo unico di interpretare il mondo. La fondazione vuole essere un crocevia per chi crede nella potenza dei gesti, delle competenze e delle visioni, un invito a rallentare in un’epoca troppo spesso dominata dalla fretta e dalla superficialità.
L’inaugurazione della fondazione, prevista per il 25 aprile 2026, affonda le radici nel profondo legame tra Venezia e le arti manuali che qui si sono sviluppate nei secoli. Venezia è un ecosistema a sé, dove l’assenza di traffico automobilistico e la stessa struttura della città impongono un ritmo diverso, più lento e riflessivo, capace di aprire spazi mentali rari oggi. Questo ambiente ha permesso la sopravvivenza di mestieri come la lavorazione del vetro di Murano, la tessitura di fili pregiati, la produzione di ceramiche di pregio, tutte forme di artigianato che raccontano una cultura stratificata e complessa.
La fondazione non vuole essere un museo tradizionale, ma un laboratorio vivo di idee e conoscenze. Qui artigiani, artisti, studenti e creativi potranno mettere a frutto passione, maestria e immaginazione, inventando nuovi modi per conservare e rinnovare le tradizioni senza restare ancorati al passato. Il progetto punta a valorizzare questo saper fare come un patrimonio dinamico e aperto, favorendo il dialogo tra generazioni e invitando a vivere Venezia con un passo più calmo, ma guardando sempre avanti.
La città non è solo uno sfondo, ma parte integrante del progetto. Qui il rispetto per la manualità si incontra con una vitalità contemporanea, dove le contraddizioni diventano motori di crescita. La fondazione si inserisce nel tessuto urbano come un attore che sostiene la continuità di un patrimonio intangibile, riuscendo a innovare ambiti che sembrano lontani tra loro.
Al centro dell’iniziativa c’è la sfida di far dialogare due mondi spesso visti come opposti: da una parte la memoria antica delle tecniche artigianali, dall’altra la spinta innovativa delle nuove tecnologie. Dries Van Noten ha spiegato più volte che tradizione e innovazione non si escludono, ma si completano. Una trama tessile antica può rinascere se si sperimentano materiali o strumenti digitali, dando vita a un prodotto che parla la lingua del presente.
Per lui, l’artigianato non è solo questione di abilità manuale, ma un modo di pensare e creare che richiede pazienza, attenzione e umanità. La fondazione intende promuovere questo approccio, valorizzando la lentezza necessaria a un vero lavoro artigianale, che si oppone all’omologazione e alla superficialità del mondo veloce di oggi. La tecnologia, se ben integrata, diventa uno strumento per ampliare la creatività, senza però sostituire il lavoro delle mani.
In questo senso, la fondazione si propone come un incubatore culturale: offre spazi per ricerca, mostre e laboratori che mettono in luce la complessità e la ricchezza del fare. È un invito a non considerare la tradizione come un fossile, ma come un terreno aperto dove la memoria si confronta con il nuovo, allargando gli orizzonti e stimolando il pensiero critico.
La prima mostra della fondazione, dal titolo “The Only True Protest is Beauty”, è più di un’esposizione: è un vero e proprio manifesto estetico e culturale. Oltre duecento opere in venti stanze di un elegante palazzo veneziano attraversano moda, vetro, ceramica, design e fotografia, includendo materiali sperimentali. L’obiettivo non è solo mostrare oggetti, ma spingere a riflettere sulla bellezza come forza capace di provocare, rallentare e svelare.
Van Noten sostiene che la bellezza oggi può essere sovversiva proprio perché rifiuta il cinismo dilagante. Non è mera decorazione, ma nasce dalla vita quotidiana e sa farsi tagliente, stimolando domande “inutili” – quelle che mettono in discussione la normalità comoda e rassicurante. La frase di Phil Ochs, da cui la mostra prende il nome, riassume bene questo pensiero: “In un’epoca così brutta, l’unica vera protesta è la bellezza”.
Questa bellezza chiede attenzione e sensibilità in un mondo spesso distratto e sordo. Aiuta a mantenere viva la complessità, la profondità emotiva e intellettuale che rischiano di perdersi. La mostra diventa così un invito a recuperare uno sguardo più attento, capace di scorgere la ricchezza nascosta dietro l’apparenza.
La fondazione guarda anche al futuro, puntando sulle nuove generazioni di Venezia. La città ospita infatti studenti, giovani creativi e artisti da tutto il mondo, pronti a trovare qui un terreno fertile per sperimentare e imparare. Van Noten considera fondamentale mettere a disposizione strumenti e occasioni per condividere saperi e sviluppare nuovi linguaggi.
L’obiettivo è creare un circolo virtuoso dove la memoria locale e il know-how possano contaminarsi con impulsi contemporanei, permettendo a Venezia di restare unica, ma anche viva e proiettata nel presente. Supportare i giovani significa anche investire nella formazione e nel rilancio di mestieri a rischio di sparizione, in un mondo sempre più omologato.
Attraverso eventi, residenze, workshop e collaborazioni, la fondazione vuole diventare un punto di riferimento attivo per lo sviluppo culturale della città. Cerca di stimolare un modo di partecipare al processo creativo più lento e consapevole, un rapporto con le arti più profondo e meno frenetico, capace di rigenerare senso e bellezza.
Così, quel passo personale di Van Noten nel 2024 si è trasformato in un’impresa culturale di ampio respiro, che fa di Venezia un laboratorio per una nuova idea di saper fare e di bellezza autentica.
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