Nel cuore della Biennale di Venezia, il padiglione Ucraina non passa inosservato. Mentre molte opere si limitano a esplorare identità o a deliziare lo sguardo, questo spazio urla una verità scomoda. Tra arte e denuncia, racconta storie di violenza, di tradimenti diplomatici, gettando una luce cruda sulla fragilità della sicurezza globale. Qui, il confine tra espressione artistica e realtà politica si dissolve.
“The Origami Deer”: un cervo di cemento tra arte e politica
Al centro del padiglione c’è “The Origami Deer”, una scultura di Zhanna Kadyrova, artista di Brovary nata nel 1981. Il cervo, piegato come un origami ma fatto di cemento, nasce sulle macerie di un jet sovietico Su-15. Quel jet, un tempo destinato a trasportare armi nucleari, oggi è sostituito da un simbolo fragile e sorprendente della pace, ma che racconta anche una storia di abbandono e delusione.
L’opera non è solo forma. La sua natura è cambiata radicalmente nel viaggio dall’evacuazione da Pokrovsk, zona bombardata, fino a Venezia, lungo 6.000 chilometri e durato mesi. Il peso politico di quell’oggetto, ora patrimonio artistico internazionale, solleva una domanda scomoda: quali garanzie di sicurezza possiamo davvero avere, se accordi e memorandum non fermano guerre e distruzione? Il cervo, che sembra solido, si rivela fragile come la carta diplomatica che avrebbe dovuto difenderlo.
Un pugno nello stomaco per la sicurezza europea e globale
Il padiglione Ucraina non parla solo di sé, ma scuote la percezione europea e mondiale sulla sicurezza. La tradizione degli accordi internazionali vacilla davanti agli eventi recenti. L’installazione non fa sconti: mostra la realtà così com’è. Attorno al cervo, immagini, video e testimonianze raccontano il trasporto e rifiutano che l’opera venga letta solo come un oggetto estetico.
Mentre molti padiglioni puntano sull’identità nazionale o sull’immagine, Security Guarantees mette a nudo la ferita della vulnerabilità, lo stridore tra diplomazia e fallimento. Venezia si trasforma da luogo di bellezza a tappa di un testimone che denuncia un fallimento politico profondo. La città diventa crocevia di un’emergenza storica: un continente incapace di garantire la propria sicurezza.
Parola a Ksenia Malykh, curatrice del padiglione Ucraina
Ksenia Malykh spiega le ragioni di questa scelta artistica e politica. Perché l’arte può colpire più di una semplice denuncia? Per Malykh, l’arte va oltre il linguaggio pacato della retorica politica, fatta di parole vuote. Con un’opera concreta, fisica e piena di contraddizioni, si rende visibile il vuoto lasciato dalle promesse mancate. L’arte diventa così un mezzo per rompere il silenzio degli apparati politici, non un semplice ornamento.
Malykh sottolinea come “The Origami Deer” resti un’opera contemporanea, ma con una nuova forza politica. Nato nel 2019 come simbolo umanistico, oggi è testimone urgente di un’escalation di violenza globale. Il suo viaggio attraversa l’Europa, diventando l’estensione materiale di una crisi che riguarda non solo l’Ucraina, ma tutto il sistema di sicurezza internazionale.
Una provocazione che mette in crisi l’Europa
Portare a Venezia una scultura evacuata dal fronte ucraino è più di una semplice rappresentazione nazionale. È un’accusa diretta all’Europa, simbolo di un’illusione condivisa. L’opera non cerca pietà, ma invita a riflettere. Di fronte a quel pezzo di acciaio e cemento segnato dalla guerra, lo spettatore europeo si confronta con il fallimento delle proprie istituzioni e la crisi profonda di un ordine politico basato su promesse vuote.
Il progetto abbatte la distanza tra chi guarda e la realtà, mettendo da parte comodità e distacco. L’opera è un frammento sfollato dello spazio pubblico, un’istantanea della distruzione in tempo reale. La tensione tra estetica e testimonianza si trasforma in una sfida: evitare che la Biennale riduca tutto a una semplice forma, cancellando l’urgenza del messaggio.
Come evitare che la tragedia diventi solo un oggetto d’arte
Uno dei rischi più grandi per un progetto simile è che venga consumato come semplice oggetto estetico. Il padiglione Ucraina risponde con un approccio che include documentazione. Accanto a “The Origami Deer” ci sono filmati, testimonianze e immagini che raccontano l’evacuazione da Pokrovsk e il lungo viaggio.
Questo metodo crea una rottura con il solito modo di esporre. Lo spettatore, di fronte a quei materiali, non può più restare passivo. L’opera diventa così un mezzo di solidarietà, o almeno di empatia difficile, che porta a uno scontro diretto con la crudezza della guerra e le implicazioni politiche dell’ordine mondiale.
Riflessioni sul futuro dei padiglioni nazionali alla Biennale
Il progetto ucraino è anche una riflessione più ampia sul ruolo dei padiglioni nazionali oggi. Il sistema tradizionale, basato su rappresentazioni nazionali spesso distaccate dalla realtà politica, mostra i suoi limiti. Quando rappresentare uno Stato significa solo mettere in scena successo e identità artistica, senza affrontare crisi e conflitti, quel sistema appare superato, sia moralmente che storicamente.
“Security Guarantees” è un gesto doppio: rivendica il diritto dell’Ucraina di raccontare la propria verità nel più importante palcoscenico culturale mondiale e denuncia la fragilità di un modello che tende a escludere e zittire le domande più urgenti del tempo.
Zhanna Kadyrova: dall’arte al racconto della guerra
Zhanna Kadyrova racconta come “The Origami Deer” sia nato nel 2019 senza intenti geopolitici. L’idea originaria era trasformare un simbolo militare in un segno di pace, un gesto umano. Ma con l’aggravarsi della guerra e l’evacuazione forzata dall’Ucraina, l’opera ha preso un’altra piega, diventando carica di nuove emozioni.
Quel che doveva essere un monumento stabile si è trasformato in simbolo di sfollamento, fragilità e resistenza. Oggi l’opera non parla solo del suo luogo d’origine, ma di milioni di ucraini costretti a lasciare casa. La realtà ha imposto questa trasformazione, rendendo l’opera più dura, attuale e dolorosa.
Venezia, fino al 22 novembre 2026
Security Guarantees, Padiglione Ucraina – Arsenale
