Chiara Gambirasio lavora nel confine sottile tra materia e luce, un terreno sospeso dove il colore prende vita. Bergamasca, ha scelto Mapello come casa dal 1996, ma il suo sguardo ha attraversato l’Europa, sempre in cerca di nuove sfumature e sensazioni. Per lei, il colore non si limita a essere visto: si trasforma, si fonde con la luce e il tempo, muta sotto lo sguardo di chi osserva. Nei suoi lavori pubblici e nelle installazioni ambientali, il vuoto non appare mai come mancanza. Diventa invece uno spazio pulsante, un luogo da vivere e sentire.
Kenoscromìa: il vuoto come energia cromatica
Gambirasio ha coniato il termine “kenoscromìa” per descrivere quella vibrazione di colore che nasce nel vuoto, un incontro in divenire tra materia, luce e tempo. Non è un’idea astratta, ma il cuore stesso della sua pratica artistica, che si basa sull’osservazione attenta e sulla creazione di condizioni perché il vuoto diventi percepibile. In questo modo il vuoto diventa un soggetto vivo, qualcosa con cui si può dialogare attraverso il colore. Nelle sue opere, lo spazio vuoto si apre come un campo che non si esaurisce, ma continua a generare significati, invitando lo spettatore a immaginare e a ribaltare ciò che si crede di aver capito.
Il rapporto con il vuoto si lega anche alla figura di Mercurio, simbolo di sospensione e transizione. La serie “Mercuriali” riflette questa sensazione di essere sospesi tra cielo e terra, come se la gravità si annullasse per un attimo. È lo spazio fra ciò che è dato e ciò che deve ancora emergere, il punto focale del suo lavoro, dove si crea uno scambio continuo che alimenta trasformazioni visive e concettuali.
Le tappe dell’arte pubblica: da “Spaesaggio” a “Farsi Eruttare Altrove”
Negli ultimi anni, Gambirasio ha realizzato una serie di interventi di arte pubblica che raccontano la sua ricerca attraverso ambienti molto diversi. Nel 2023 ha presentato “Terre D’Istanti” a Mapello e “Ammiraggio” sul Monte Stivo, esperienze immersive in contesti naturali. Nel 2024 è stata la volta di “V’arco” a Castione della Presolana, un’opera che coinvolge lo spazio invitando a un contatto diretto con il colore.
Per il 2025 sono in programma altre due installazioni importanti: “Spaesaggio” a Londa e “Farsi Eruttare Altrove” a Latera, oltre a un intervento a Montevaccino. Anche qui, l’intento è quello di creare un legame diretto tra il pubblico, il colore e l’ambiente, trasformando lo spazio in un luogo di esperienza sensoriale e riflessione.
“Spaesaggio” mette al centro il coinvolgimento del corpo nel rapporto con materiali e colori, proponendo un “gioco” che invita a interagire sia mentalmente sia fisicamente. Come spiega l’artista, l’esperienza si nutre della presenza e della possibilità di cambiare le regole, un processo dinamico che prosegue anche dopo la realizzazione dell’opera.
Tra ordine e caos: il metodo creativo di Gambirasio
Il lavoro di Chiara Gambirasio si regge su un equilibrio sottile tra regole precise e apertura al caso. La creazione non segue un percorso lineare ma è una sintesi che accoglie limiti e possibilità, una continua revisione che lascia spazio al dubbio e al cambiamento. Per lei, fare arte significa lavorare con pulizia, senza lasciare scarti o residui, un gesto che deve essere completo e immediato.
Parla di “sentazione”, un termine che indica la capacità di pensare e sentire nello stesso momento dell’azione. La pennellata non è solo un segno, ma un gesto carico di senso e presenza. L’azione diventa così una manifestazione pura, senza distacco tra riflessione ed esecuzione.
Anche la gestione delle regole è soggetta a questa tensione tra stabilità e mutamento. Come nella ricerca scientifica, ogni verità è provvisoria e può essere riveduta alla luce di nuove osservazioni. Questa elasticità apre a nuove direzioni e amplia i campi di lavoro, dando valore a una realtà in continuo divenire, plurale e mai dogmatica.
Chiara Gambirasio tra le principali sedi culturali europee
Le opere di Gambirasio hanno trovato spazio in importanti sedi europee. Ha esposto con mostre personali al Museo Novecento di Firenze e alla GAMeC di Bergamo, due luoghi che ne hanno riconosciuto originalità e profondità. Ha preso parte anche a collettive in spazi come il Museo di Villa Croce a Genova, il Palazzo Ducale di Gubbio e la Manifattura Tabacchi a Firenze.
Il suo lavoro ha varcato i confini nazionali con presenze al MMSU di Rijeka e a Casa Testori a Milano, segnando un interesse verso una ricerca che unisce sperimentazione cromatica e riflessione su tempo e spazio. Questo dialogo con contesti diversi sottolinea la versatilità delle sue opere e la capacità di inserirsi con forza in ambienti culturalmente e geograficamente variegati.
La pratica artistica di Gambirasio si colloca così a un crocevia di esperienze, materiali e idee, mettendo lo spettatore in un ruolo attivo. La sua opera invita a soffermarsi sul rapporto tra presenza e assenza, colore e vuoto, movimento e quiete, trasformando ogni spazio in un campo di energie da riconoscere e armonizzare.
