A Montecitorio, lo scranno numero 14 resta vuoto. Una scelta che ha colto di sorpresa molti, scatenando subito un acceso dibattito tra i deputati. Non si tratta di un semplice taglio ai posti a sedere o di una riorganizzazione qualunque: dietro c’è una decisione precisa, carica di significato. A far discutere, soprattutto, sono i banchi deserti di Fratelli d’Italia, un’immagine che continua a far parlare mentre il Parlamento cerca di tornare alla normalità dopo la pausa estiva.
La decisione di non assegnare più lo scranno 14 nasce da una riorganizzazione interna dei posti a Montecitorio. È stato messo in piedi un tavolo di revisione degli spazi, legato anche alle nuove dinamiche politiche e alla composizione attuale dell’aula. In pratica, quel seggio sarà tolto dalla lista dei posti disponibili per i deputati, una novità che cambia un po’ le abitudini di gestione degli scranni.
Dietro questa scelta c’è la volontà di rendere più snello e razionale l’uso degli spazi, ma non sono mancate le critiche. Uno scranno vuoto in aula è un’immagine insolita, quasi una spia di disagio o una forma di protesta silenziosa. L’aula, solitamente affollata e vivace, mostra così una “falla” visiva per chi segue i lavori parlamentari. Fonti tecniche di Montecitorio hanno spiegato che la scelta risponde anche a esigenze logistiche e di sicurezza, tenendo conto degli spazi a disposizione e delle normative in vigore.
Il deputato del Partito Democratico, Scotto, non ha perso tempo a far sentire la sua voce. Ha puntato il dito contro i banchi vuoti in aula, con un occhio particolare a quelli di Fratelli d’Italia. Per lui, l’assenza sistematica di quei deputati è un segnale chiaro di irresponsabilità, un comportamento che ha definito “vergognoso”. Secondo Scotto, il Parlamento dovrebbe essere un luogo di presenza attiva, dove si discute e si decide.
Ha sottolineato come la presenza fisica in aula sia fondamentale per svolgere il proprio ruolo istituzionale e partecipare al dibattito politico. Quando questa viene meno, soprattutto in modo ripetuto, si traduce in un disimpegno verso le questioni pubbliche. Negli ultimi giorni, infatti, sono stati notati diversi banchi vuoti tra le opposizioni, un elemento che non fa che aumentare la tensione e complicare il lavoro parlamentare.
Questa presa di posizione si inserisce in un clima politico teso, dove maggioranza e opposizione si accusano a vicenda di scarso impegno e responsabilità. La questione della presenza in aula diventa così un nuovo terreno di scontro, con accuse e recriminazioni che si riflettono anche nella gestione dei posti in Parlamento.
Lasciare uno scranno vuoto in aula non è solo un dettaglio tecnico: è un segnale che parla del modo in cui viene organizzato il lavoro parlamentare. Escludere lo scranno 14 dalla lista dei posti disponibili spinge a riflettere su come vengono gestiti i flussi dei deputati, le scelte sugli spazi e i messaggi politici che si vogliono mandare.
Uno scranno vuoto rischia di indebolire il dibattito e può far pensare a tensioni o dissensi interni. Montecitorio deve anche tenere conto di questioni di sicurezza e organizzazione, soprattutto in un periodo segnato dalle misure anti-Covid e dal distanziamento. La revisione dei posti può quindi essere vista anche come un adattamento alle nuove esigenze di funzionamento dell’aula.
Ma la reazione politica a questa scelta riporta al centro il tema della responsabilità e della partecipazione attiva dei parlamentari. La gestione degli spazi fisici si intreccia con l’immagine pubblica dell’impegno dei rappresentanti eletti. Se gli scranni restano vuoti o non vengono assegnati, a pagarne il prezzo è la percezione della qualità della democrazia e della collegialità nel processo legislativo.
Così Montecitorio si trova al centro di un dibattito che va ben oltre il numero di seggi: è una discussione sulla funzione stessa del Parlamento e sul rispetto delle istituzioni.
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