Nel cuore pulsante di Milano, tra le maestose colonne del Palazzo di Giustizia, sta prendendo forma una rivoluzione silenziosa ma potente. Qui, l’intelligenza artificiale non è più un concetto futuristico o un semplice strumento tecnologico: diventa compagna di lavoro dell’avvocato, senza mai cancellare il valore del giudizio umano. Antonino La Lumia, presidente dell’Ordine degli Avvocati di Milano, guida questa trasformazione con una visione chiara: la tecnologia serve a potenziare il pensiero critico, non a sostituirlo. È un equilibrio sottile, che cambia il modo di fare diritto, rispettando etica e professionalità.
Dal 2023 l’alfabetizzazione digitale degli avvocati è diventata una priorità per l’Ordine di Milano, che ha lanciato un progetto ambizioso sull’intelligenza artificiale, coinvolgendo i 22.000 iscritti nella città e nel tessuto professionale lombardo. L’obiettivo è chiaro: diffondere formazione e costruire una cultura condivisa, senza lasciare nessuno indietro. Ma non si tratta solo di imparare a usare gli strumenti: il percorso punta a far riflettere sull’impatto etico e sociale di queste nuove tecnologie.
Un segnale concreto è la “Talk to the Future Week”, un laboratorio annuale che si tiene nel Palazzo di Giustizia e che, fin dalla prima edizione, ha attirato l’attenzione di grandi nomi istituzionali, dal Viceministro della Giustizia al Presidente del Consiglio Nazionale Forense, fino a rappresentanti internazionali di magistratura e avvocatura. I numeri parlano chiaro: più di seicento iscritti ai primi corsi sull’intelligenza artificiale dimostrano un interesse reale e la voglia di aggiornarsi tra i professionisti del diritto.
Al centro di questo cammino c’è la Carta dei Principi HOROS, adottata nel dicembre 2024, primo codice etico italiano sull’intelligenza artificiale nel campo forense. Il nome HOROS, che in greco significa “confine”, è anche un acronimo: Human Oriented Responsible Open System. Cinque sono i pilastri su cui si basa.
Il primo, e più importante, è il giudizio umano. L’IA serve a supportare, mai a sostituire la decisione finale del professionista. Poi ci sono la supervisione tecnica degli strumenti, la responsabilità che resta sempre dell’avvocato, la trasparenza verso il cliente sull’uso dell’IA e la protezione rigorosa dei dati sensibili.
Questi principi non sono solo parole: sono regole concrete, adottate come standard professionale e richiamate anche dal TAR Lombardia in sentenze recenti. Così l’esperienza milanese diventa un modello solido, capace di garantire sicurezza, affidabilità e tutela dei cittadini.
Il progetto HOROS va oltre i principi, mettendo in campo strumenti pratici e spazi di formazione dedicati. HOROS Hub è un osservatorio che monitora le soluzioni di intelligenza artificiale sul mercato forense, valutandole per qualità e affidabilità, aiutando così gli avvocati a orientarsi tra le tecnologie migliori e a evitare rischi.
Accanto a questo, HOROS Lab è un laboratorio dove gli avvocati possono provare direttamente le novità digitali. La formazione non si ferma mai e si arricchisce di indagini periodiche, realizzate con Il Sole 24 Ore, che fotografano l’uso dell’IA nella professione in Italia. Oggi, il 90,6% di chi usa questi sistemi riconosce vantaggi concreti, dalla velocità nelle attività alla capacità di analizzare grandi quantità di documenti.
La sfida, insomma, non è più adottare a occhi chiusi le nuove tecnologie, ma costruire una governance che garantisca un uso corretto, trasparente e rispettoso dei diritti fondamentali.
L’impegno di Milano ha superato i confini nazionali all’inizio del 2026. A gennaio, Antonino La Lumia ha parlato all’apertura dell’Anno Giudiziario a Hong Kong, presentando HOROS come un modello etico e innovativo per l’intelligenza artificiale nella giurisdizione. A maggio, al Bar Leaders’ Forum dell’International Bar Association a Praga, ha illustrato il framework milanese a presidenti di associazioni forensi da tutto il mondo, siglando accordi con la Law Society di Singapore.
Il progetto continua con tappe in Cina, Giappone e collaborazioni con il Barreau de Paris, segnalando un interesse internazionale crescente per modelli concreti di governance digitale nell’avvocatura. Milano si distingue per la capacità di offrire strumenti pratici, non solo teorie, contribuendo in modo tangibile al dibattito globale sulla giustizia digitale.
L’espressione “avvocato esteso” riassume la visione che l’Ordine di Milano porta avanti da anni. L’intelligenza artificiale non sostituisce il professionista, ma amplia le sue capacità. Permette di gestire una mole di dati molto più grande, costruire argomentazioni più precise e reagire più in fretta. Ma ogni decisione resta nelle mani dell’uomo, con la responsabilità che non può essere passata agli algoritmi.
Il vero rischio da evitare è la “delega cognitiva non governata”: affidare agli strumenti digitali la valutazione autonoma del caso, il rapporto con il cliente o l’interpretazione critica del diritto. Questo svuota l’esperienza e il senso critico dell’avvocato. Il modello milanese punta invece a un uso consapevole dell’IA, che rafforzi le competenze senza mai togliere l’autonomia e i valori umani, professionali e morali.
Il libro appena uscito di La Lumia e Giuseppe Vaciago, “L’avvocato esteso”, spiega bene questo paradigma, offrendo basi teoriche e pratiche. Un tassello in più per costruire una professione legale moderna, profondamente innovativa ma salda nei suoi valori.
Amadori non si accontenta di seguire le mode del momento. Nel cuore dell’agroalimentare italiano, l’azienda…
Bassano del Grappa non si ferma nemmeno d’estate. Fino al 13 settembre, la 46ª edizione…
La maggioranza si ferma al 41,7% senza il sostegno di FnV. Dall’altra parte, l’Alleanza progressista…
Nel cuore di Heidelberg, la Collezione Prinzhorn celebra 25 anni con una sfida radicale: ripensare…
Il cessate il fuoco ha tenuto, ma la pace è ancora un miraggio. Negli ultimi…
Nelle ultime settimane, nuovi elementi emersi dall’inchiesta hanno cambiato radicalmente il quadro della vicenda. Ricostruire…