Trenta milioni di euro: è il prezzo pagato dallo Stato per riportare a Roma il “Ritratto di Monsignor Maffeo Barberini” di Caravaggio. Dopo mesi di trattative serrate, il capolavoro ha trovato casa nella Biblioteca del Senato, aperta al pubblico senza biglietto. Nel cuore della capitale, tra mura antiche e storia politica, l’opera brilla di nuova vita. Non è solo una mostra, ma un gesto concreto di restituzione al patrimonio italiano, un invito a riscoprire un pezzo fondamentale dell’arte e della nostra memoria. L’attesa è palpabile, tra curiosi e appassionati pronti a immergersi in questo viaggio nel passato.
Dal 28 maggio al 21 giugno 2026, il ritratto sarà esposto nella Sala Capitolare della Biblioteca del Senato, a pochi passi dal Pantheon, in piazza della Minerva. La scelta della location non è casuale: è lo stesso spazio che ospitò in passato il “Ecce Homo” di Antonello da Messina, confermandosi punto di riferimento per eventi artistici di alto livello.
L’ingresso è gratuito e gli orari sono stati pensati per favorire un’ampia partecipazione. Dal lunedì al venerdì si potrà visitare dalle 10 alle 20, mentre sabato, domenica e il 2 giugno l’apertura sarà dalle 10 alle 18. Un’occasione unica per famiglie, studiosi e appassionati di ammirare un’opera che per decenni è rimasta lontana dalle collezioni italiane. Prima del trasferimento definitivo alle Gallerie Nazionali di Arte Antica in Palazzo Barberini, il pubblico potrà godere di questo momento irripetibile.
Durante la mostra saranno anche esposti documenti storici provenienti dall’Archivio di Stato di Roma. Tra questi, spiccano tre registri giudiziari, incluso il verbale dell’interrogatorio di Caravaggio del 4 maggio 1598, redatto nel carcere di Tor di Nona, dove il pittore fu detenuto dopo un arresto tra piazza Madama e piazza Navona. Questi documenti aiutano a capire meglio le vicende personali e le difficoltà di uno dei più grandi maestri del Barocco.
Non si tratta solo di una mostra, ma di un ritorno simbolico di Caravaggio nei luoghi che hanno segnato la sua vita. Il presidente del Senato, Ignazio La Russa, ha sottolineato come il pittore avesse un legame profondo con gli edifici che oggi ospitano il Senato italiano. Prima che Palazzo Madama e Palazzo Giustiniani diventassero sedi istituzionali, Caravaggio frequentava quegli ambienti come ospite del cardinale Francesco Maria del Monte, suo protettore, che abitava proprio lì.
Tra il 1589 e il 1626, il pittore visse e lavorò in questi spazi, sotto la tutela di un mecenate colto e influente. La sua presenza nel quartiere non era casuale, ma parte di un vivace circolo culturale sostenuto da figure come Ferdinando de’ Medici. La mostra, ospitata oggi in questi stessi luoghi, valorizza una storia lunga quattro secoli, intrecciando arte, politica e potere nella Roma barocca.
Il quadro ritrae un giovane Maffeo Barberini, futuro papa Urbano VIII, in un momento chiave della sua carriera ecclesiastica. Vestito come chierico della Camera Apostolica, prima della sua elezione nel 1623, il ritratto è considerato un’opera rara e importante. Fu lo storico dell’arte Roberto Longhi, nel 1963, a riconoscerne il valore innovativo nel campo della ritrattistica.
L’acquisto del dipinto rappresenta uno degli investimenti più significativi dello Stato italiano per un’opera d’arte. I 30 milioni spesi superano di gran lunga altre acquisizioni importanti, come quella dell’Ecce Homo di Antonello da Messina, pagato meno della metà. L’opera è stata esposta al pubblico già da novembre 2024 a Palazzo Barberini, grazie a un accordo con i proprietari, inserita nella mostra “Caravaggio 2025” che ha richiamato oltre 450mila visitatori e confermato l’attribuzione riconosciuta a livello internazionale.
Questa fase ha permesso a studiosi e appassionati di ammirare il dipinto in un contesto museale di primo piano, prima del suo trasferimento definitivo. Destinarlo alle Gallerie Nazionali di Arte Antica di Palazzo Barberini significa mantenere vivo e accessibile un patrimonio artistico straordinario nel cuore di Roma, per le generazioni future.
Con la mostra temporanea nella Sala Capitolare della Biblioteca del Senato, il ritratto diventa non solo un simbolo artistico, ma anche un ponte culturale e istituzionale, un legame concreto tra passato e presente in una delle capitali europee dell’arte.
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