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Lutto nell’arte contemporanea: addio a Luca Sivelli del duo Moio&Sivelli, il ricordo commosso di Luigi Moio

Il 15 maggio 2026, Luca Sivelli se n’è andato, lasciando dietro di sé un silenzio che pesa, non solo tra le gallerie d’arte, ma soprattutto nel cuore di chi gli voleva bene. Con Luigi Moio, ha intrecciato una storia fatta di sfide creative e amicizia solida, un legame che ha oltrepassato il mare, da Napoli a Londra. Insieme, sotto il nome Moio&Sivelli, hanno dato vita a performance e installazioni capaci di scuotere, provocare, spingere a guardare il mondo con occhi diversi. Un viaggio intenso, dove l’arte si mescolava alla vita, e la vita all’arte.

Un’amicizia che sfida il tempo e la distanza

Luigi Moio ricorda il loro primo incontro con una dolcezza che tocca il cuore. “Ci siamo conosciuti prima di nascere”, racconta, riferendosi al fatto che i loro cugini erano amici e che, da bambini, si erano già incrociati ad Amalfi, quando uno aveva 6 anni e l’altro 5. Quel primo incontro, quasi una predestinazione, ha segnato un legame profondo. Anche quando la vita li ha portati lontani, con lunghi silenzi e distanze, la loro sintonia non si è mai spenta. Moio si iscrisse al liceo artistico, Sivelli all’istituto d’arte, come se fossero sintonizzati sulla stessa frequenza creativa. La famiglia di Sivelli accolse Moio come un figlio, e ogni volta che si ritrovavano era come tornare a casa. “Con Luca mi sentivo completo, non giudicato, era la mia anima gemella”, confida Moio, svelando una complicità rara, ben più di una semplice amicizia.

Il loro percorso li portò all’Accademia di Belle Arti di Napoli, un’esperienza ricca ma che presto sembrò loro stretta. Nel 1996 partirono per l’Erasmus a Granada, un periodo di grande scoperta e crescita. L’anno dopo, la scelta di Londra: case occupate, una scena artistica underground che li accolse e nutrì le loro idee e i loro spettacoli. Tornarono a Napoli solo per discutere la tesi, ma Londra era ormai il loro centro creativo.

Londra e le persone che hanno plasmato la loro arte

Nel fermento della Londra degli anni ’90, tra squat e collettivi ribelli, Moio e Sivelli si inserirono in un ambiente vivo, spesso sopra le righe. Tra le tante figure che li segnarono c’è Maus, performer erotica incontrata in una casa occupata condivisa con amiche legate allo stesso giro. Maus era capace di performance che lasciavano senza fiato, come quella in cui espelleva palline da tennis dalla vagina, uno spettacolo mandato in onda su Channel 5 che Moio e Sivelli guardarono tra incredulità e ammirazione.

La collaborazione con Maus fu intensa e ricca di scambi creativi. Quel video, con l’immagine della sigaretta “fumata con la vagina”, divenne un simbolo del lavoro audace e provocatorio del duo, esposto poi alla galleria Dino Morra nel 2022. Maus rappresentava per loro una fonte inesauribile di ispirazione, un modo per esplorare identità e sessualità rompendo ogni schema e coinvolgendo chi guardava in una dimensione sensoriale e intellettuale.

Quegli anni londinesi consolidarono la loro arte performativa, fatta di rovesciamenti e di situazioni ambigue, nate in case occupate e tra amici artisti con cui condividevano sfide e libertà senza confini.

Moio&Sivelli: provocazione, ironia e riflessione

Il duo mescolava linguaggi diversi: video, performance, foto, installazioni interattive, tutto pensato per scuotere chi guarda. Le loro opere immergevano lo spettatore in situazioni ambigue, cariche di ironia tagliente e un erotismo che non era mai banale. Dietro la superficie giocosa si nascondevano temi profondi: desiderio, piacere, e il modo in cui la società contemporanea mette in scena il corpo.

Una delle loro performance più note è “Naked Lunch”, presentata nel 2010 al Museo Madre di Napoli e oggi parte della collezione permanente. Qui, una ragazza nuda – la performer Elda Oreto – offre babà in una stanza tutta nera, muovendosi tra ironia e malizia, mentre una ballerina in tutù danza lungo il cortile. Un lavoro che scuote le abitudini visive ed emotive, costringendo lo spettatore a una partecipazione attiva.

La video installazione “Cappella Privata”, esposta al Palazzo Reale di Milano, è un altro esempio della loro forza: una ballerina che sbircia sotto il tutù di un’altra visibilmente incinta crea uno shock estetico e concettuale, rompendo la distanza tra opera e pubblico. Le loro performance diventano così uno strumento per denunciare il perbenismo e la superficialità con cui oggi si consumano emozioni, corpi e immagini.

Il silicone, spesso usato nei loro lavori, diventa una metafora: un modo per cristallizzare momenti di vita e desiderio, una fragile e consapevole ricerca di immortalità.

Strade diverse, ma un legame che non si spezza

Dopo tanti anni insieme, Moio e Sivelli hanno scelto anche di seguire percorsi artistici separati. Entrambi sono diventati docenti all’Accademia di Belle Arti di Napoli, con Sivelli che ha insegnato anche a Catanzaro, mentre Moio ha ottenuto una cattedra all’Accademia Albertina di Torino.

La separazione è stata dura, soprattutto perché per circa quattro anni non si sono più ritrovati. Moio ricorda quei tempi difficili, ma sottolinea che, nonostante tutto, il rispetto e l’affetto non sono mai venuti meno.

Negli ultimi anni, la ricerca di Sivelli si è concentrata sul paesaggio e sugli ecosistemi, con uno sguardo più lucido verso la natura e le dinamiche collettive. “Nice People Nice Party”, presentato al BoCs Art Museum, nasce dall’osservazione di una colonia di pesci in acquario, diventando una metafora delle relazioni sociali umane. Un’opera silenziosa e ipnotica che conferma la sua capacità di trasformare l’arte in un’indagine profonda.

Sivelli era un uomo dall’energia travolgente, sempre alla ricerca di esperienze forti dove estasi e tormento si sfioravano. Un carattere intenso, che ha lasciato un segno profondo sia nell’arte che nella vita di chi gli stava accanto.

L’ultimo saluto nella casa di San Felice

La casa di San Felice a Cancello, immersa nella campagna, era il rifugio di Sivelli: un posto dove il tempo sembrava fermarsi tra il verde, l’odore della terra e la compagnia dei gatti. Quel silenzio veniva spesso interrotto dalla sua risata, un suono che ora vive solo nei ricordi di amici e di Luigi Moio.

Le stanze sono piene di oggetti, disegni, ceramiche, foto e libri: un archivio di una vita intensa e di un pensiero sempre in movimento. Entrarci è come entrare nella mente di un uomo geniale, caotico, malinconico, ma straordinariamente brillante.

Gli amici si sono ritrovati lì l’ultima volta, per abbracciarlo con i ricordi e le storie di un viaggio lungo e intenso. Moio parla con voce rotta dagli ultimi momenti, dal lungo ricovero, dal legame che ha cercato di mantenere fino alla fine. La loro comunicazione si è spostata dalle parole ai gesti, un linguaggio semplice ma carico di amore e protezione.

L’addio, racconta Moio, fu un segno di coraggio e serenità, un ultimo gesto di due anime che hanno vissuto come “un mostro a due teste”. Oggi, il ricordo di Luca Sivelli resta vivo in chi lo ha conosciuto, tra ironia, speranza e un sogno sospeso nel tempo, fatto di performance, laghi e cigni.

Redazione

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